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Elezioni, ora il futuro è nelle nostre mani. E forse non è una buona notizia – Linkiesta.it

VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images

linkiesta.it – Elezioni, ora il futuro è nelle nostre mani. E forse non è una buona notiziaLa nuova legge elettorale che esce dalla Corte Costituzionale toglie agli elettori ogni alibi e ogni pretesa di innocenza. Se rimarranno le preferenze, potremo davvero scegliere una classe dirigente a nostra immagine e somiglianza. Un rischio? Sì, ma anche un’enorme opportunità  – di Francesco Cancellato

Se non altro, ora, sono finiti gli alibi. Non potremo più nasconderci dietro la volontà di un leader e se lo faremo non sarà colpa di una qualunque legge elettorale, ma responsabilità nostra. Se decideremo di mandare in Parlamento il signore delle tessere o la figurina di turno non sarà più colpa del listino bloccato, ma di quel che scriveremo sulla scheda elettorale.

La nuova legge elettorale per la Camera, uscita dalla camera di consiglio della Corte Costituzionale così come, tre anni fa, ci è uscita quella del Senato seppellisce sotto tre metri di terra tutte le velleità di una legislatura nata fallimentare e morta – nonostante tutti gli sforzi – uguale.

Sacrificata la governabilità, ci rimane un bel po’ di rappresentatività, che si voti a giugno o a febbraio del prossimo anno. Un grande potere e una grande responsabilità, direbbe l’Uomo Ragno. E ne abbiamo abbastanza, di potere e responsabilità, per selezionare una classe dirigente come la desideriamo. Possiamo chiedere le primarie per i capilista. Fare le pulci al curriculum di ogni singolo candidato, verificarne la rettitudine morale o le competenze, a seconda di quel che per noi conta di più. Possiamo chiedergli conto delle loro idee e dei loro programmi, verificare la loro preparazione, il loro grado di idealismo e di pragmatismo.

Ancora: possiamo scegliere dei rompiscatole, dei potenziali ribelli, o dei fedeli pigia-tasti. Possiamo fare le pulci alle promesse, chiedere “come si fa” o “quanto costa” oppure fidarci delle belle facce sorridenti e degli slogan. Possiamo decidere se è meglio votare chi va in Parlamento per lavorare o chi ci va promettendoci un posto di lavoro. Se è meglio l’Uomo Forte o un instancabile mediatore.

Sacrificata la governabilità, ci rimane un bel po’ di rappresentatività. E ne abbiamo abbastanza per selezionare una classe dirigente come la desideriamo

È tutto nelle nostre mani, ora. Se saremo in grado di esserlo, ovviamente. Se ci informeremo senza credere come pecoroni a palle, bufale, post-verità, chiamatele come volete. Se passeremo il tempo, poco o tanto che sia, a mettere in discussione le nostre certezze, anziché a propagandarle o a darci ragione vicendevolmente con chi la pensa come noi. Se ognuno di noi, dal più acculturato sino al più ignorante proverà a fare di ogni elezione, a partire dalla prossima, un momento per far progredire di almeno un passo la consapevolezza del proprio voto.

Non è ottimismo d’accatto, ma una necessità. Perché, ce l’ha insegnato il 2016, il voto conta ancora parecchio. Ce lo mostra il Regno Unito, che se si vota Brexit, poi la Brexit arriva. Ce lo mostra Trump, che quelle che pensavamo fossero sparate elettorali diventano executive orders poche ore dopo l’insediamento alla Casa Bianca. Ce lo mostrano pure Matteo Renzi e Virginia Raggi, in fondo, che si vuole l’inesperienza al potere, poi se ne paga lo scotto.

La Corte Costituzionale ci ha messo nelle mani il futuro, con la sentenza di ieri, togliendolo almeno in parte dalle mani dei leader e dei loro cerchi magici. Esattamente come una rivoluzione giudiziaria, un ventennio abbondante fa, lo tolse ai partiti per darlo a loro. L’epoca delle autoassoluzioni è finita. Se sarà scollamento totale tra Governo e democrazia, sarà solo colpa nostra e della nostra incapacità di selezionare chi ci rappresenta. Comunque vada non usciremo innocenti dalle urne. Anche se voteremo chi ci promette chi lo saremo sempre.

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Sorgente: Elezioni, ora il futuro è nelle nostre mani. E forse non è una buona notizia – Linkiesta.it

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