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Referendum, la Cgil c’è anche dopo il voto. Sarà così anche per Renzi e il Pd? – Affaritaliani.it

Referendum, è stato Renzi ad accendere la miccia? Certo. Ma i suoi avversari hanno abboccato, compresa la sinistra Pd che adesso ce l’ha pure con i sindacati

Di Massimo Falcioni
Invece di intervenire e dare battaglia politica sui problemi veri dell’Italia involuta e ripiegata su se stessa – dal Censis definita  “rentier” – con i giovani senza prospettiva e più poveri dei loro nonni e con un pericoloso solco fra cittadini e politica la sinistra del Pd e dintorni insiste nel refrain dell’invettiva e del piagnisteo. E’ stato Renzi ad accendere la miccia? Certo. Ma i suoi avversari hanno abboccato all’amo, compresa la sinistra (del Pd) che adesso, a ridosso del voto sul referendum, ce l’ha pure con i sindacati – Cgil in primis –  accusati di aver portato soccorso al premier in difficoltà per il suo SI dato perdente nei sondaggi  – per aver firmato due accordi di gran peso, una settimana fa quello dei metalmeccanici e l’altro ieri quello del pubblico impiego. Il sindacato che non fa trattative, non lotta, non sigla contratti e non mette qualcosa nel “carniere” dei lavoratori, non esiste.
Quindi non si capisce perchè i sindacati non avrebbero dovuto chiudere trattative che legittimano il loro ruolo e comunque portano un po’ d’ossigeno ai lavoratori. Dopo anni in difesa e divisi beccandosi come i polli di Renzo, oggi, pur con i non pochi limiti evidenziati anche con questi ultimi accordi, il sindacato prova a tornare sulla scena restando ancorato al metodo di misurarsi sui contenuti concreti senza porsi problemi di schieramento. Era forse opportuno, con il voto del 4 dicembre alle porte, non chiudere dopo oltre un anno di incontri e di scioperi il contratto dei metalmeccanici e rinviare ancora, dopo 7 anni, l’accordo per il pubblico impiego? O, proprio perché il governo aveva l’urgenza di chiudere la trattativa, non si poteva alzare la posta e portare a casa qualcosa di più sostanzioso? Interrogativi legittimi cui saranno i lavoratori nelle assemblee a rispondere. Chi, nella sinistra del “sinistrese” parla di accordi “umilianti” per i lavoratori, non conosce la storia sindacale fatta di passi avanti e passi indietro e non tiene conto della realtà nazionale e internazionale e dei rapporti di forza attuali ma segue una logica pansindacalista, per cui nella società esiste soltanto il sindacato, esiste soltanto una parte, quella dei lavoratori dipendenti verso i quali tutta la società deve piegarsi.
Come una rondine non fa primavera, non sono due accordi siglati a rimettere davvero in gioco il sindacato che da anni ha perso l’autobus del potere politico e contrattuale ed è recepito dai cittadini, al pari dei partiti, come casta.
Fatto sta che questi due accordi, specie quello del pubblico impiego, hanno piegato Renzi facendo saltare il suo provocatorio e arrogante grido di guerra dei mesi addietro: “Voi non esistete!”. Il premier voleva negare persino la legittimità del tavolo di trattativa con i sindacati mirando a colpirne la residua autorevolezza e credibilità, ma ha dovuto cedere. Non è poca cosa e il fatto travalica i confini sindacali perché è stato piegato un asse portante dell’impostazione politica di Renzi mirante a non riconoscere i corpi intermedi, puntando anche qui alla scorciatoia dei rapporti diretti usando carota e bastone per fini di potere. E’ ancora solo un prima successo dei sindacati, da consolidare ed estendere.
Un primo alt per Renzi, capace anche qui di ribaltare la frittata tramutando in vittoria una sconfitta. Una svolta che riporta il sindacato nel gioco politico in grado di influenzare partiti e istituzioni incidendo negli stessi equilibri del dopo 4 dicembre? Si vedrà. Il segnale c’è. Il referendum ha sollevato per lo più inutili polveroni alimentando nuove divisioni e contrapposizioni non facili da risanare. Tsunami dopo il voto? No. Ma le urne non lasceranno tutto come prima. Se vince il SI Renzi si convince che personalizzare e buttarla in caciara funziona e paga e si può andare alle elezioni politiche anticipate incassando il pieno di voti e fare piazza pulita dentro e fuori il Pd. Così il Paese sarà ancora più diviso e meno stabile anche sul piano politico e istituzionale, ancor più ostaggio del populismo e della demagogia: si allargheranno lo scontento e il dissenso che potrebbero prendere vie anche pericolose per la stessa democrazia. Se vince il NO Renzi deve trarne le conclusioni politiche prendendo atto di una bocciatura personale e politica. E dopo? C’è sempre stato un dopo. E dopo servono i ricostruttori, non lasciando che siano Grillo (con il suo “Adesso tutti a casa!”) o Berlusconi&C (“Adesso governissimo con noi dentro!”) a lucrare sulla vittoria.
La critica alla Cgil è anche quella di essere stata debole e opportunista nella battaglia per il NO come se non pesasse la Cisl schierata per il SI e la Uil per il NI e come se non ci fosse un domani, dopo le urne del 4 dicembre.  La Cgil non gode buona salute, debole nel contrastare la crisi e con una leadership “in confusione”. Tuttavia nel solco della sua tradizione, è scesa in campo schierata con il NO “consapevole”. I toni bassi non significa poca convinzione ma rifiuto di scendere sul terreno della sbracatura e della lacerazione a difesa della Costituzione fondata sul lavoro e su quei diritti e quei valori vergati nella sua prima parte. Il NO non è stato usato dalla Cgil nella violenza della guerra interna al Pd né tanto meno per aggregarsi a quanti vogliono alimentare il fuoco del tanto peggio tanto meglio. Così, dopo il voto, la Cgil, nella sua autonomia, può dare il suo contributo utile a ricucire la politica che deve tornare ad occuparsi dei fatti concreti. Cartellino rosso per Renzi, altrimenti lanciato nel suo delirio di onnipotenza. Ma cartellino rosso anche per Grillo e per chi cerca il salto nel buio o ritorni nella stanza dei bottoni.

Sorgente: Referendum, la Cgil c’è anche dopo il voto. Sarà così anche per Renzi e il Pd? – Affaritaliani.it

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