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Gender Creative: la libertà di genere non è una moda – Al di là del Buco

abbattoimuri. – Gender Creative: la libertà di genere non è una moda – da Eretica – di Ethan Bonali

L’articolo che proponiamo, tradotto nella sua parte saliente e disponibile in versione integrale su questo link introduce un lungo (spero) confronto sulla libertà di genere e sul diritto all’autodeterminazione a partire dall’infanzia.

Vi sono dei punti fondamentali, a mio avviso, che andranno approfonditi.

– essere gender creative è insito nella persona e non è una moda, essendo una condizione non transitoria.

questa condizione non connota uno stato di confusione sul genere o sull’orientamento sessuale del bambino. Molti bambini gender creative, benché esprimano preferenze marcate per comportamenti, espressioni di genere o semplicemente giocattoli attribuiti al genere femminile, si identificano tranquillamente con il sesso assegnatogli alla nascita.

anche solo questa possibilità esistenziale, con buona pace di chi grida per convenienza subito al transgenderismo (termine inventato al pari del Gender per spargere nevrosi – vedi anche scie chimiche, gomblotto), subisce il bullismo e lo stigma sociale.

Questo a dimostrare che non nasciamo in una società neutrale ma inseriti già in meccanismi di potere. Il primo gesto di violenza (per alcuni) e/o potere (per i più) che si subisce è l’assegnazione del sesso alla nascita. Affermare di lasciar fare al tempo per tutelare il bambino equivale a porsi dalla parte di tali meccanismi. L’ambiente in cui nasciamo non è neutrale e neppure lo è il tempo.

questi bambini sono scomodi perché dimostrano che la società basata su due generi è una costruzione (patriarcale).

l’idea che siano i genitori a determinare gli orientamenti di genere di un bambino è la confessione di aderire ad un sistema che non considera i bambini soggetti avente diritti.

Il diritto alla felicità e all’autodeterminazione nascono con il soggetto e non possono essere sospesi in nome e dietro l’idea della tutela. La tutela passa dall’ascolto dei desideri e delle necessità espresse da un essere umano che non ha ancora le forze per contrastare da solo i meccanismi di potere nei quali è già immerso quando nasce.

Sperando si apra, con questo e i prossimi articoli, un dibattito su un tema vitale, vi lascio alla lettura di “Gender creative is not the new hipster”.

[…] Ad un party durante le vacanze, ho incontrato un amico della west coast che lodò gli sforzi miei e di mio marito nel crescere un bambino gender creative qui al sud – in maniera particolare che eravamo “così coraggiosi” e “così cool” per permettere a nostro figlio di vivere in questo modo, di esprimere il suo genere senza censure, e come ogni bambino dovrebbe essere così “fortunato”.

Continuava a ripetere quanto fosse bello che avessi dato a nostro figlio “la possibilità di vivere il suo stile di vita così libero”.  Nonostante mi sembrasse un complimento fuori posto, ho apprezzato il gesto. Ma ho anche realizzato che il mio amico pensI che mio figlio sia in qualche modo fortunato (Non lo è. Ha pochissimi amici a causa del suo essere atipico, e che non è accolto in nessuno stato conservatore, anche con la politica a favore).

Quando facevo progetti su mio figlio, non avrei mai desiderato – e neppure immaginato – che avrei cresciuto qualcuno appartenente allo spettro LGBTQ+. Inoltre, e ancor più problematico, il mio amico lo ha definito “stile di vita” (Non lo è. È quello che mio figlio realmente è, non il modo in cui sceglie di vivere). È una delle parti più complesse dell’essere genitore quella di riuscir a supportare un bambino di questo tipo. Nessun genitore sceglierebbe volontariamente questo cammino fatto di difficoltà di ogni tipo.

So cosa intendeva il mio amico dicendo “è fortunato ad avere genitori che lo supportano” e, per questo, ho apprezzato il complimento. Ma credetemi quando dico che nessun genitore desidera dover difendere le scelte dei propri figli riguardo giochi o i vestiti anno dopo anno. Nessun genitore vuole dover assorbire le occhiate cattive e piene di disapprovazione quando tuo figlio indossa in pubblico i suoi legginsrosa preferiti.

Nessun genitore vuole preoccuparsi che il proprio figlio possa venire picchiato in un bagno pubblico a causa dei vestiti che indossa.

Non c’è nulla che mi faccia pensare al concetto di “fortuna” in tutta questa situazione. Siamo genitori, amiamo i nostri bambini, abbiamo svolto ricerche riguardo le migliori pratiche, e sappiamo per certo che forzare un bambino che esprime un genere opposto o differente porterebbe solo a conclusioni catastrofiche.

La nostra priorità è la sicurezza e abbiamo ritenuto fosse molto più sicuro lasciare il,bambino libero di essere chi è, e fare i conti con le comuni aggressioni, piuttosto che avere a che fare con la tragedia molto più grande di un figlio che si suicida perché gli è stato fatto capire di non essere amato incondizionatamente dalla sua famiglia.

Il più grande equivoco del mio amico, e di tutta la società, è che questo è uno stile di vita o una scelta, come la zuppa del giorno in un ristorante alla moda. Il sottinteso di queste affermazioni è che io e mio marito abbiamo voce in capitolo nel mettere insieme pezzi di cervello di nostro figlio – tutti i pezzi che concorrono a formare connessioni e a predisporre una persona ad essere “maschile” o “femminile”, una combinazione di questi o entrambi, o nessuno.

Come un genitore non sceglie di avere un bambino con un handicap, una malattia, un genitore non può scegliere l’espressione di genere o in seguito, l’orientamento sessuale di un figlio. Un genitore può proibire verbalmente queste cose, ma sappiamo come va a finire.

Dopo aver avuto due figli cisgender (persone che si riconoscono nel genere assegnatogli alla nascita), uno maschio  ed uno femmina, certamente ci stavamo chiedendo perché il nostro terzo figlio, nato maschio, all’età di tre anni realizzasse intricate case per uccelli e scarpette di vetro invece di costruire automobili e robot.

Abbiamo fatto per anni il nostro dovere comprandogli camion dei pompieri e automobiline da corsa e action figures- ognuno dei quali è stato miseramente usato fuori dagli schemi, abbandonato, o neppure mai usato.  Le uniche cose nella stanza di questo figlio che non restavano a prendere polvere in un angolo erano la Barbie malconcia e il tutù sbrindellato che sua sorella maggiore aveva graziosamente ceduto.

Questo è nostro figlio.  Ci è voluto un po’ per realizzarlo e accettarlo, e persino, lottare per lui. Ma il punto è che, abbiamo combattuto tante, tante battaglie solo per arrivare dove siamo,ora, e non ha ancora iniziato le medie.  Quello che il mio amico mi ha detto così casualmente su come sia cool crescere questo tipo di bambino mi ha mostra una completa assenza della comprensione che questa non è una fase hipster.

Non viviamo in una comune e non coltiviamo ortaggi biologici. Questo è quello che mio figlio è. Ha una espressione di genere effeminata che gli viene dall’interno.

Non c’è nessuna confusione. Esprime chiaramente la volontà di non cambiare la sua anatomia o vivere come una bambina – preferisce semplicemente tutte le cose che vengono commercializzate, seguendo gli stereotipi, come “da bambine” e preferisce i marchi per bambina rispetto a quelli da bambino.

Questa è la definizione di gender creative. È un classico esempio, ed è stato capace di comunicare i suoi bisogni e desideri dall’età di due anni.

Mentre chi si professa hipster può assumere look e comportamento tipici per un po’ finché lo desiderano, possono anche cambiare pelle come un serpente se lo vogliono. Intendo che la parola hipster implica il concetto di scelta di uno stile di vita, un comportamento, modo di vestire molto più che per quelli che nascono così e continuano ad esserlo per il resto della vita.

Persone dell’elite di Hollywood giocano con i ruoli di genere mentre il mondo guarda e continua ad ammirarli. Alcuni di loro sono nati in una condizione di benessere tanto ad non dovere mai preoccuparsi di aver bisogno del l’assegno di disoccupazione.

Ma persone come i gender creative e le persone transgendèr che vivono in stati conservatori  devono preoccuparsi di cose come la discriminazione sul luogo di lavoro. Devono preoccuparsi della possibilità molto concreta di non essere assunta causa di chi sono.

Non fraintendetemi. È una cosa meravigliosa che ci siano persone in tutto il nostro Paese che adottano tendenze e stili gender-bender (che piegano i generi). bending tendencies and styles.

È un sollievo vedere contaminare e mescolare i generi e meno stereotipi di genere. È molto bello quando sono le celebrità ad aiutare la diffusione di nuovi costumi e mode.

Ma è perché stanno mettendo in discussione dei limiti? È il loro piccolo modo di ribellarsi? Suggerendo un’agenda d mai ista più progressista? Combattendo per i pari diritti? Combattendo gli stereotipi di genere?

Chi può saperlo. La tendenza può finire la prossima settimana. Non come alcuni ragazzi effeminati che non possono correggere il loro tono di voce neppure con la terapia vocale che fanno. Gli hipster hanno la possibilità di abbandonare la nave e andare altrove quando il v nato dei costumi cambia.

Una cosa è sicura, dopotutto: mentre Jared Leto e gli hipster stanno giocando con lo stile, sono ancora uomini cis o eterosessuali, o entrambe le cose. Non tutti loro, certo. Ma sicuramente molti di loro.

Un buon numero di loro, quando arriverà il momento di scegliere di cambiare e adottare una nuova moda, lo farà. Ed è qui che risiede la differenza tra hipster e persone gender creative. La scelta è infatti un lusso ed un privilegio.

di Ethan Bonali

Sorgente: Gender Creative: la libertà di genere non è una moda – Al di là del Buco

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