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Consulta. L’attesa di Matteo Renzi al Nazareno: Italicum incostituzionale, solo così Berlusconi tratta

L’attesa consuma Matteo Renzi al Nazareno. E’ lì che il segretario del Pd trascorre la giornata più importante di questa fase post-sconfitta referendaria: la annunciata giornata della Consulta,
il d-day che nelle intenzioni dell’ex premier farà scoccare l’ora della verità in Parlamento. “Tempo un mese e mezzo e si capisce chi ha davvero volontà di fare la legge elettorale” per tornare al voto entro giugno, è il succo dei ragionamenti con i suoi fedelissimi, continui gli sms ai parlamentari per tutto il giorno. Nel pomeriggio la Corte Costituzionale fissa il d-day a domani: solo allora si saprà il destino dell’Italicum. Ma per Renzi la sostanza non cambia. La speranza è che la Corte decida in modo tale da costringere Silvio Berlusconi a sedersi al tavolo della nuova legge elettorale. Magari dichiarando incostituzionale tutto l’Italicum.

Certo, è un’ipotesi hard. Ma al termine di una giornata di scommesse e congetture in Transatlantico, mentre l’obiettivo del voto a giugno non fa proseliti nel Pd al di fuori dei circoli renzianissimi, l’ultimo filo di speranza del segretario si aggrappa alla possibilità che la Consulta gli ammazzi tutta la legge. Sì: la sua creatura, quella per cui si è immolato insieme alle riforme costituzionali. Se la Corte dichiarasse l’Italicum incostituzionale, rimarrebbe in piedi il cosiddetto ‘Consultellum’, il prodotto della bocciatura del Porcellum sempre ad opera della Consulta. Ma il ‘Consultellum’ contempla le preferenze, che sono il male assoluto per Berlusconi (nonché per molti nel Pd, anche per gli stessi renziani). Solo così l’ex Cavaliere sarebbe costretto a venire a Canossa, sedersi al tavolo della legge elettorale, implorare le liste bloccate: i nominativi decisi dai partiti.

Una speranza che colpisce anche perché l’incostituzionalità dell’Italicum è esattamente la tesi di Felice Besostri, l’avvocato che ha scritto i ricorsi contro la legge di Renzi. Besostri ne è così convinto da scommettere 100 euro in diretta su RadioRai: “Vedrete, andrà così”. Ed evidentemente anche dalle parti del segretario Dem è maturata questa convinzione. O almeno l’auspicio. Besostri è pur sempre l’avvocato che ha vinto con i ricorsi contro il Porcellum, una specie di autorità in materia. Se va come dice lui, per il segretario Dem si aprono delle possibilità: tanto dopo la sconfitta del 4 dicembre il decantato Italicum è morto comunque.

Altrimenti Renzi non vede spazi in Parlamento. Ormai ha capito che Berlusconi non vuole il voto anticipato. Ed è per questo che negli ultimi giorni ha fatto saltare la nomina del berlusconiano Vito Di Marco come consigliere dell’Agcom. Al Senato era tutto pronto, con Di Marco la maggioranza all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sarebbe stata di centrodestra, utile al Biscione contro l’assalto dei francesi di Vivendi. E invece non se ne fa nulla. Il Pd proporrà un nome suo, espressione della maggioranza di governo. La votazione al Senato era in calendario per domani ma potrebbe slittare a giovedì. E chissà che non ci siano ripensamenti dopo la sentenza della Consulta sull’Italicum. Perché anche se al momento il segretario e i suoi non credono al dialogo con l’ex Cavaliere sulla legge elettorale, non vogliono bruciare tutti i ponti.

“Vediamo”, dice una fonte renziana analizzando gli scenari. Se la Consulta non raderà al suolo l’Italicum, lo scenario si fa più complicato. Tanto che i renziani lasciano trapelare un’altra ipotesi hard. E cioè: se entro la fine di marzo – il tempo utile per andare al voto a giugno – il Parlamento non avrà reso omogenea la legge elettorale per Camera e Senato, allora si potrà andare al voto con due leggi non uguali per entrambe le Camere. E’ vero che il capo dello Stato Sergio Mattarella ha chiesto l’omogeneità del sistema. “Ma è anche vero che al Parlamento non serve tempo per fare una legge: se c’è la volontà la si fa subito e poi si va al voto perché con la sconfitta al referendum si è esaurito il compito di questa legislatura”, dice una fonte renziana.

C’è chi aggiunge che la soglia di sbarramento all’8 per cento prevista per il Senato servirebbe già da sola da correttivo in senso maggioritario: insomma, già questo elemento accorcerebbe le distanze tra la legge che regola l’elezione dell’aula di Palazzo Madama (Consultellum) e quella per la Camera (in caso di revisione dell’Italicum potrebbe trattarsi di eliminazione del ballottaggio e introduzione di criteri per limitare le opzioni di scelta del collegio di elezione per i candidati capilista in più collegi).

Congetture. Ansia. Come prima dell’esame della vita (politica). I fedelissimi gli dicono di “non mollare”. E se i ragionamenti arrivano a questo punto, vuol dire che la fase è davvero complicata per Renzi, quasi da seduta di psicoanalisi con i suoi sugli errori commessi e sul bandolo da ritrovare per ricominciare. Ci proverà sabato e domenica prossimi in una due giorni a Rimini con gli amministratori locali del Pd. Un evento dal sapore Leopoldino ma senza la cornice sontuosa e rinascimentale di Firenze. Piuttosto il mare d’inverno di Rimini. Eppure Renzi sarà lì per il rilancio dopo la sconfitta.

Parlerà alle 18 di sabato, al termine di una giornata in cui saranno protagonisti gli amministratori: dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi, il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, il sindaco di Pesaro e responsabile Enti locali del Pd, Matteo Ricci, organizzatore dell’evento. Nel pomeriggio i tavoli tematici proprio come alla Leopolda e poi l’intervento del segretario che non tornerà sul palco domenica.

Nella giornata conclusiva parlerà Marco Minniti, ministro degli Interni invitato per dare segnali concreti ai sindaci impegnati sui territori con l’emergenza più complicata degli ultimi tempi: l’immigrazione. E poi il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, conclusioni affidate al presidente del Pd Matteo Orfini, uno tra i più leali a Renzi nell’inseguimento dell’obiettivo delle urne anticipate. Ma prima, parola alla Consulta: la politica si inchina.

Sorgente: Consulta. L’attesa di Matteo Renzi al Nazareno: Italicum incostituzionale, solo così Berlusconi tratta

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