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Quella distanza tra classe dirigente e paese reale | Daniele Tissone | huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – Quella distanza tra classe dirigente e paese reale       –  Segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil

La fase di turbolenza politica che stiamo vivendo conferma, se mai ve ne fosse bisogno, la distanza sempre più grande che esiste tra la nazione reale e la classe dirigente. Pur dando atto al presidente del Consiglio di essersi coerentemente dimesso all’indomani della sconfitta al referendum costituzionale, sono rimasto stupito nel sentire e leggere alcune affermazioni di Matteo Renzi nelle quali ha dichiarato di aver avuto l’onore di guidare il paese più bello del mondo.

Basterebbe analizzare i dati forniti dal ministero dell’Interno appena lo scorso ottobre, relativi al tasso di criminalità, per capire che nel paese più bello del mondo abbiamo una media di oltre 7.500 reati denunciati ogni giorno e che la diminuzione delle denunce rispetto allo scorso anno è frutto, probabilmente, più di una generalizzata sfiducia del cittadino verso le istituzioni che di un reale arretramento dei delitti e delle contravvenzioni.

Basterebbe ricordare che a fine novembre il dato sui femminicidi registrava ben 116 omicidi dall’inizio del 2016 – una donna ogni 3 giorni uccisa da mariti, fidanzati, compagni o altri familiari – per capire che la narrazione dell’Italia come paese più bello del mondo comincia a diventare paradossale.

Basterebbe meditare sul tasso di disoccupazione giovanile, attestato sul 40 per cento, e sulla diffusa precarietà di chi una occupazione riesce a trovarla oppure riflettere sul tasso di inattività, cioè su tutte quelle persone che un lavoro non ce l’hanno e neppure lo cercano, sfiduciate come sono dal “sistema” e forse dalla vita stessa, per capire che questo “paese più bello del mondo” di polvere sotto il tappeto ne nasconde parecchia.

L’elenco potrebbe essere lungo. Il punto è che questa distanza tra paese reale e classe dirigente rischia di accentuarsi ancor più nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, perché in Italia oggi, dopo il periodo dell’illusione e della successiva disillusione, andiamo incontro alla stagione dei populismi che ha già attraversato gli Stati Uniti e mezza Europa.

Molti di coloro che siedono nell’attuale Parlamento pensano ancora, probabilmente, di riuscire a far credere al cittadino che il problema di Palermo è il traffico, parafrasando la scena di uno straordinario film di Roberto Benigni. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, 10 giorni prima di lasciare il governo nelle mani di Mario Monti dopo aver portato l’Italia sull’orlo della bancarotta, disse che la crisi economica non era reale, che il nostro era un paese benestante e che i ristoranti erano pieni.

Tutti sanno come sono finite le cose e come oggi, a distanza di 5 anni, paghiamo ancora un prezzo altissimo per le (non) scelte di quell’esecutivo dove sedevano Brunetta, Giovanardi, Santanchè, Bossi, Meloni e compagnia cantando. Molti di quelli che oggi si presentano come “salvatori della patria”. C’è poco da salvare, purtroppo, se non si cambia paradigma.

C’è soprattutto da colmare un gap. Perché oggi il malcontento è grande tra chi un mestiere ce l’ha e non arriva a fine mese, tra chi un’occupazione è costretto a difenderla coi denti e con le unghie per via del precariato, tra chi non riesce a trovare un lavoro, tra chi vive con mille rinunce con la propria pensione dopo una vita di sacrifici.

Se non si supera quella distanza a cui ho più volte fatto cenno, siamo destinati a finire male. Tutti quanti. La mia onestà intellettuale non può esimermi anche dal rilevare la necessità di una riflessione per quel che riguarda il mondo sindacale nel suo complesso. Prima la classe dirigente di questo Paese – o quel che ne resta – se ne renderà conto, meglio sarà.

Una giornata mondiale per chi difende i diritti umani

Sorgente: Quella distanza tra classe dirigente e paese reale | Daniele Tissone

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