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Salafismo, dottrina estremista e violenta che seduce i musulmani nati in Europa – La Stampa

Nel salafismo confluiscono diverse «anime». Quella jihadista prevede la violenza come mezzo per arrivare a una società strettamente islamica

lastampa.it – Salafismo, dottrina estremista e violenta che seduce i musulmani nati in Europa. Giustifica la jihad ed è contro l’integrazione con l’Occidente «corrotto»  – LORENZO VIDINO

Seguendo un copione tragicamente già visto in molti degli attacchi che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi mesi, pare che l’attentatore di Berlino fosse noto all’intelligence tedesca, un militante da tempo sotto osservazione come membro della scena salafita locale. Secondo le prime rivelazioni, infatti, Anis Amri era legato a un network salafita operante soprattutto nella parte occidentale del Paese, nella megalopoli che unisce le città ricche e industriali di Bassa Sassonia e Nord Reno-Westfalia.

A inizio novembre le autorità tedesche avevano compiuto una mega-operazione contro il network, arrestandone il leader, l’iracheno Abu Walaa, e alcuni dei suoi più stretti seguaci accusandoli di aver reclutato più di cento foreign fighters tedeschi per lo Stato islamico. Amri da allora si diede alla macchia, ricomparendo al mercatino natalizio di Kurfürstendamm.

Ma cos’è il salafismo? Il termine è ormai entrato nel vocabolario comune nei paesi del Centro-Nord Europa, dove da anni si nota la crescita di popolarità dell’ideologia tra le seconde e terze generazioni di musulmani (e tra un alto numero di convertiti).

Nella sua accezione originale il salafismo è un movimento che vuole un ritorno ad un islam puro, scevro di modernizzazioni e simile a quello delle prime generazioni di musulmani vissuti ai tempi del profeta Mohammed (il termine «salaf» in arabo vuole dire antenati, predecessori). Il salafismo moderno traccia le sue origini nel diciannovesimo secolo, quando si cominciò a ritenere che solo ritornando alle radici e a una interpretazione letterale dell’islam il mondo musulmano potesse resistere alla pressione militare, economica e culturale esercitata dall’Occidente.

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Movimento fondamentalista per eccellenza, non ha una leadership centrale ma, anzi è estremamente atomizzato e diviso in macro-correnti. Esiste infatti un salafismo quietista, che predica un’emulazione di ogni dettaglio della vita del profeta (in ogni singolo comportamento, inclusa lunghezza della barba e modo di lavarsi i denti) ma rifugge la partecipazione alla vita politica, e un salafismo politico che invece la incoraggia.

Per quanto tutto il salafismo abbia una relazione ambigua con la violenza, è degli ultimi anni la crescita del cosiddetto salafismo jihadista, che vede nell’uso anche indiscriminato della forza il principale strumento per ottenere il proprio obiettivo di una società strettamente islamica.

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I confini tra le varie forme di salafismo sono spesso labili e ciò crea un dilemma alle autorità tedesche e degli altri paesi europei (in Italia esiste una comunità salafita, anche se le sue dimensioni, soprattutto tra le seconde generazioni, sono più ridotte).

Tutti i gruppi e predicatori salafiti diffondono una visione dell’islam problematica dal punto di vista della coesione sociale. La loro visione su, per esempio, integrazione, diritti delle donne, e libertà religiosa è altamente problematica ma, al tempo stesso, ironicamente, protetta nei paesi occidentali dalle medesime norme su libertà di espressione e di culto che i salafiti vorrebbero cancellare.

Così si spiega perché predicatori salafiti che invocano lapidazioni e la sostituzione delle costituzioni europee con la sharia operino pressoché indisturbati in tutta Europa. Solo quando, come spesso è avvenuto da quando opera l’Isis, i network salafiti vanno al di là della predicazione e della creazione di una forma mentis che è spesso propedeutica al terrorismo tra i propri seguaci, ma reclutano direttamente per gruppi terroristici le autorità possono riscontrare un comportamento criminoso che permette loro di intervenire.

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Nella pratica però il fondamentale confine tra predicazione estremista e reclutamento, tra lecito e penalmente rilevante, è di difficile individuazione. E se negli ultimi mesi le autorità tedesche hanno smantellato vari network salafiti (incluso quello di La Vera Religione, specializzato nell’organizzare la distribuzione di corani presso bancarelle nei centri cittadini di mezza Europa come facciata ad attività ben più nefaste), altri operano liberamente.

Se forse il primo ministro francese Valls esagerava quando recentemente ha detto che il salafismo «sta vincendo la battaglia culturale e ideologica», è innegabile che l’ideologia si stia diffondendo in tutta Europa a ritmi preoccupanti, soprattutto tra musulmani nati e cresciuti tra noi. Il problema non è secondario. Il salafismo diffonde una visione che, nel migliore dei casi, porta alla auto-segregazione dei seguaci da quella che ritengono essere una società corrotta e immorale.

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 Nel peggiore dei casi gli insegnamenti del salafismo sfociano nella violenza jihadista che sta insanguinando le nostre strade. Arginare la diffusione del salafismo, particolarmente nelle sue forme più estreme, sta diventando perciò un imperativo per l’Europa. E se in certi casi ciò può essere fatto con operazioni di polizia, nel lungo termine la vera risposta è una valida contro-offerta culturale.

Sorgente: Salafismo, dottrina estremista e violenta che seduce i musulmani nati in Europa – La Stampa

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