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Desaparecidos, processo Condor: 8 ergastoli e 19 assoluzioni

Si è concluso nell’aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma, il processo per i responsabili delle stragi compiute nel corso delle dittature in Argentina, Bolivia, Uruguay e Cile. Tra le vittime anche 23 cittadini italiani, scomparsi tra il 1973 e il 1978

ROMA – Otto condanne all’ergastolo, 19 assoluzioni e sei non luogo a procedere per morte degli imputati. E’ questa la decisione della III Corte di Assise di Roma presa a conclusione del processo sul cosiddetto piano Condor, dal nome del plan Condor, la strategia elaborata dalle dittature sudamericane di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay, al potere tra gli anni ’70 e ’80, che di concerto con la Cia strinsero un accordo finalizzato all’eliminazione di qualunque oppositore al regime (sindacalisti, intellettuali, studenti, operai ed esponenti di sinistra). A vario titolo gli imputati erano accusati di aver mandato a morte anche 23 cittadini di origine italiana che vivevano nei Paesi sudamericani. Le accuse erano quelle di omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona. Nei confronti degli imputati non era contestata la strage per un vizio di procedibilità riscontrata nell’ambito delle udienze preliminari.

I condannati all’ergastolo avevano cariche di rilievo nei rispettivi paesi d’appartenenza. In particolare, Luis Garcia Meda Tejada è stato il presidente della Bolivia dal 1980 al 1981; Luis Arce Gomez, generale, ha guidato il Dipartimento II dell’intelligence dello Stato Maggiore e poi è stato ministro dell’Interno.; Juan Carlos Blanco è stato ministro degli Esteri dell’Uruguay; Jeronimo Hernan Ramirez Ramirez ha svolto un incarico di primo piano in Cile; Francisco Rafael Cerruti Bermudez, è stato presidente del Perù dal 1975-1980. Incarichi di rilievo anche per il cileno Valderrama Ahumada, colonnello in congedo dell’esercito cileno, per Pedro Richter Prada, generale di divisione, ex primo ministro del Perù, e per German Luis Figeroa, capo dei Servizi dello stesso Paese.

Tra gli assolti, figura anche l’unico che attualmente risiede in Italia, a Battipaglia (in provincia di Salerno) e cioè l’uruguayano Jorge Nestor Troccoli Fernandez, ritenuto un componente dell’intelligence legato alla dittatura del suo Paese.

Si è così chiuso un percorso iniziato due anni fa, il 12 febbraio del 2015, che ha visto alla sbarra 33 persone: agenti della repressione e membri delle giunte militari, responsabili del sequestro e dell’omicidio di 42 prigionieri argentini, cileni e uruguayani. Tra gli italiani vittime della repressione anche Juan Josè Montiglio, un giovane di origini piemontesi, socialista, membro della scorta personale del presidente cileno Salvador Allende, destituito e ucciso durante il golpe militare di Augusto Pinochet, l’11 settembre del 1973. Nello stesso giorno Montiglio venne

sequestrato. Morì nella caserma Tacna insieme ad altri membri della Guardia presidencial. La loro morte è stata attribuita direttamente al generale Pinochet, colui che rovesciò il governo costituzionalmente eletto e instaurò in Cile una lunga e sanguinosa dittatura.

Sorgente: Desaparecidos, processo Condor: 8 ergastoli e 19 assoluzioni – Repubblica.it

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