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«Giuste le espulsioni» ma sul Cie di via Corelli il sindaco frena – milano.corriere.it

milano.corriere.it –CLANDESTINI : «Giuste le espulsioni» ma sul Cie di via Corelli il sindaco frena. La reazione di Sala sui centri di identificazione ed espulsione in ogni regione che a Milano fanno subito pensare a un ritorno all’antico. La Lega: due sedi possibili  –  di Pierpaolo Lio

La strategia del neoministro dell’Interno Marco Minniti coglie di sorpresa anche Palazzo Marino. Quel progetto di riaprire un Cie (centro di identificazione ed espulsione) in ogni regione, a Milano fa subito pensare a un ritorno all’antico per la struttura di via Corelli, da fine 2014 trasformato in un centro profughi. «Vediamo», «vedremo»: frena il sindaco Beppe Sala. Che pur si dice d’accordo sulla necessità di procedere con le espulsioni «quando è chiaro che si tratta di clandestini».

Sala parla durante il tradizionale giro di visita per il Primo dell’anno al concerto delle bande a Palazzo Marino e al comando della polizia locale. «Sull’utilizzo dei Cie non ho un’idea precisa — ammette il sindaco — però il ministro Minniti ce lo aveva anticipato durante la sua visita a Milano. Vediamo. È difficile anche esprimere un giudizio. Abbiamo detto al ministro che è necessario partire a livello nazionale, quando tornerà qui vedremo.

Ma credo che andare verso espulsioni, quando è chiaro che si tratta di clandestini, sia giusto, e su questo sono d’accordo». Un po’ più esplicito è il suo assessore al Welfare che esclude comunque novità a breve per un’eventuale riconversione della struttura all’estrema periferia est della città. «Vedo molto difficile una riapertura del Cie di via Corelli in tempi brevi. A meno che non si trovino subito 500 posti fuori da Milano», sottolinea Pierfrancesco Majorino, che per la conversione dell’ex Cie in centro profughi tanto si era speso.

 L’idea piace invece — e parecchio — in Regione, e a tutto il centrodestra. «Finalmente anche il governo ha capito che è necessario riaprire i Cie e procedere rapidamente con retate ed espulsioni. Era anche nella “Carta di Genova” firmata dai governatori di Lombardia, Liguria e Veneto», commenta l’assessore alla Sicurezza, Simona Bordonali. Che però sul «dove» allestire la struttura precisa: «Vorremmo essere coinvolti. E ci auguriamo un coinvolgimento in generale dei territori».

«Il sindaco Sala si dice d’accordo con le espulsioni dei clandestini ma non fa nulla di concreto — attacca Riccardo De Corato (FdI) — anzi si dichiara cauto e gioca di rimessa.

Dopo aver riempito Milano d’immigrati in nome dell’accoglienza, ora si accorge che la maggior parte non sono profughi, ma clandestini. Si riutilizzi l’ex Cie così come era stato inizialmente concepito e non come resort per migranti».

Chi ha già in mente la possibile sede, anzi due ed entrambe a Milano, è il segretario lombardo della Lega: «È prioritario averne subito uno a Milano dove, nonostante le scontate titubanze del sindaco Sala — incalza Paolo Grimoldi — ci sono almeno due sedi opportune: la prima è il vecchio centro di via Corelli, la seconda è la caserma Montello, che già sta ospitando trecento immigrati. Milano ha le strutture pronte, ora tocca alla giunta darsi una mossa, e al Viminale. Si passi velocemente dalle parole ai fatti».

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Sorgente: Corriere della Sera

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