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Il capo di Samsung interrogato per ore: rischia l’arresto

TOKYO – Suspence per il leader del gruppo Samsung, Jay Y. Lee, sotto torchio per molte ore oggi nell’interrogatorio che lo vede indagato per il sospetto di aver erogato finanziamenti in cambio di favori politici nel contesto dello scandalo che ha portato all’impeachment della presidente Park Geun-hye: un portavoce della magistratura speciale titolare dell’inchiesta ha detto che non e’ stato ancora deciso se procedere o meno alla richiesta di arresto, ma che la decisione sara’ presa presto.

Centinaia di reporter hanno atteso il 48enne Lee – vicepresidente ed erede designato dell’impero economico – al suo arrivo, stamane, alla sede della commissione indipendente che indaga sullo scandalo che sta scuotendo da mesi il Paese. “Mi scuso profondamente con il popolo coreano per non trasmettere una immagine positiva (a causa di questa vicenda)”, e’ stata la sua breve dichiarazione prima dell’inizio dell’interrogatorio. Non mancavano alcuni dimostranti che hanno gridato “Arrestatelo!”.

Lee era gia’ stato sentito dalla magistratura ordinaria e aveva negato ogni comportamento illecito in audizione parlamentare. Ma la sua posizione sembra essersi aggravata dopo l’arresto del presidente del National Pension Service, Moon Hyung-pyo, che ha ammesso di aver fatto pressioni per far approvare – quando era ministro – la controversa maxifusione dell’anno scorso tra due affiliate del conglomerato, Cheil Industries e Samsung C&T (il terzo fondo pensioni del mondo era azionista di entrambe). L’attenzione degli inquirenti si focalizza sull’incontro che Jay Y. Lee ebbe con la presidente Park subito dopo l’approvazione del merger: il sospetto e’ che la Park, dopo essersi spesa in favore dell’operazione, avesse chiesto al vertice di Samsung di erogare finanziamenti a entita’ facenti capo alla sua amica di lunga data Choi Soon-sil, la protagonista assoluta dello scandalo, finita in carcere con accuse di estorsione e truffa legate alle sue interferenze nell’attivita’ di governo.

E’ chiaro che la commissione inquirente rafforzerebbe le accuse contro la presidente con una incriminazione dei vertici di Samsung in base a un allegato scambio tra favori politici e erogazione di donazioni sospette. Del resto Samsung ha gia’ ammesso di aver finanziato sia due fondazioni sia una societa’ facenti capo alla Choi, per un totale di oltre 22 miliardi di won (quasi 17 milioni di dollari). Una eventuale incriminazione di Jay Y. Lee complicherebbe i piani per il trasferimento formale del controllo dell’impero dal patriarca Lee Kun-hee (da tempo malato) a lui stesso e alle sue due sorelle, in un momento gia’ molto delicato: se pure il titolo viaggia a livelli record dopo il preannuncio di un balzo dei profitti operativi del 50% nel quarto trimestre – nonostante il flop del Galaxy Note 7 – vari investitori istituzionali premono per un riassetto incisivo del gruppo e per una migliore governance. Oggi, comunque, in Borsa il titolo ha tenuto le posizioni e anzi guadagnato lo 0,6 per cento.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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