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 «Grande giorno», Trump pronto a firmare il decreto per la costruzione del muro al confine con il Messico

Il neo-presidente ha anche dato il via libera agli oleodotti Keystone e Dakota. Iprogetti che minano la riserva dei Sioux erano stati annunciati in campagna elettorale, scatenando dure proteste negli Usa, coinvolgendo anche attori di Hollywood

di Raffaella Cagnazzo

«Grande giorno domani (oggi in Italia, ndr) per la sicurezza nazionale. Tra le tante cose, costruiremo il muro!». Lo ha twittato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’annuncio appare così confermare le anticipazioni del New York Times sulla firma di un decreto sull’immigrazione che sblocca i fondi per la costruzione della barriera al confine col Messico.
Trump, al secondo giorno del suo mandato, continua infatti a imprimere la sua firma su decreti esecutivi, sovvertendo punti fermi della precedente amministrazione Obama. Oltre al muro, un altro l’annuncio del neo-presidente americano che ha siglato l’ordine per il rilancio di due grandi oleodotti, il Keystone XL e il Dakota Access: «Gli oleodotti si costruiranno negli Stati Uniti come si faceva ai vecchi tempi». Secondo il New York Times il numero uno della Casa Bianca si appresta a firmare un altro provvedimento con il quale proibirà l’ingresso negli Usa ai cittadini di sei stati islamici ritenuti a rischio, a cominciare da Siria e Iran.

Il Keystone XL e il Dakota Access

Le due firme con cui si è espresso il presidente Trump autorizzano la costruzione di due grandi oleodotti (i progetti dovranno comunque essere rivisti) che nei mesi scorsi avevano scatenato numerose proteste. Il Keystone XL (che l’amministrazione Obama aveva bloccato dal novembre 2015) trasporta greggio pesante delle sabbie bituminose dal Canada alle raffinerie sulla costa del Golfo del Messico, mentre il Dakota Access dovrebbe collegare i giacimenti di Bakken nel North Dakota con il centro di stoccaggio di Patoka in Illinois. Proprio per questo ultimo oleodotto si erano scatenate violente proteste perché passa vicino a territori considerati sacri da alcune tribù indiane.

Leonardo Di Caprio accanto ai Sioux

Dopo le dichiarazioni di The Donald in campagna elettorale quando, appunto, aveva annunciato l’intenzione di continuare nel progetto degli oleodotti, erano nate proteste su tutto il territorio del Nord Dakota. I Sioux della riserva di Standing Rock avevano inscenato proteste e sit-in sotto la compagnia Energy Transfer Partners fino a far bloccare l’autorizzazione alla costruzione dell’opera: i condotti dell’oleodotto che scorrono sotto il fiume Missouri potrebbero minacciare o contaminare le risorse idriche della riserva dei nativi indiani. La questione aveva avuto una forte eco negli Stati Uniti e attori di Hollywood attenti alle tematiche ambientali come Leonardo DiCaprio e Joan Baez si erano schierati accanto ai Sioux.

«L’ambientalismo è fuori controllo»

La firma di Trump per entrambi gli oleodotti è una dichiarazione chiara di quelle che sono le sue intenzioni e il suo approccio in materia di energia e questioni ambientali. «L’ambientalismo è fuori controllo» ha spiegato durante un incontro alla Casa Bianca con i leader dell’auto. «I nostri amici che vogliono produrre negli Usa» non riescono ad ottenere «i permessi ambientali per cose di cui nessuno ha mai sentito parlare» ha rincarato il presidente. «È pazzesco. Io sono per molti versi un ambientalista. Ci credo ma è fuori controllo».

La “black list” degli stati islamici

L’altra decisione che potrebbe tenere banco oggi è quella preannunciata da una indiscrezione del New York Times. Verrebbe bloccato “almeno temporaneamente” l’ingresso negli States a cittadini di Siria, Iran, Iraq, Somalia, Libia , Yemen e Sudan: le richieste di ingresso da questi paesi dovrebbero essere sottoposte a un’istruttoria di revisione della durata di almeno un mese. La “black list” è stata compilata ritenendo questi Paesi “succubi del al terrorismo” e ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale. Questa misura dovrebbe essere accompagnata da un congelamento di quattro mesi almeno nell’accoglimento di richieste di asilo politico. Non farebbero eccezione a questa stretta nemmeno i minori provenienti da paesi in guerra.

Sorgente: Corriere della Sera

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