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Senato, Gentiloni incassa la fiducia in Senato: 169 sì e 99 no – Rai News

Lavoro e sud tra le priorità in agenda. “L’Italia è in ripresa – dice il premier – ma non bisogna dimenticare che i dati della povertà sono in crescita”. Confermato l’impegno per la ricostruzione post terremoto Tweet Il Governo Gentiloni ottiene la fiducia alla Camera con 368 sì. Ora tocca al Senato Gentiloni: sarà un governo di responsabilità. Andremo avanti fino a che ci sarà la fiducia Gentiloni alla Camera: Governo di responsabilità e garante stabilità istituzioni Nasce il governo Gentiloni, Alfano agli Esteri e Minniti all’Interno Dal Pd via libera unanime al documento di sostegno a Gentiloni 14 dicembre 2016 L’Aula del Senato ha dato la fiducia al Governo presieduto da Paolo Gentiloni. Il voto a favore è stato espresso con 169 sì e 99 no. La fiducia di Palazzo Madama arriva dopo quella già espressa ieri dalla Camera. Il governo Gentiloni quindi raccoglie anche la seconda fiducia, probabilmente la più significativa: quella di quel Senato che il fronte del Sì voleva abolire, o quantomeno trasformare; e di quel Senato, anche, dove la strada sarà più stretta per il nuovo esecutivo guidato dall’ex ministro degli Esteri di Renzi. Nella prima “chiama” erano assenti i senatori di Lega Nord, M5S e Verdini con gli altri senatori di Ala, con i 35 senatori pentastellati, ma nella seconda “chiama”, 30 su 35 M5S hanno votato contro. Nella replica alle dichiarazioni di voto Gentiloni ha detto che “Il risultato del referendum è stato molto netto. Potrei dire che la fiducia che chiedo è basata sulla Costituzione, ma è un po’ particolare. Chiedo la vostra fiducia ma esprimo la mia fiducia nei confronti del Senato, e nei rapporti tra il Governo e le Camere”. Il premier ha poi proseguito: “Non siamo innamorati della continuità, avevamo chiesto una maggiore convergenza, ma dalle forze politiche c’e’ stata indisponibilità. La presa d’atto di questa situazione ha spinto le forze che compongono la maggioranza a formare questo governo. Per responsabilita’. Sarebbe stato più utile sottrarsi a questa responsabilità, ma il segno di questo governo si fa carico di questa situazione”. Gentiloni inoltre ribadisce che “questo governo è nato in poco tempo per dare all’Italia istituzioni stabili e certezza in un contesto come quello attuale”. L’Italia ricorda ancora il premier è in ripresa come evidenziano anche i dati macroeconimici del Centro Studi di Confindustria, ma bisogna tener conto anche dell’aumento della povertà. E sulla legge elettorale Gentiloni sostiene che è urgente a prescindere dal voto. Poi torna ad elencare le priorità di questo esecutivo: lavoro e sud: “Il Sud è uno dei luoghi nei quali contemporaneamente si manifesta la maggiore potenzialità del nostro Paese. Non abbiamo in testa operazioni all’antica con il ministero del Mezzogiorno”, spiega. E aggiunge che verranno completate le riforme già avviate. Poi ricorda le scadenze internazionali come quella del Consiglio europeo di domani dove è importante che il nostro Paese “sia rappresentato a pieno titolo perchè si parla di questioni importanti come le migrazioni”. La questione delle zone terremotate sempre in primo piano nell’agenda del neo esecutivo: “Oggi pomeriggio farò una riunione con il capo della Protezione civile e il commissario per la ricostruzione” – annuncia il premier – confermando l’impegno del governo sulla ricostruzione post terremoto. Zanda: per legge elettorale serve appoggio tutti “Per scrivere la legge elettorale servirà l’apporto della maggioranza e dell’opposizione e non dovrà contro qualcuno né a favore di qualcuno”. Lo dice il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda annunciando in Aula che “senatrici e senatori del Pd voteranno la fiducia al governo Gentiloni, non soltanto per la stima che nutrono nei suoi confronti ma anche per decisive ragioni politiche”. “Ho letto le dimissioni di Matteo Renzi come una assunzione di sua personale responsabilità per il risultato referendario. È un punto che gli fa particolarmente onore”. Le sue dimissioni sono “una decisione impeccabile per il rispetto dovuto a un risultato che ha visto bocciare dal popolo il provvedimento cardine della legislatura”. Zanda ha poi aggiunto: “Non è questo il momento per tracciare il bilancio del governo Renzi, bilancio che però sarà necessario fare anche per rispondere alla tanta smemoratezza che sta segnando il dibattito politico e che” – ha chiosato Zanda rivolto a Mario Monti – “è emersa sgradevolmente anche oggi in quest’Aula”. Nel formulare a Renzi i “più sinceri auguri per il suo futuro personale e politico in una nuova stagione di riforme utili all’Italia”, il capogruppo dem ha affermato che senza le sue politiche e le innumerevoli misure sull’economia, il lavoro, la scuola, la pubblica amministrazione, la giustizia e la cultura, non avremmo i tanti dati che testimoniano in modo inequivocabile una stabile inversione di tendenza, l’uscita dalla recessione e la ripresa dell’occupazione. Venivamo da una situazione molto negativa e i risultati sono ancora insufficienti. Ma oggi senza quelle misure saremmo a commentare dati molto diversi, se non opposti”. “Abbiamo solo iniziato il processo di uscita da una crisi insieme economica e politica, sociale e istituzionale, che sarà ancora lunga e che non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa, che investe sia il nord che il sud, sia l’est che l’ovest del nostro continente. Il lavoro di risanamento del nostro Paese deve quindi continuare”, ha concluso. Bianconi (Ncd): fiducia convinta, ma non è a termine La presidente del gruppo Ncd, Laura Bianconi, annuncia nell’Aula del Senato il “Sì” convinto del suo gruppo alla fiducia al governo, ma avverte che non si tratterà di “un esecutivo a termine”. Definisce “un gesto coraggioso” le dimissioni di Renzi e dichiara che sarebbe stato “sbagliato”, dopo la vittoria del No al referendum “rifugiarsi subito nelle elezioni”. “Torneremo a votare – assicura – ma solo dopo che si sarà riannodato il tessuto sociale”. “Nutriamo la speranza di consegnare un Paese con maggiore inclusione sociale e governabilità – aggiunge – dando vita ad un governo politico e di coalizione” che garantisce la “stessa maggioranza che ha assicurato sinora la governabilità”. Ma “non riteniamo questo governo a termine o nato morto – osserva – siamo nell’imminenza non di elezioni ma della nascita del governo Gentiloni. E ribadisco Gentiloni. Punto”. “Nessuno pensi – insiste – che ci possa essere una spina da staccare quando qualcuno vorrà. Durerà fino a quando ci saranno i voti in Parlamento. Lasciamolo lavorare. Sono aperti ancora numerosi dossier ai quali dobbiamo dare una risposta”. Dopo aver salutato con favore la nascita di un ministero per il Sud, ricorda che una delle priorità ora è la legge elettorale che deve nascere “da un confronto tra tutte le forze parlamentari”. Laura Bianconi invita quindi tutte le forze politiche a mettersi subito al lavoro “anche senza attendere la pronuncia della Consulta”. Perché la nuova legge elettorale deve prendere atto del fatto che il “bipolarismo ha lasciato il passo ad un tripolarismo” e che non serve un normativa “contro qualcuno, ma ne serve una per governare al meglio”. Romani: “No fiducia, ma insieme legge su partiti e primarie” “Abbiamo dato atto al presidente Gentiloni del segno di discontinuita’ di voler lasciare al Parlamento il compito di scrivere la legge elettorale, ma la stessa discontinuità non abbiamo potuto riscontrarla nella composizione di questo nuovo, si fa per dire, governo”, dunque “basta con l’imposizione delle fiducie a ogni pie’ sospinto e all’eccessivo ricorso ai decreti legge”. Lo ha deto il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, durante gli interventi in dichiarazione dei voti sulla fiducia al governo Gentiloni. “Abbiamo la possibilità di ridare alla politica la legittimità che le spetta – ha aggiunto -. Accanto alla legge elettorale vi proponiamo, o se volete vi sfidiamo, a fare insieme anche una legge che regolamenti la vita dei partiti e le primarie. Forza Italia non può e non vuole rinunciare alla propria vocazione riformatrice, e’ nel nostro Dna”. “La nostra sarà un’opposizione dura, leale e senza sconti, e una volta approvata la migliore legge possibile la parola torni agli elettori”, ha proseguito Romani. Il senatore di Sinistra Italiana Barozzini, ha confermato il no della sua componente al governo Gentiloni: “Non daremo la fiducia a questo governo, quello che è successo in questi anni, è andato ogni oltre limite di decenza. Il governo non ha mai tenuto conto di quello che stava succedendo nel paese, quando il mondo del lavoro viene calpestato non si può parlare di democrazia”. No alla fiducia arriva anche dal gruppo Cor (Conservatori e Riformisti): “Ci aspettiamo una forte discontinuità dal governo precedente, noi piccolo gruppo di opposizione, riteniamo che quel 60% del referendum meriti rispetto, presenterò un’immediata proposta di un’assemblea costituente” ha detto il senatore Compagna. Critica – sin dal nascita del neo esecutivo – la Lega. “Renzi ha presentato una riforma pasticciata, si è tentato di perpetuare un imbroglio agli italiani, ma 20 milioni di italiani vi hanno sonoramente bocciato perchè volevate togliere il diritto di voto ai cittadini e non hanno voluto vendere la propria liberta’ per un bonus” – ha detto il senatore della Lega Nord, Arrigoni – nel corso della discussione generale sulle comunicazioni programmatiche del governo Gentiloni. “Noi come gruppo della Lega Nord non crediamo affatto che questo governo abbia le carte in regola per servire il Paese. La Lega Nord farà in Parlamento un’opposizione durissima e senza sconti al suo governo” ha aggiunto Arrigoni. Sul piede di guerra anche i grillini. “Non ci preoccupa questo governo che nasce contro il volere popolare. Ogni giorno che passa ci fanno un gran regalo”. Così ad Avvenire Danilo Toninelli, responsabile riforme del M5S, che esclude partecipazioni a tavoli sulla legge elettorale. “Gli interlocutori sono degli zombie, la risposta la darà la Corte costituzionale”. E aggiunge: “Nessun Aventino, ma la legislatura è clamorosamente terminata. Chi cerca di proseguirla lo fa perché ha la colla per stare attaccato alla poltrona”. E aggiunge che M5S sarà in Parlamento “solo per denunciare le ennesime nefandezze che si andranno a fare. Un ruolo di presidio”.

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