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Il patto con i bersaniani: “Se Matteo Renzi evita le primarie andiamo per conto nostro” 

Già pronti Emiliano o Bianca Berlinguer

CARLO BERTINI
ROMA

«Oh mi raccomando, acqua in bocca», sussurra Miguel Gotor nell’orecchio di Alfredo D’Attorre prima di sgattaiolare via. Il consigliere di Bersani saluta l’ex compagno di partito con un’ammiccante pacca sulla spalla e nel clima carbonaro di questa mattinata invernale nel tempio dei dibattiti a sinistra, confessa il motivo di tanta segretezza. Centro congressi Frentani, già sede per decenni della federazione romana del Pci. Si consuma qui un evento che nella liturgia comunista sarebbe stato impensabile e che riporta idealmente insieme due rivali come Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani.

 

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La data del 28 gennaio 2017 forse sarà ricordata come quella della ennesima scissione a sinistra e si può immaginare che il motivo di tanta segretezza invocato da Gotor sia il piano di esfiltrazione dal Pd preparato in ogni sua mossa. Si perché ormai i renziani di stretta osservanza parlano di Bersani e compagni come se fossero degli infiltrati al servizio del nemico e quindi il termine si addice a chi sta per mollare gli ormeggi verso la rive gauche della politica italiana. Anche se questa veleggiata andrà fatta passare come una cacciata dalla madre patria ad opera di Renzi. Bersani è rimasto a casa sua a Piacenza ma si fa sentire via Facebook con un post che suona come «ci siamo». Quando avverte con un salto logico che senza buttar giù i capilista bloccati si passa all’avventurismo, il segnale per chi deve intendere è chiaro.

 

Il piano è semplice, diviso in due mosse, come rivela Gotor. «Se Renzi farà prima del voto una sua “gazebata” cercando la legittimazione popolare, allora lo sfidiamo con un candidato premier che può batterlo». E qui Gotor si chiude a riccio, ma a sentire i meno riservati tra i colonnelli di Bersani assiepati in ogni angolo della sala, i nomi di Michele Emiliano e Bianca Berlinguer come possibili competitori vanno per la maggiore. «Se invece, come crediamo, Renzi non farà neanche le primarie per la premiership correndo dritto alle urne, allora ce ne andiamo con il popolo della sinistra, perché vuol dire che prevale l’avventura e la sovversione».

 

Questo si apprestano a fare l’ex segretario e le sue truppe alla vigilia di una campagna elettorale infuocata, dove il cantiere della sinistra alternativa a Renzi conta di poter strappare anche un dieci per cento di voti con una formazione larga che proverà a coinvolgere anche figure come Pisapia. Un cantiere che andrà costruito con Sinistra Italiana («è un buon segno che qui oggi ci siano pure Fratoianni e la De Petris», sostiene D’Attorre nel ruolo di facilitatore della riunificazione) e con movimenti civici di varia natura, oltre che con lo zoccolo duro della «ditta» che sul territorio ancora vanta qualche postazione.

 

La bandiera sarà quella della battaglia contro i nominati, cioè contro i capilista che in realtà lasciano in mano a Renzi lo scettro del potere sulle candidature. Lo si capisce dall’ovazione che esplode fragorosa quando prima Massimo Paolucci, europarlamentare e poi Roberto Speranza, denunciano lo scandalo. «Attento Renzi, se il Pd diventa il partito dell’avventura non è più il Pd», ripete Speranza facendo il verso a Bersani nel refrain che incolpa Renzi di «snaturare il partito».

 

«Noi siamo per combattere dentro il Pd», premette Davide Zoggia, «ma se ogni giorno gli spazi di democrazia interna si riducono, se non fa neanche il congresso, se non vuole modificare la legge elettorale per votare subito allora è chiaro che non c’è più il Pd». E allora? «Allora proviamo a farlo da un’altra parte». E quale sarebbe la linea di questo soggetto politico? Una linea più radicale sui temi del lavoro e dell’Europa, perché come si vede dall’affermazione in Francia e Gran Bretagna di leader più radicali, «con una politica troppo indistinta che prova a tenere dentro tutto non si battono i populismi». E quando sarà varato il nuovo vascello elettorale? «A marzo si decide».

Sorgente: Il patto con i bersaniani: “Se Matteo Renzi evita le primarie andiamo per conto nostro” – La Stampa

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