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Trump chiama presidente di Taiwan. Poi invita il filippino Duterte – Esteri – quotidiano.net

quotidiano.net – Trump chiama presidente di Taiwan. Poi invita il filippino Duterte. Il neo presidente degli Stati Uniti ha rotto una consuetudine che durava dal 1979 e ha telefonato al presidente di Taiwan.

Altra mossa di politca estera è stata invitare l’ostile presidente delle Filippine in visita a Washington. Infine è polemica per il generale dei Marines Mattis alla Difesa: fece morire i suoi uomini.

Washington  Donald Trump esce allo scoperto e dà un’idea di che tipo di politica estera gli Stati Uniti dovranno aspettarsi. Il primo passo, che il Fiancial Times chiama scivolone, il tycoon lo ha fatto chiamando il presidente di Taiwan, Tsai Ying-wen, mettendo a rischio i rapporti con la Cina che considera la ex Formosa una sua provincia.

Taiwan e gli Stati Uniti hanno rotto formalmente le relazioni diplomatiche dopo che gli Usa hanno risconosciuto Pechino nel 1979 ad opera dell’allora presidente democratico Jimmy Carter. Cosa che non ha impedito negli anni di porre Washington come grande protettrice di Taipei.

Ma è cauta la reazione della Cina, con il ministro degli Esteri Wang Yi che si dice fiducioso che i rapporti con gli Usa possano non subire “interferenze o rotture” dopo la telefonata. “Questa è solo una piccola manovra fatta da Taiwan. Fondamentalmente – riferisce Phoenix Tv – è impossibile che cambi la struttura di una ‘unica Cinà che si è già formata nella comunità internazionale”.

La Cina è fiduciosa che i rapporti con gli Usa possano non subire «interferenze o rotture» dopo la telefonata del presidente eletto americano Donald Trump con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen: lo ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.

«Questa è solo una piccola manovra fatta da Taiwan. Fondamentalmente – riferisce Phoenix Tv – è impossibile che cambi la struttura di una ‘unica Cinà che si è già formata nella comunità internazionale».

Trump sceglie il falco Mattis. Un marine al Pentagono

 
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Seconda mossa da incorniciare del presidente neo eletto è l’invito al presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ad andare alla Casa Bianca il prossimo anno, nel corso di una telefonata. A darne notizia è il consigliere speciale di Duterte, Christopher Go, spiegando che la telefonata è durata sette minuti.

L’invito di Trump arriva dopo il rapporto glaciale che si era creato tra Obama e Duterte, che dopo essere stato criticato dal presidente Usa per i suoi metodi violenti di repressione del traffico di droga ha annunciato di voler chiudere le basi americane e voltare le spalle all’alleato Usa.

Terzo passo falso, almeno secondo i democratici, è la nomina del generale a 4 stelle dei Marine, James Mattis, come prossimo ministro della Difesa. Però su Mattis pesa un grande macchia sull’ordine di servizio: nel 2001 “abbandonò i suoi uomini (un unità delle forze speciali, i berretti verdi, ndr) a morire” dopo che questi erano stati colpiti da fuoco amico in Afghanistan.

La storia, già raccontata nel 2011 dal NewYork Times, è rilanciata dalla rete Nbc, grazie al libro “The Onnly Thing To Die For” (La sola cosa per cui valga la pena morire) scritto da Eric Blehm in cui veniva denunciata l’indifferenza di Mattis.

Il 5 dicembre 2001 un plotone di berretti verdi stava scortando il futuro presidente afghano Hamid Karzai, quando venne colpita da una bomba ‘intelligente’ sparata dai loro stessi commilitoni. Due soldati morirono sul colpo ed un terzo, un ufficiale, rimase gravemente ferito e morì in seguito.

Mattis, all’epoca generale di brigata (1 stella) che comandava un’unità dei Marine nelle vicinanze rifiutò ripetutamente di inviare elicotteri per trarre in salvo i berretti verdi colpiti dal fuoco amico. No comment ne’ dal ‘transition team’ di Trump né dallo stesso Mattis che ha lasciato il servizo attivo solo nel 2013.

James Mattis ama essere diretto quando parla. Lo dimostrano alcune delle sue frasi diventate memorabili tra i Marine, dove il generale ormai in pensione ha lavorato per oltre quattro decenni. E’ Cbs News a raccogliere quelle più ad effetto.

Ai Marine in Iraq disse: “Siate gentili, siate professionali ma abbiate un piano per uccidere chiunque incontriate”.

Con toni simili ha anche dichiarato: “Ci sono persone che credono che tu debba odiare qualcuno per ucciderlo. Non credo che sia così per voi. E’ semplicemente business”. E ancora: “Non c’è nulla di meglio che essere mancati da un colpo di arma da fuoco. E’ davvero bello”.

Nel 2005, Mattis fu così esplicito che il suo allora capo fece capire che avrebbe dovuto scegliere le sue parole con maggiore attenzione: “Si va in Afghanistan, dove ci sono uomini che menano donne per cinque anni perché non hanno indossato un velo.

A uomini come quelli non è rimasto nulla di virile. Quindi è terribilmente divertente sparare contro di loro. E’ divertente lottare contro di loro. E’ divertente sparare a qualcuno”. 

E per motivare i Marine nella base aerea a Ayn al-Asad (Iraq), il generale disse: “La prima volta che fai saltare in aria qualcuno non è un evento insignificante.

Detto questo, ci sono degli stronzi nel mondo che hanno bisogno che gli si spari contro”. E ai leader tribali in Iraq pare abbia detto: “Vengo in pace. Non ho portato artiglieria ma vi imploro con le lacrime agli occhi: se mi prendere per i fondelli, vi ucciderò tutti”.

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E IN POLITICA INTERNA GIUSTIFICA IL SUO OK ALL’OLEODOTTO – Il sostegno del presidente eletto, Donald Trump, per l’oleodotto Dakota Acess, in Nord Dakota, contestato dai nativi che temono possa inquinare le falde del fiume Missouri, “non ha niente a che vedere con o suoi investimenti personali ed ha tutto a che fare con il promuovere politiche che sono a vantaggio di tutti gli americani”.

Lo ha precisato il team di transizione, secondo quanto riporta il Guardian, interpellato sugli interessi del presidente eletto nella Energy Transfer Partners, la società texana che sta portando avanti il progetto da 3,8 miliardi di dollari insieme alla Phillips 66 che ne detiene una quota.

Dai documenti della Federal Election Commission, cioè l’authority Usa sulle elezioni, emerge che Trump ha investito nella Energy Transfer Partners tra 500 mila e 1 milione di dollari nel 2015 e che l’investimento è stato ridotto ad una forchetta compresa tra 1.500 e 50.000 dollari nel 2016.

Sorgente: Trump chiama presidente di Taiwan. Poi invita il filippino Duterte – Esteri – quotidiano.net

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