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Per governare l’Italia, occorre un campo-alleanza unitario in continuità con l’Ulivo di Prodi | huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – Per governare l’Italia, occorre un campo-alleanza unitario in continuità con l’Ulivo di ProdiEuroparlamentare, commissione Affari Esteri del Parlamento europeo

Permane nel Pd un clima di confusione, di grande incertezza e di pessimismo. Le divisioni non paiono cercare la via di un confronto serio e sincero. Persino Renzi pare attraversato da seri dubbi su come procedere. Sono gli effetti della sconfitta così grande del Sì; ma anche del modo con il quale si è svolta la campagna referendaria.

Già prima del risultato, il Pd aveva realizzato dentro di sé una sorta di autodafé. Aveva, al suo interno, rinunciato a fare politica, per dar vita a una polarizzazione (in molti casi indecente) tra posizioni pregiudiziali, fanatiche, propagandistiche. Del tutto ideologiche.

Il merito della riforma ha interessato, forse, strati maturi dell’elettorato; certamente molto meno i gruppi dirigenti che si sono combattuti sul crinale dell’odio o dell’amore per Renzi. Sarebbe utile tentare di superare questo stallo assai penoso e presupposto di sonore future disfatte.

Lunedì a Bologna va in scena un tentativo che si muove in questa direzione. Discuteranno insieme Gianni Cuperlo, Virginio Merola, Giuliano Pisapia, Massimo Zedda e per Campo democratico Sandro Gozi. Si parte da un presupposto sul quale da anni Campo democratico insiste, in un dialogo proficuo con tante energie diffuse e in particolare con tanti amministratori e sindaci.

Vale a dire che nell’elettorato di centrosinistra che crede in una prospettiva di governo, c’è una comune sensibilità che contrasta con le acerrime contrapposizioni tra i gruppi dirigenti, dovute spesso a un desiderio di conservare piccole rendite di posizione e di potere, ammantato da strumentali radicalizzazioni sui contenuti.

C’è voglia di discussione e di unità. Lo sanno, appunto, i sindaci che, anche in presenza di un vento antisistema, quando le sanno suscitare ed essi stessi non sono le semplici pedine di una partita politica nazionale, riescono a vincere. E, anche, alla grande.

Il Pd, ideologizzato, si è chiuso in se stesso. Tutto il Pd. Renzi e chi lo ha combattuto. Non vale la pena vedere chi ha più responsabilità. Seppure, per spirito di verità, non si è mai vista in alcun partito di sinistra un’opposizione interna così accanitamente in movimento per distruggere il suo leader, democraticamente eletto e che, a prescindere da come si vuole giudicare, ha riportato il Pd al centro della politica italiana, ridando prestigio al paese anche a livello internazionale.

D’altra parte la stessa “vocazione maggioritaria” non è l’illusione di poter vincere da soli; bensì la speranza di irradiare un sentimento unitario, saldo, partecipe, univocamente indirizzato per conquistare il governo e affermare l’alternativa. L’Ulivo di Prodi ebbe una vocazione maggioritaria.

Al contrario degli ultimi governi di centrosinistra, quando l’alleanza raccoglieva diciassette gruppi parlamentari in conflitto tra loro. Cosa occorre al Pd per recuperare la strada giusta? Una leadership forte. Non solo del capo eletto, ma di un gruppo dirigente plurale e dei migliori. Che oggi non esiste neppure lontanamente.

Essa serve perché mai come oggi occorre la capacità di decidere. La decisione è il succo della politica e del cambiamento. È un atto di responsabilità, di trasparenza, di prima e autentica rappresentanza di coloro che ti hanno eletto. E poi, occorre una potente apertura di vera democrazia verso la base della piramide.

I nostri iscritti, gli elettori quando è necessario, debbono sapersi mischiare in un campo abitato dai singoli nell’esercizio della responsabilità personale. È in questo incontro, scontro, dialogo, esposizione personale che si può tentare di suscitare il protagonismo di chi oggi si è spento; superando il predominio delle fazioni in lotta, dei capi locali talvolta scomposti e delle cordate di potere.

I circoli si debbono trasformare nelle “agorà” di questa nuova pratica politica, sociale e culturale. Non per fare ginnastica, ma per decidere in un rapporto fecondo, ma anche imprevedibile e dagli esiti aperti, con il gruppo dirigente apicale. Pisapia chiama a raccolta le forze che non si riconoscono nel Pd. Bene.

Se non si valuta esistere uno spazio unitario per una confluenza significativa già nell’oggi, il Pd deve avviare dentro di sé un processo analogo e parallelo a quello di Pisapia a partire dal prossimo, spero rapido, congresso.

Occorre costruire un campo-alleanza unitario che si candidi (anche in questo caso spero non dopo il giugno del prossimo anno) a governare l’Italia. Un campo alleanza in continuità con l’Ulivo di Prodi (costruito allora da D’Alema, Veltroni, Castagnetti e tanti altri), il solo leader di sinistra che ha vinto Berlusconi sul campo, e a quel Pd, almeno da me sognato, che al suo nascere cercò di aprirsi alla società per non chiudere la sinistra in un fortino assediato.

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Sorgente: Per governare l’Italia, occorre un campo-alleanza unitario in continuità con l’Ulivo di Prodi | Goffredo Bettini

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