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Come sarà il whistleblowing sotto Donald Trump – Wired

wired.it – I primi provvedimenti di Trump sono contro la trasparenza. La stampa Usa ha reagito e gli informatori possono essere una delle armi più forti – di Philip Di Salvo

L’amministrazione Trump si è insediata alla Casa Bianca da pochi giorni e tra i primi provvedimenti intrapresi ha imposto il silenzio ad alcune agenzie federali che si occupano di ambiente. La notizia è trapelata sulla stampa Usa nella giornata di ieri: ai dipendenti dell’Environmental Protection Agency (Epa), per esempio, non è più consentito “fornire aggiornamenti tramite social media o ai giornalisti”. Proprio all’Epa Trump ha nel frattempo imposto il congelamento dei fondi, dei tagli al budget e Scott Pruitt, un noto negazionista del mutamento climatico, come nuovo vertice.

Secondo le direttive, gli scienziati del Department of Agriculture, invece, non potranno rilasciare nessun tipo di informazione in pubblico e ogni intervista concessa sulla base di ricerche svolte dal dipartimento dovrà essere approvata. Secondo le fonti del Guardian, provvedimenti simili sarebbero in arrivo anche per il Department of Transportation e il Department of Health and Human Services. Secondo Reuters, all’Epa sarebbe stato chiesto di mettere offline anche le pagine del suo sito espressamente dedicate al mutamento climatico.

Secondo Doug Ericksen, responsabile delle comunicazioni del team che sta gestendo la transizione di Trump, citato dall’Associated Press, il blackout alle comunicazioni potrebbe essere tolto già alla fine di questa settimana e farebbe parte delle procedure rituali dei cambi di amministrazione. Le posizioni di Trump sui temi scientifici e ambientali sono però note e il collegamento tra le due cose ha scatenato la reazione della stampa Usa.

La notizia del silenzio imposto agli organi pubblici nella prima settimana di attività della nuova amministrazione potrebbe soprattutto dare prova concreta di quali siano le posizioni di Trump anche in fatto di trasparenza e accountability e di quale sarà il potenziale clima dei prossimi quattro anni in questo senso.

Come reazione alle notizie di ieri, molte testate e giornalisti statunitensi hanno utilizzato i social media per dare visibilità ai loro canali di comunicazione disponibili a chi, dall’interno delle agenzie colpite dai gag order di Trump, volesse rivelare alla stampa attività e potenziali notizie altrimenti destinate al silenzio. Molte testate giornalistiche e diversi giornalisti, in particolare, hanno spinto su Twitter i loro canali cifrati di comunicazione con i whistleblower. Lo hanno fatto ProPublica, il New Yorker e, tra gli altri, giornalisti di The Intercept e Vice.

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Si tratta di un segnale importante per il giornalismo americano che, oltre agli attacchi costati contro la stampa scagliati del nuovo presidente e dei membri della sua amministrazione, deve ora fronteggiare una mancanza di trasparenza che, già pesante sotto Obama, rischia, sotto Trump, di trasformarsi in un incubo a tutti gli effetti.

Per garantire la protezione e l’anonimato delle loro fonti confidenziali le testate che ieri hanno usato i social media per segnalare i propri canali, negli ultimi mesi, hanno iniziato a utilizzare software come SecureDrop per fornire ai potenziali whistleblower un modo di comunicare e inoltrare documenti in sicurezza. SecureDrop è un software open-source ideato inizialmente da Aaron Swartz e ora gestito dalla Freedom of the Press Foundation.

Grazie alla crittografia, SecureDrop consente di comunicare in anonimato a al sicuro da potenziali intercettazioni e senza lasciare tracce. I giornalisti italiani ed europei interessati a fare qualcosa di simile possono anche rivolgersi a GlobaLeaks, un software simile sviluppato dall’italiano Hermes Center.

Negli Usa sono ora molte le testate ad aver adottato questi sistemi dopo il caso Snowden e tra queste non vi sono più solo organizzazioni mediatiche native digitali, ma anche giganti come la Associated Press e il New York Times. L’agenda di Trump è fin troppo chiara anche in termini di iniziative nei confronti di sorveglianza digitale e cybersicurezza: anche in questo caso, il clima lasciato da Obama potrebbe precipitare ulteriormente sotto il nuovo inquilino della Casa bianca. Ai whistleblower e ai giornali che vogliono svolgere inchieste a partire dalle loro rivelazioni gli strumenti e le soluzioni offerte alla crittografia saranno irrinunciabili nei prossimi quattro anni.

Il fatto che le testate giornalistiche si espongano così apertamente è anche un marcatore palese di come il tema della digital security nel giornalismo nell’era post-Snowden sia sempre più cruciale e allo stesso tempo fortunatamente noto a chi il giornalismo lo pratica. In un tweet di ieri Ben Wizner, l’avvocato di Aclu che segue Edward Snowden, sosteneva che la speranza è che quella Trump sia “the leakiest administration ever”, l’amministrazione più colpita da fughe di informazioni.

Con gli strumenti giusti, i giornalisti possono svolgere un ruolo fondamentale per far sì che la trasparenza negata ai cittadini possa avvenire in altro modo. Ma la strada è lunga. Quella della commutazione della pena di Chelsea Manning è stata senza dubbio una notizia commovente e inaspettata, ma non riscatta anni di provvedimenti estremamente duri voluti da Obama contro i whistleblower. Edward Snowden non è stato graziato e Donald Trump non ha fatto mistero, in un tweet di due anni fa, di volerlo morto.

Lo stesso pensa l’uomo che Trump ha scelto per guidare la Cia. Il whistleblowing sarà cruciale nei prossimi anni e allo stesso tempo pericolosissimo per chi deciderà di farsi avanti: il più grande lascito dell’era Trump, però, potrebbe essere un nuovo Snowden.

Sorgente: Come sarà il whistleblowing sotto Donald Trump – Wired

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