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Il 21 gennaio 1921 nasceva il Partito Comunista Italiano

Il 21 gennaio 1921 – poco meno di un secolo fa – nasceva il Partito Comunista d’Italia.
Mi rendo conto che per molte persone questa data non significa nulla o ha addirittura un significato negativo, ma io appartengo a quella schiera – forse ogni giorno più sparuta – che la considerano importante, perché, in qualche modo, con tutti i miei limiti, sento di far parte di quella storia lì, cominciata quel giorno di gennaio nel teatro san Marco di Livorno. E ne sono orgoglioso.
Nonostante i drammi di questo secolo in nome di quell’idea, è una storia bella; perché ci indica da sempre un orizzonte storico verso cui tendere e un’ambizione collettiva e ci pone immediatamente in contrapposizione con la realtà triste dei nostri tempi. Nonostante le piccinerie di alcuni che ancora oggi sventolano quel vessillo, rischiando di infangarne la memoria, quella storia è attuale in maniera drammatica. Ce lo ricordano ogni giorno le donne e gli uomini in fuga dall’Africa e dal Medio oriente, ce lo gettano in faccia i lavoratori sfruttati in ogni parte del mondo, ce lo dicono le diseguaglianze sempre più intollerabili tra ricchi e poveri.
Alcuni di noi continuano ostinatamente a pensare che il 21 gennaio 1921 sia una “bella” data, perché questa storia ci ha insegnato – e ci insegna – a lottare per ottenere un’uguaglianza sostanziale, che è in antitesi alla concezione prettamente individualistica così in auge in questa fase di sfrenato capitalismo. Ci ha insegnato – e ci insegna – che esistono dei beni comuni da sottrarre al mercato, che la ricchezza deve essere redistribuita, che l’utilità sociale, la piena occupazione, la dignità del lavoro possono porre dei limiti all’iniziativa privata, che il welfare deve essere universalistico, che lo stato ha il primato della programmazione economica, fino ad arrivare all’intervento pubblico e alla socializzazione dei mezzi di produzione, che ci sono valori, come l’ambiente e la cultura, più importanti dello sviluppo economico e che è possibile limitare il profitto se entra in contrasto con questi valori.
Sono orgoglioso di far parte – più per meriti di chi è venuto prima di me che miei, a dire il vero – di questa storia perché penso che una società con queste caratteristiche sia l’obiettivo dell’umanità, la futura umanità, come cantavano i nostri nonni e i nostri padri, intonando L’Internazionale.

Luca Billi

Sorgente: Contro la disinformazione

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