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Il 2017 sarà l’anno del rilancio e del «tail risk»

Il 2016 si è chiuso sui mercati con due neologismi pesanti, “Trumponomics” e “Trumpflation”, e il 2017 sta iniziando con un altro neologismo, “Tweetanomics” dopo il tracollo delle azioni Toyota per un tweet del neo-presidente americano. Lo spessore dell’incertezza che pervade i mercati guardando al 2017 è elevato ma insolito perché gli anni bui della Grande Recessione sono alle spalle, la crescita globale non è stellare ma ancorata al 3%, la crescita nei Paesi Ocse tra i quali Usa e Germania poco sotto il 2% ma in lento rafforzamento (Italia e Regno Unito attorno all’1%), nei Paesi fuori dall’Ocse poco sopra il 4% (con la Cina in calo dal 7% del 2015 al 5,5% del 2018).

Tuttavia dietro ai neologismi che partono dagli Usa, da quella che resta la locomotiva del mondo, c’è un nuovo trend, una politica senza precedenti, una realtà sconosciuta. Tutto può succedere: i mercati proprio per questo, sottotraccia angosciati da Brexit e preoccupati dalle elezioni europee, dal terrorismo e dalla geopolitica, con le banche centrali che vanno in ordine sparso e il Qe in crisi esistenziale, si stanno preparando per affrontare un’annata di inusuale complessità, dove una tendenza di fondo tutto sommato positiva viene minacciata da volatilità, stop-and-go, possibili inversioni di rotta e implacabili colpi di scena.

LA CRESCITA
Variazione percentuale annua, previsioni (Fonte: HSBC estimates, European Commission Autumn 2016 forecasts)

Il 2017 si presenta dunque come l’anno del tail-risk, il Pil cresce ma sotto la scure del rischio estremo, tanto improbabile quanto improvviso. In ogni outlook 2017 emergono le incognite collegate al rischio del protezionismo, del populismo, dell’anti-europeismo, dell’immigrazione, del crescente divario tra i ricchi e i poveri. L’invecchiamento della popolazione e la rivoluzione digitale sembrano ora divenuti meno pressanti, con le loro implicazioni, rispetto a nuovi trend in ascesa e forse più destabilizzanti.

IL DEBITO
In percentuale del Pil (Fonte: HSBC estimates, European Commission Autumn 2016 forecasts)

Llewellyn consulting mette in guardia contro una lunga lista di tail risks mondiali anno 2017: guerra delle valute o tra blocchi nel commercio mondiale; la Yellen lascia la Fed, il twin deficit mina il dollaro Usa; Brexit porta il Regno Unito in recessione e a nuove elezioni con esiti destabilizzanti e un caos stile anni ’70; Le Pen sale e Merkel scende e l’euro ritorna a traballare; i rendimenti dei titoli di Stato Usa si impennano ma poi calano, i rendimenti dei periferici europei salgono alle stelle; i mercati emergenti saltano a causa della forza del dollaro Usa e prezzi delle commodities stagnanti (il 10% dei bond societari emergenti denominati nella valuta Usa scade quest’anno per 120 miliardi di dollari) ; scoppio di una bolla speculativa in Cina, crisi finanziaria cinese e forte svalutazione del renminbi; banche centrali con mandati più politici, politiche fiscali galoppanti nell’Ocse.

I TASSI
Andamento di tassi di interesse decennali
LO SPREAD
Differenziale dei rendimenti dei titoli di Stato decennali rispetto al Bund
In punti base

Il rischio Italia ha un posto di rilievo in questa mappa mondiale in evoluzione e in gran fermento: l’Italia ha il terzo Pil d’Europa che è anche quello che cresce meno, ha il secondo debito/Pil europeo ma naviga a vista in uno scenario politico post-referendum che i mercati non riescono a decifrare e con un programma di riforme strutturali essenziale per rafforzare la crescita ma incompiuto, incompleto, in stallo e che corre il pericolo di finire in soffitta. L’Italia è centrale per la tenuta dell’euro: il rendimento del BTp decennale ha fatto un salto al rialzo non da poco, dieci centesimi in un giorno, e lo spread si è allargato di qualche punto. Poi la tensione è rientrata. Volatilità in aumento ma gli acquisti del Qe della Bce garantiranno anche quest’anno una stabilità apparente e di fondo del rischio-Italia.

Il tail-risk dell’Italia è tuttavia labirintico per gli investitori istituzionali esteri, i quali non detengono più una quota di titoli di Stato italiani tale da destabilizzare il mercato con il sell-off come accadde nel 2011, quando il 52% del BTp era in mani straniere e quando furono svendute diverse centinaia di miliardi di euro di Buoni. Il tail-risk italiano è un mix politico ed economico e parte dal rischio di un referendum sul Jobs Act e dalle incognite della riforma elettorale, poi si articola sul rischio di elezioni lampo quest’anno e sull’ascesa del M5S. Il movimento pentastellato è un’incognita totale sul programma elettorale e sulla capacità di guidare un paese, è un tail-risk classico per i mercati, che si interrogano sugli scenari peggiori possibili dovesse il M5S salire veramente al potere: i mercati si stanno muovendo dando a questo rischio estremo una percentuale di probabilità estremamente bassa, quasi nulla. Lo scenario base è comunque problematico: il processo delle riforme strutturali in Italia è visto in rallentamento per le ambiguità sul programma di governo dei partiti di centrodestra e centrosinistra. Se il cammino delle riforme dovesse arrestarsi o addirittura innestare la retromarcia, le prospettive di crescita per il Pil italiano già a stento all’1% verrebbero velocemente riviste al ribasso. La tenuta dei conti pubblici e la soluzione dei problemi bancari vengono dati per fatti acquisiti, garante il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Ma l’Italia è di per sé un tail-risk e resterà sotto osservazione nel 2017. E non solo dalle agenzie di rating.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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