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Hotel Rigopiano, i ritardi e la mancata evacuazione L’inchiesta sull’hotel: «È omicidio»

Gli accertamenti dei pm di Pescara: «Allerta per le slavine elevata già da tre o quattro giorni prima»

di Virginia Piccolillo

La mappa Geomorfologica e i tre segni a forma di cono che indicano i flussi di materiale

 

Prima la neve, poi la mail di allarme ignorata, ma ad attirare l’attenzione degli inquirenti è soprattutto quell’allerta slavina. L’inchiesta, lo ha ribadito il procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini, procede per disastro e omicidio plurimo colposo. E si concentra sulle omissioni che, in un’indagine penale, equivalgono ad aver compiuto qualcosa contro la legge. Così, si ripercorrono tutte le responsabilità. Da quelle del passato: si parte da chi ha lasciato che si costruisse l’hotel in quel punto e chi, nelle amministrazioni successive, non ha messo in atto cautele per evitare ciò che poi è accaduto, via via fino agli ampliamenti, oggetto della vecchia indagine. E, questo è il nodo, chi ha ignorato l’emergenza dei giorni scorsi quando, a partire dal 14 gennaio il servizio Meteomont, innalzava il rischio valanghe sulla Majella fino a livello 4. E ha deciso di non evacuare il Rigopiano.

È il punto più critico. Perché ai clienti del resort — «sequestrati» da un muro alto di neve sulla strada provinciale non spazzata, malgrado sia obbligo del gestore tenerla percorribile — non sarebbe accaduto nulla se non ci fosse stato quell’evento, certamente eccezionale e anomalo, ma previsto. Dunque bisogna ricostruire la catena delle responsabilità. Partendo dal sindaco che è la prima autorità di Protezione civile, cui spetta la prevenzione, e in casi di pericolo, valutare uno sgombero delle strutture a rischio. Arrivando fino al presidente della Provincia che deve invece garantire la viabilità. Il primo cittadino di Farindola ha parlato di un’assenza di comunicazioni dovuta al blackout dell’Enel, anche se il procuratore ha già chiarito: «Meteomont ha sempre funzionato».

Poi ci sono vari livelli con competenze frammentate, un puzzle che i carabinieri forestali stanno ricomponendo mentre ascoltano i testimoni e i sopravvissuti e acquisiscono documenti. Sono stati recuperati anche i telefonini e, se sarà possibile, da lì si tireranno fuori le immagini che documentano le ultime fasi del disastro.

I magistrati valutano la mail mandata dal direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso per sollecitare la riapertura della strada e le richieste di aiuto. Anche se Tedeschini ridimensiona: il risultato non sarebbe cambiato molto perché «al massimo balla un’ora». Del resto, oltre allo scetticismo della prefettura sul pericolo denunciato c’era stato quello dello stesso direttore dell’albergo che, sulle prime, come aveva dichiarato al Corriere, aveva stentato a credere che l’hotel fosse crollato e aveva pensato a «un attacco di panico» di qualche cliente. La pm parla di «interferenze e comunicazioni non efficaci», ma, dice, «non tutte rilevanti». Anche per ribadire come l’attenzione sia puntata soprattutto sulla mancata evacuazione.

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Sorgente: Corriere della Sera

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