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Ebadi, premio Nobel: «Le decisioni estreme aiutano i falchi in Iran» – corriere.it/esteri

corriere.it/esteri –Ebadi, premio Nobel: «Le decisioni estreme aiutano i falchi in Iran». L’avvocata dei diritti umani: «L’ordine esecutivo di Trump? Decisione razzista»   – di Viviana Mazza

«Questa è una decisione razzista». L’avvocata iraniana Shirin Ebadi è arrabbiata per l’ordine esecutivo dell’amministrazione Trump che ha sospeso l’ingresso dei cittadini del suo Paese negli Stati Uniti. Per il suo coraggio nella lotta per la democrazia e i diritti umani nella Repubblica Islamica, Ebadi ha ricevuto nel 2003 il Premio Nobel per la Pace e ha pagato un prezzo personale altissimo: costretta all’esilio, tradita dal marito circuito dal regime.

Dopo un’iniziale incertezza, ieri è emerso che né lei, che vive in Gran Bretagna, né sua figlia Negar, che fa l’ingegnere in America, dovrebbero essere direttamente colpite dal nuovo ordine esecutivo. «Io personalmente non subisco danni perché ho la Green Card (che consente ad uno straniero di risiedere in Usa per un periodo di tempo illimitato ndr) e la Casa Bianca ha deciso che queste restrizioni non mi riguardano», dice al Corriere da Londra.

Ma è arrabbiata per il suo popolo, che vede colpito in maniera ingiusta. «Non dimentichiamo che gli Stati Uniti hanno aderito al Patto internazionale sui diritti civili e politici, secondo il quale ogni discriminazione basata sulla religione, la razza o la nazionalità è vietata. Non riesco a capire come si può prendere una decisione contro gli immigrati in un Paese che è stato costruito dagli immigrati».

Cosa dice a coloro che giustificano la decisione di Trump, spiegando che il regime iraniano è sponsor del terrorismo e reprime il suo popolo?

 «Non dimentichiamo che la maggior della popolazione iraniana non è d’accordo con le politiche del regime islamico. E’ estremamente ingiusto che questo popolo venga trattato così perché la politica del suo regime non viene approvata. Inoltre, non ci sono mai stati atti terroristici sul territorio americano commessi da iraniani che vivono negli Stati Uniti: queste persone sono businessmen, accademici, scienziali, professori e medici. Con quale giustificazione viene bloccato il loro ingresso negli Stati Uniti?»

In che modo le decisioni di Trump influenzeranno la situazione interna in Iran? E’ possibile che alle elezioni di maggio il presidente Rouhani sia sconfitto da qualcuno più conservatore di lui?

«Non si può prevedere sin da ora il risultato delle elezioni, ma credo che le decisioni estreme nei rapporti tra i due Paesi accrescano l’estremismo aumentando le probabilità che gli oltranzisti prendano più potere».

Pensa che l’amministrazione Trump farà saltare l’accordo sul nucleare siglato sotto Obama?

«In campagna elettorale Trump ha criticato più volte l’accordo sul nucleare. E come lui, anche gli estremisti fondamentalisti iraniani non sono d’accordo. Però io confido ancora che possa essere rispettato da tutte e due le parti».

In realtà già alla fine dell’«era Obama», l’anno scorso, sono state imposte restrizioni ai visti degli iraniani-americani con doppia cittadinanza. Questo significa che non dipende solo da Trump?

«Sì le restrizioni per gli iraniani erano già state introdotte sotto Obama. Adesso Trump le ha aumentate. Secondo me, il motivo è che la vecchia crisi politica tra l’Iran e l’America continua ancora 37 anni dopo. Ma il problema è che a pagarne ingiustamente il prezzo e a veder lesi i propri diritti è sempre e solo il popolo. Bisogna porre fine a questi problemi nei rapporti politici tra i due Paesi».

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