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Caso Regeni, il video mai visto. Gli investigatori: “Polizia egiziana coinvolta nelle riprese”

La tv di Stato egiziana ha trasmesso un estratto inedito di un video che mostra un incontro tra Giulio Regeni e il capo del sindacato degli ambulanti, Mohamed Abdallah, risalente al 6 gennaio del 2016. Nel filmato, girato di nascosto dallo stesso Abdallah – che ha ammesso di aver denunciato Regeni ai servizi segreti del Cairo – il sindacalista chiede al ricercatore friulano dei soldi spiegando che la moglie è malata di cancro.”Sono un accademico, non posso usare il denaro a titolo personale per nessuna ragione, questo non è possibile, sarebbe un grosso problema”, spiega Regeni in arabo, “nella mia application, cioè nelle informazioni che devo fornire alla fondazione britannica (Antipode, ndr), non è possibile che io faccia riferimento a un uso personale dei soldi”. Abdallah insiste: “Il denaro quindi non può essere chiesto a titolo personale?”. “Questo non lo so. Il denaro passa attraverso (una richiesta) di Giulio, poi dall’istituzione britannica arriva al Centro egiziano (per i diritti economici e sociali, ndr) fino al sindacato degli ambulanti”, risponde ancora Regeni.

Nonostante il ricercatore evidenzi ripetutamente di non avere né l’intenzione né il potere di soddisfare la richiesta a titolo personale di Abdallah, il sindacalista continua a provocarlo con domande sulla tempistica di consegna del denaro. “Non è che poi il Centro egiziano mi prende in giro e non ci dà i soldi?“, chiede Abdallah a Regeni che risponde: “Io non ho alcun potere in questa cosa, non ho modo di decidere le modalità”. “Ci vorrà molto tempo?”, insiste ancora il capo del sindacato degli ambulanti all’italiano che cerca di convincere il suo interlocutore che gli unici progetti finanziabili sono quelli che riguardano esclusivamente il sindacato.

“Se c’è un’idea e si vogliono ottenere i soldi, inshallah, ma ci sono molti progetti da tutto il mondo per ottenere questi soldi, quindi la cosa non è certa, dobbiamo provare. Ma se ci sono idee, allora si possono raccogliere le informazioni” su un eventuale progetto, spiega Regeni. “Informazioni di che tipo?”, domanda Abdallah. “Ad esempio, cos’è importante per il sindacato? Di che cosa ha bisogno il sindacato, cosa vuole fare il sindacato con questi soldi? Questa è la cosa importante”, prosegue Regeni. “Quindi tu hai bisogno di idee?”, conclude Abdallah e il ricercatore chiosa: “Io ho bisogno di idee (per presentare questa domanda, ndr). Qualsiasi cosa”.

Secondo la versione ufficiale il filmato è stato registrato con il cellulare e poi consegnato alla polizia da Abdallah, tuttavia gli investigatori che indagano sull’uccisione di Regeni sono convinti che anche la polizia collaborò alla realizzazione del video. Le riprese sarebbero avvenute con un’apparecchiatura in dotazione alla polizia del Cairo e nascosta in un bottone della camicia indossata da Abdallah.

Secondo quanto è emerso dall’inchiesta della Procura di Roma, Abdallah denunciò i suoi rapporti con Regeni alla polizia del Cairo prima del 6 gennaio e in quella occasione sarebbe stato concordato come fare le riprese video della durata di un’ora e 55 minuti. Di questi 45 minuti è durato il colloquio tra Abdallah e Regeni e durante l’incontro il ricercatore non mostrò alcuna disponibilità ad una destinazione delle 10 mila sterline di finanziamento diversa da quella di portare a termine il progetto per il sindacato ambulanti.

“Purtroppo sono stata io a far conoscere Giulio Regeni e Muhammad Abdallah”, ha raccontato l’attivista egiziana Hoda Kamel, ricordando i suoi contatti con il ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio scorso e ritrovato morto una settimana dopo. “Giulio Regeni voleva ampliare le sue ricerche sui venditori ambulanti egiziani attraverso una borsa di studio stanziata da un’istituzione o un’università britannica“, ha spiegato Kamel, “Non ricordo se si trattasse dell’università o di un’altra istituzione, non parlammo dei dettagli, gli dissi che ne avremmo discusso quando sarebbe rientrato dalle vacanze di Natale”, precisando che “l’Università americana del Cairo (dove Regeni studiava, ndr) ha indirizzato Giulio al centro e io ho avuto a che fare con lui in quanto responsabile del dossier sui lavoratori”.

Il ricercatore “stava svolgendo un dottorato nell’ambito delle libertà sociali e io gli fornivo link a libri e articoli, poi lui scelse di dedicarsi agli ambulanti ed io, purtroppo, gli ho fatto conoscere Muhammad Abdallah“, spiega, sottolineando come la scelta di Regeni di occuparsi degli ambulanti fu dettata da “una spinta umanitaria, poiché si tratta di persone povere e prive di capitali, alcuni dei quali hanno una laurea e nonostante questo lavorano per strada. Lui – aggiunge – voleva mettere in luce tutto questo”.

L’attivista ricorda Regeni come “una persona molto educata ed elegante, e molto bravo nel suo lavoro”. Il procuratore generale egiziano, Nabil Sadek, ha annunciato ieri l’ok all’invio di esperti italiani per visionare i video ripresi dalle telecamere di sorveglianza nella stazione della metropolitana a Dokki.

Sorgente: Caso Regeni, il video mai visto. Gli investigatori: “Polizia egiziana coinvolta nelle riprese”

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