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Così il fallimento di giornali e tv prepara la crisi dell’euro

La proposta di un censore europeo è inaccettabile, per MARCELLO FOA, e Grillo ha avuto il merito di denunciarla. L’informazione mainstream non regge più. Ecco la prossima ‘vittima’.

 

Grillo ha aperto diversi fronti, e quello della giuria popolare “che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media” è solo il penultimo di una serie, dopo il contro-messaggio di fine anno, il codice etico per gli eletti M5s — che ha suscitato l’accusa di neo-garantismo ad personam (Virginia Raggi) — e quello dell’espulsione rapida degli irregolari “senza parcheggiarli in inutili Cie spesso gestiti dalle mafie” (così ieri in apertura del blog).

Secondo Marcello Foa, giornalista, blogger ed esperto di comunicazione, Grillo ha il merito di portare allo scoperto la perdita di credibilità irreversibile delle narrazioni a senso unico fatte da tv e grandi giornali, di cui la gente non si fida più. E come ieri non si è fidata delle promesse dei Renzi, potrebbe cominciare, domani o dopodomani, a diffidare di un altro dogma ritenuto indiscutibile.

Grillo ha risposto con la giuria popolare alla proposta di regole europee fatta da Pitruzzella per tutelare i cittadini dalle bufale del populismo. Apriti cielo.
E’ una provocazione, non una proposta politica. Per attirare l’attenzione su un progetto, questo sì, molto preoccupante come quello di arrivare ad un super-organismo di censura dell’informazione libera sul web, Grillo ha lanciato una proposta per mostrare quanto sia paradossale — e pericolosa — l’iniziativa del presidente dell’Antitrust.

Come dire: se volete censurare quello che accade sulla rete, dovete censurare anche i grandi giornali quando sbagliano.
Sì. E sbagliano parecchio. E’ un modo secondo me di riportare il discorso su un binario più concreto e di evitare, e su questo Grillo ha ragione, che con la pretesa di combattere il populismo si arrivi a mettere il bavaglio a blog e social media.

Però la domanda che circola è: come si fa a difendersi dalle bufale?
Sul web le bufale ci sono e ci saranno sempre, ma ci sono anche, in modo più soft e corretto, su giornali e tv. Il punto è che porre il problema in questi termini significa evitarne un altro, e ben più paradossale. Oggi l’informazione mainstream è diventata il veicolo di una delle forme più insidiose di propaganda, quella degli spin doctor: abusando dell’autorevolezza delle istituzioni, anziché fare informazione attendibile ne approfittano per diffondere informazioni che non sono vere.

Un esempio?
Gliene faccio tre. La guerra in Iraq è stata fatta sulla base di accuse che si sono rivelate essere totalmente false e i governi americano e britannico lo sapevano. In Siria tre anni fa è stata diffusa la notizia che migliaia di bambini erano stati massacrati col gas; subito era stato accusato Assad, poi è emerso che erano stati i cosiddetti “ribelli”, ossia i jihadisti, per far ricadere la colpa su Assad. Infine l’autista polacco del tir usato per l’attentato a Berlino: secondo una fonte investigativa citata dalla Bild e confermata dal ministro degli Interni del Land di Berlino, Lukasz Urban avrebbe lottato eroicamente contro il terrorista Anis Amri. Peccato che l’uomo, come è stato appurato dagli esami autoptici, sia stato ucciso 3-4 ore prima dell’attacco. Si tratta di una frottola nata all’interno di un’istituzione e rilanciata dai media in modo totalmente gratuito. Secondo le logiche di Pitruzzella dovrebbe essere punita severamente. Lei crede davvero che possa esser sanzionato il Corriere della Sera?

Alla vigilia del Brexit, delle elezioni americane e del referendum italiano, su tv e grandi giornali più che notizie false c’erano vere e proprie narrazioni di mondi paralleli che sono state smentite dai fatti. Dove nasce il cortocircuito?
Lo capiamo se osserviamo la cosa da un’altra prospettiva. Perché così tanta gente sente il bisogno di andare a informarsi, sui blog, sui social e sui siti alternativi? Se l’elettore fosse soddisfatto dell’informazione mainstream non avrebbe questo bisogno. E invece ce l’ha, perché la storia recente dell’informazione dimostra due cose: da un lato che i media mainstream veicolano un’informazione non attendibile, dall’altro che sono troppo attenti alle logiche e agli interessi del palazzo, per cui di fronte ai problemi reali non pensano a raccontare le cose come stanno, ma alla reazione che possono avere dentro il palazzo.

In altri termini?
In un’epoca di crisi come questa le persone verificano direttamente sulla loro pelle se la disoccupazione scende, il lavoro aumenta e l’Italia ha ripreso a volare, come diceva Renzi; se questo non accade, la gente non solo non crede più a Renzi ma nemmeno ai giornali che lo raccontano.

Tornando a Grillo, tutto questo che cosa insegna?
Chi strepita contro Grillo senza accorgersi che la sua è una provocazione, dimostra che non ha la minima intenzione di fare nemmeno quel po’ di autocritica che sarebbe necessaria per ritrovare credibilità. Significa che non ha capito la lezione.

Lei non teme che la discrezionalità di Grillo nel far osservare il nuovo codice di comportamento agli eletti di M5s, assomigli molto al super-occhio europeo di Pitruzzella?
No, secondo me non c’è un nesso. Il codice etico è una questione politica che riguarda M5s, discutibile nel metodo, se vogliamo; quella è un’autorità che si arroga il diritto di decidere cosa è vero e cosa non lo è per tutta l’informazione. Sono cose che hanno pesi specifici molto diversi.

Renzi prima ha dominato la scena mediatica, ora è sparito. Ha chiuso?
Ha preso una batosta incredibile. Difficilmente chi viene sconfessato in modo così netto può riprendersi; e questo dipenderà soprattutto dal Pd, che potrebbe essere il primo ad aspettare il momento opportuno per impallinarlo definitivamente.

Ma che strategia può avere?
Innanzitutto stare alla finestra e vedere cosa succede. Se il Pd non riesce a trovare al proprio interno un candidato forte, se M5s comincia a perdere rapidamente consensi sull’onda delle questioni romane, se il centrodestra non trova un leader che mette insieme le diverse anime, a quel punto Renzi può tornare sulla scena proponendosi come il meno peggio.

Una delle verità dominanti più consolidate è quella dell’irreversibilità euro: non tra gli economisti, ma certamente nell’opinione pubblica. Con la perdita di autorevolezza dei grandi giornali, anche il dogma dell’euro potrebbe incrinarsi?
Di certo oggi è molto più fragile, però lei ha ragione nel dire che da un punto di vista psicologico, dire: appoggiamo l’uscita provocherebbe ancora in una parte importante degli italiani delle forti resistenze e delle paure inconsce. Me anche queste potrebbero essere destinate a sparire del tutto.

Come e quando?
Se la maggioranza degli italiani dovesse essere toccata in maniera drastica da nuove misure di austerity, allora l’opinione potrebbe cambiare.

E poi c’è Trump.
E’ un fattore decisivo. Fino ad oggi l’euro è stato sostenuto non apertamente ma sottotraccia dalle amministrazioni Usa, referente naturale dell’establishment europeo. Che ne sarà con Trump di questi rapporti? E possibile che domani siano gli Usa a declassare l’euro; se questo avvenisse, sarebbe il via libera per tutti quei movimenti o quei governi che oggi vengono automaticamente messi a tacere perché dicono qualcosa di sgradito a chi comanda.

(Federico Ferraù)

Sorgente: SCENARIO/ Così il fallimento di giornali e tv prepara la crisi dell’euro

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