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Ilva, acciaieria dimezzata: da marzo 5mila in cassa integrazione – Repubblica.it

Lo ha comunicato l’azienda ai sindacati: durerà un anno e si è resa necessaria per le condizioni avverse del settore a livello europeo e internazionale. I sindacati chiedono l’apertura urgente di una tavolo al Mise

MILANO – La notizia era nell’aria, ma ora è arrivata la conferma. Sono 4.984 i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto che l’azienda dichiara in esubero temporaneo e che usufruiranno degli ammortizzatori sociali, verosimilmente la cassa integrazione straordinaria, a partire da marzo e per almeno un anno. Lo ha comunicato l’azienda alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb durante il consiglio di fabbrica, in occasione dell’avvio delle consultazioni in vista della scadenza dei contratti di solidarietà.

Nel documento consegnato alle organizzazioni sindacali, l’Ilva fa presente che si rende necessario “effettuare fermate parziali o anche totali di tutti gli impianti a valle e a monte del ciclo produttivo a caldo di Taranto, con inevitabile riduzione del fabbisogno di risorse umane”.  L’anno scorso il numero di lavoratori sottoposti a contratto di solidarietà era stato contenuto in 3.095, ma questa volta l’Ilva ammette problemi di sostenibilità finanziaria degli oneri derivanti dalla gestione d’impresa, comprendenti gli ingenti costi di adeguamento alle prescrizioni Aia, che hanno progressivamente aggravato la situazione di illiquidità.

Inivitabile, il ricorso alla cig. L’ipotesi di esuberi per Taranto prevede la “sospensione” di 433 lavoratori dell’area Ghisa, 821 dell’area Acciaieria, 988 dell’area Laminazione, 916 dell’area Tubifici-Rivestimenti tubi-Fna, 896 del’area Servizi-Staff e 939 dell’area Manutenzioni centrali (in totale 4.114 operai, 574 impiegati, 296 equiparati). L’azienda ha precisato in oltre che “le fermate dell’area di lavorazione a valle dell’area fusoria saranno modulate tra loro in modo alternato e, quindi, l’effetto non sarà cumulativo. Lo stesso sito di Marghera, quindi, potrà essere interessato da una fermata totale e completa, sia pure per un periodo parziale  e in stretta interdipendenza con il sito ionico”.

Sempre secondo l’azienda il provvedimento si rende necessario a causa della situazione del settore acciaio: “L’attività di impresa è fortemente influenzata dal protrarsi della crisi economico-finanziaria, che ha prodotto un progressivo deterioramento del mercato di riferimento in Europa dopo un ciclo espansivo pluriennale collocabile negli anni 2003-2008”.

I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno subito reagito, ritenendo inaccettabile aprire un confronto sulla Cigs in quanto peggiorativa in termini di tenuta rispetto al passato e chiedono che la discussione venga trasferita al Ministero per ricercare una concreta risoluzione che tuteli l’occupazione e il reddito dei lavoratori. I sindacati propongono l’avvio della discussione sui Contratti di solidarietà in deroga al Jobs act sia nella parte normativa che economica e per un periodo pluriennale e integrazione salariale

e si oppongono a fornire qualsiasi assist che consegni ai futuri acquirenti la possibilità di avere elementi per eventuali dichiarazioni di esuberi strutturali. Se tali appelli resteranno inascoltati – concludono Fim, Fiom, Uilm e Usb – non escludiamo la mobilitazione di tutti i lavoratori.

Sorgente: Ilva, acciaieria dimezzata: da marzo 5mila in cassa integrazione – Repubblica.it

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