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Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi” – Il Fatto Quotidiano

lfattoquotidiano.it – Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi”. Gli “inviati” nel campo di concentramento per ilfatto.it per una volta sono Alberto, Tiziano, Biase, Irene, Elisa, Mario: “Allora milioni di persone non hanno fatto nulla per fermare l’orrore. Oggi succede lo stesso quando sentiamo ogni giorno dei migranti che muoiono nel Mediterraneo: ancora una volta uomini e donne sono solo numeri”  – di  

GIORNATA DELLA MEMORIA – Il viaggio degli studenti: “Filo spinato come le barriere che si vogliono ora”

I 23 soldati nel lager di Bolzano e dimenticati per 60 anni. ‘Fu la prima Resistenza dell’esercito’ (di D. Fiori)

“Il muro dell’ex ghetto di Cracovia richiama alla memoria quelli costruiti in Europa e quello che qualcuno vorrebbe fare negli Stati Uniti d’America. La violenza patita nei campi di concentramento e sterminio è ancora presente nella storia dei nostri giorni”. L’Olocausto non è solo una storia del passato. Non racconta solo le vicende di quasi ottant’anni fa. Racconta anche di noi, del tempo che stiamo vivendo. E a dirlo sono gli occhi e il cuore dei cento giovani che hanno partecipato a uno dei viaggi della memoria in Polonia, organizzato dal ministero dell’Istruzione e dall’Unione delle comunità ebraiche. I pensieri e le parole di alcuni dei ragazzi sono uno schiaffo alla società: la lezione della Shoah non è servita. Accompagnati da Andra e Tatiana Bucci, 32403192395_a2e7121592_zdue sorelle sopravvissute ai lager nazisti, e dallo storico Marcello Pezzetti, i ragazzi hanno visitato il ghetto di Cracovia e i campi di Auschwitz-Birkenau, con ciò che resta delle camere a gas e dei forni crematori. Alcuni di quegli studenti, nel giorno in cui si ricordano le vittime della deportazione nazista e fascista, raccontano oggi quel viaggio per i lettori del Fattoquotidiano.it.
(Le foto di questo servizio sono di Marco Di Meo per il Miur)

di Alberto Marini
18 anni, liceo Plinio il Giovane, Città di Castello (Perugia)

31592279853_57db68d34e_zGuardando il muro dell’ex ghetto di Podgorze ho visto le mura che si vogliono costruire in Europa e in America. Oggi si vogliono alzare per attirare il consenso dell’elettorato ma continuano a rappresentare una chiusura. In una società alla ricerca della globalizzazione dovremmo costruire ponti non muri. L’attualità ci rimanda ad Auschwitz ogni volta che vediamo le terribili atrocità che avvengono nella storia a partire dal terrorismo alla violenza contro le donne. La violenza contro le persone non è scomparsa. Questo luogo è l’espressione della massima cattiveria umana che fa parte della nostra storia: dietro le cifre che sono state trasmesse degli ebrei, dei rom, dei prigionieri politici uccisi c’erano uomini e donne. Stiamo parlando di ciò che è avvenuto settant’anni fa, non nella preistoria.

di Biase D’Andrea
18 anni, liceo scientifico Elvio Romano (Campobasso)

32365982826_3b18b46f81_zOggi come allora la condizione dell’uomo è schiacciata. A Birkenau era più evidente ma ancora nel 2017 l’uomo è oggetto di speculazione e mercificazione. Quando in televisione vedo le notizie che vengono date sulle morti nel mar Mediterraneo resto sbalordito dal fatto che i numeri non ci facciano più impressione.

Perché Auschwitz si sta allontanando dalle menti di molti di noi? Ogni giorno ascoltiamo che un certo numero di migranti muoiono in mare eppure riusciamo ad abituarci a quelle cifre. Gli uomini sono diventati ancora una volta solo numeri. Non c’è la volontà politica per la risoluzione permanente di questo “conflitto”. La guerra è un profitto per pochi e quei pochi hanno un sacco di potere rispetto ai molti.

32365985166_3b8d0a0518_zResta l’indifferenza. Il vero male in quegli anni sono state le milioni di persone che non hanno fatto nulla di fronte a quello che stava accadendo sotto i loro occhi: oggi è la stessa cosa. Da un lato ci sono persone in legittimo movimento dall’altra parte c’è chi si oppone contribuendo ad una mentalità razzista. Le nuove generazioni devono educare al rispetto dell’uomo e al rispetto reciproco. Stiamo vivendo un nuovo processo di disumanizzazione: è appena iniziato ma le barbarie sono sempre dietro l’angolo. Va smascherata la violenza. In questa nuova epoca ci sono migliaia di ghetti invisibili. Abbiamo a che fare con ghettizzazioni che avvengono sui social. Da una parte c’è l’alienazione dell’uomo rispetto alla realtà dall’altra siamo di fronte ad un fenomeno dove l’uomo ghettizza l’altro: è più facile farlo sui social che nella realtà. Lo spazio virtuale nasconde nuove forme di ghettizzazione. La domanda da porci è: come uscire dal ghetto?

di Tiziano Arigoni
20 anni, liceo scientifico di Amatrice (Rieti)

 

32403191765_dc9ce73a89_zNon sono riuscito a capire immediatamente dov’ero. Il pensiero del terremoto non mi ha lasciato in pace. Da quando è accaduto il sisma non mi ero più allontanato da Amatrice dove è crollata la mia casa. Vedere i campi di concentramento mi ha fatto pensare che non si capisce il valore delle cose finché non le perdi. Prima vedevamo Amatrice come un buco di città ora che l’abbiamo persa comprendiamo il valore del nostro paese.

Ciò che è accaduto a Birkenau resta indelebile: anche tra un migliaio di anni, quando non si parlerà più di questa storia, se qualcuno passerà in questi luoghi continuerà a ricevere lo stesso messaggio. Per uno studente toccare con mano ciò che hanno vissuto gli ebrei deportati significa far entrare quelle vicende nella propria vita. Questa storia a scuola non ci può essere insegnata da chi l’ha solo studiata e non vissuta.

di Irene Tartaglia
20 anni, liceo scientifico di Cittareale – Rieti

32267332871_fb648f56e5_m-1Quando siamo arrivati alla piazza Bohaterow Getta, la piazza degli eroi del ghetto dove gli artisti hanno realizzato un monumento con settanta sedie vuote, quegli scranni mi hanno ricordato l’importanza dello stare insieme nei momenti più tragici. In questo spazio venivano ammassati gli ebrei che partivano per i campi di sterminio. Anche noi abbiamo vissuto quei momenti di dolore uniti. Stavamo tutti insieme giorno e notte, aiutando gli altri stavamo un po’ meglio anche noi. Non si può paragonare la vita dei deportati a ciò che è accaduto a noi ma il dolore è comune. Quelle tragiche vicende le avevo lette solo sui libri. A scuola è come tutti gli altri pezzi di storia. Finché non sono venuta qui non credevo fino in fondo a quello che raccontavano le fotografie sul libro di testo ma ora ho capito ciò che è accaduto.

di Elisa Aloisi
18 anni, liceo scientifico di Cittareale (Rieti)

32403183735_aeb60b3382_zLa distruzione psicologica e fisica che è stata operata sulle vittime di Auschwitz e Birkenau mi ha richiamato alla memoria quanto abbiamo vissuto durante il terremoto. Non si può descrivere ciò che è accaduto. Abbiamo perso tutto: casa, parenti, amici. Alcuni di noi che hanno partecipato al viaggio della memoria non hanno più un tetto, i loro ricordi, le persone più care. Hanno perso tutto. Hanno rischiato persino di perdere la dignità.

•10 modi  per saperne di più: film, luoghi e libri (anche per spiegare la Shoah ai bambini)

di Mario Agostino
18 anni, liceo scientifico di Amatrice (Rieti)

32253142792_4c5c12cedd_zLa tragedia ci accomuna. E’ attuale per noi. Il terremoto l’ho vissuto sulla mia pelle, questa storia indirettamente ma ciò che è accaduto settant’anni fa ha una sorta di comune denominatore: la tristezza. Come loro hanno perso tutto anche molti di noi hanno perso persino la famiglia. E’ un dolore simile. Io che ho ancora i miei genitori e parenti non posso permettermi di paragonarmi al dolore dei deportati ma chi si è visto strappare mamma e papà, fratelli credo abbia provato la stessa sofferenza.

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Sorgente: Giorno della Memoria, Auschwitz raccontata dai 18enni: “Quei muri sono come quelli che si vogliono alzare oggi” – Il Fatto Quotidiano

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