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Pd in assemblea, l’autocritica di Renzi: “Perso al Sud e con i giovani”. Sì a Congresso, e rilancia il Mattarellum – Repubblica.it

Analisi “seria e severa” del segretario all’assemblea del Pd. “Sconfitta netta. Speravo in 13 milioni di voti, non ne sono bastati

13 e mezzo. Dobbiamo riflettere ma ripartire. Perché il No non è un fronte omogeneo”. “Si va verso il voto. Noi proponiamo il Mattarellum”. No alla minoranza dem sul congresso anticipato: “Si farà nei tempi previsti”

di PAOLO GALLORI

ROMA – Ormai “solo” segretario, Matteo Renzi apre l’assemblea nazionale del Pd all’Hotel Ergife di Roma, analizzando le ragioni della sconfitta al referendum sulle riforme costituzionali che ha segnato il suo destino da premier. Una batosta che Renzi ammette netta, una partita “strapersa”. Ma da cui ripartire. Non con un congresso del partito anticipato, come vorrebbe la minoranza dem, che si risolverebbe in una ricerca di “rivincite e regolamenti di conti”. Piuttosto, Renzi vede all’orizzonte elezioni anticipate, partendo dal ritorno alla legge elettorale del Mattarellum, per il quale chiede una chiara manifestazione di assenso alle altre forze politiche. In caso contrario, no a meline, si va col Consultellum. Una proposta che trova il favore anche della minoranza interna. Che, per questo, esce dalla sala al momento del voto, per non opporsi anche a questa indicazione della relazione dfel segretario. Che alla fine è stata approvata con 481 voti favorevoli, 2 contrari e 10 astenuti.

Presenti il premier Paolo Gentiloni, il presidente del partito Matteo Orfini, il vicesegretario Lorenzo Guerini, il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, i ministri del Lavoro Giuliano Poletti, del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, della Giustizia Andrea Orlando. Tra gli esponenti delle diverse ali della minoranza Pd, Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Davide Zoggia, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, Guglielmo Epifani e Cesare Damiano, l’ex sindaco di Torino Piero Fassino.

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Si parte tutti in piedi a cantare l’inno nazionale. Ma prima, in attesa della relazione del segretario, è risuonata La prima Repubblica di Checco Zalone, scelta che tra i delegati non è passata inosservata, visto il titolo. E scelta non casuale, perché Renzi la richiamerà anche nel suo intervento. Confermando la voce secondo cui a inserire la canzone nella colonna sonora della giornata sia stato proprio lui, chiedendo di persona il via libera per l’utilizzo all’attore e regista pugliese.

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Congresso Pd nei tempi stabiliti. “Il leader – dice il segretario – è quello che quando perde lo ammette e dice che vuole ripartire. La sconfitta fa parte della vita. Senza inseguire vendette e ritorsioni. Per inseguire vendette e ritorsioni fare subito il Congresso sarebbe stata la scelta migliore. Certo, dire che con me si rischia la deriva autoritaria, mentre ci sono partiti azienda e partiti dove gli amministratori locali devono sottoscrivere contratti e penali (riferimento al documento firmato da Raggi col M5s, ndr). Poi, vedere persone di questo partito festeggiare dopo gli exit poll, ha ferito il senso di appartenenza a questa comunità. Ma ho accettato il consiglio di chi mi ha detto di non fare del congresso il luogo dello scontro. Ho accettato l’idea di rispettare la tempistica e le regole. Rispetteremo le scadenze statutarie, sui contenuti, non regoleremo i conti. Ciascuno indossi le proprie ferite come crede, ma i circoli tornino a discutere e approfondire ciò che serve all’Italia. La prima regola del nuovo corso deve essere di ascoltare di più, io per primo. La segreteria deve funzionare meglio, più plurali e meno autorevoli. Mercoledì ci riuniremo nella segreteria per cambiare passo. I nostri sindaci devono essere coinvolti di più.  Ma Beppe Sala faccia ciò che i cittadini gli hanno chiesto di fare”.

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L’analisi della sconfitta al referendum. “Vorrei che fosse l’assemblea per un’analisi seria e severa, ma anche caratterizzata da sano senso di passione per la cosa pubblica. trasparente e in streaming. Ci sono riforme di cui siamo orgogliosi: le unioni civili, il Jobs Act. Se la cultura contro lo spreco alimemntare ha fatto passi avanti è perché c’è stata una battaglia culturale fatta da questo schieramento. Queste riforme non puzzano e resteranno”.

“Sto per fare l’analisi della sconfitta. I mille giorni del governo hanno segnato risultati che saranno raccolti in un libro, con una cornice idelologica e ideale. Il Pd ha accettato di sporcarsi le mani. La politica non è indicare ciò che non va, non è l’urlo. Se si fa così e poi ci si nasconde di fronte alla possibilità di raccontare proposte, il Paese non va da nessuna parte. Se per dire no alla corruzione si dice No alle Olimpiadi (ancora un riferimento alla sindaca Raggi, ndr) non si ferma la corruzione ma si fa male alla propria città. Ma i mille giorni sono il passato remoto di questo Paese, almeno per me e ora finiranno nel libro. E’ invece fondamentale dire, a chi ha votato Sì o No al referendum, che senza sogni non si va da nessuna parte, se la politica è di chi urla più forte. La politica è cambiamento e il Pd ha accettato la sfida”.

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“Non a caso – prosegue Renzi – abbiamo messo Zalone. La bocciatura è un dato netto e su cui discutere. Ma dobbiamo dirci che eravamo a un passo dalla Terza Repubblica e sembra che siamo tornati alla prima. Abbiamo detto che la riforma avrebbe fatto bene al Paese, avrebbe permesso all’Italia di essere un Paese più facile, più banale. Un No molto forte non ci impedisce di dire che questo blocca per i prossimi anni ogni possibilità di cambiare. C’era nel fronte del No chi diceva che in 15 giorni avrebbe fatto le sue proposte di riforma. Aspettiamo i prossimi cinque mesi”.

Finalmente, l’analisi del voto: “Abbiamo straperso, anche il 41% al referendum è una sconfitta netta. Sognavo 13 milioni, ne abbiamo presi 13 e mezzo, non è bastato. Dove abbiamo perso. Al Sud: il nostro approccio non è stato di disinteresse, ho visitato i luoghi più difficili. Ma abbiamo sbagliato pensando fosse sufficiente una politica di investimenti e patti per il Sud senza il coinvolgimento vero di quella parte di Sud che doveva essere portata con noi in una sfida etica prima che economica. Il primo errore. Poi, abbiamo messo tanti soldi per il Mezzogiorno, saranno utili, gli amministratori locali li utilizzeranno bene e il governo controllerà bene. Ma dico che mettere queste risorse senza coinvolgere le persone è stato un errore. Bisogna ricostruire un ponte con queste persone. E solo noi possiamo farlo”.

“I giovani: abbiamo perso sui 30 e 40enni, abbiamo perso in casa. Fa male, perché la nostra generazione che perde nella sua fascia di riferimento fa pensare. Perché? Rabbia? Non è una generazione arrabbiata ma disincantata, da presidenti del Consiglio indagati, presi a monetine, cresciuta col mito sella semplificazione e talvolta del semplicismo. Non siamo riusciti a prenderla sul referendum. E’ un luogo da cui ripartire, non fisico. Una generazione globale, ma la globalizzazione tecnologica fa pendant con sfide che mettono quella generazione a rischio”. “Non mi vedrete fare il tour del Paese con i camper – promette Renzi -, è finito il tempo in cui riempivamo i teatri riempiamo le folle. Voglio lavorare in modo meno organizzato, arrivare all’improvviso, fare l’allenatore e il talent scout di giovani. Verrò a cercarvi uno per uno, voglio stanarvi e chiedervi di darci una mano per farci del Pd più forte”.

Infine, “abbiamo perso sul web – aggiunge il segretario -. Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità”. Chiaro riferimento al M5s. A Grillo e ai suoi, Renzi lancia una proposta: “Questo è un tema cruciale. Potremmo proporre al M5s la stessa cosa che un candidato democratico disse ai repubblicani: voi la smettete di dire le bugie sul nostro conto e noi la smettiamo di dire la verità sul vostro. Ma il punto – ribadisce – è che abbiamo perduto la sfida del web”.

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Verso le politiche. Col Mattarellum. “I signori del No non sottovalutino che c’è un 41% su cui fare i conti. Noi rifletteremo per ripartire. Il No non è una proposta politica omogenea e le prossime politiche si giocheranno su proposte. Il 41% è una sconfitta, ma questo popolo ha bisogno di trovare luoghi da cui ripartire. E noi siamo il luogo più importante”. “Stiamo andando al voto, non sappiamo quando e non è importante nemmeno sapere la questione – prosegue Renzi -. In questo momento chi ha paura di votare sono gli altri. Perché per loro va benissimo agitare la bandierina del 59%, ma se li metti in una competizione elettorale come partito non possono più lamentarsi, devono iniziare a dire cosa pensano. Dicono che si deve andare a votare ma ne hanno una paura matta”.

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Ecco, il Pd di Matteo Renzi non accetterà la “melina” degli altri partiti sulla legge elettorale, se si vuole correggere il meccanismo di voto si torni al Mattarellum, con una legge “di un articolo”, ma se non fosse possibile un’intesa “si voterà con il Consultellum”. “Dobbiamo mettere un elemento di chiarezza – ha spiegato Renzi – vogliamo un sistema maggioritario, o tornare al proporzionale. Io dico di guardare le carte sull’unica proposta che ha visto vincere sia il centrosinistra che il centrodestra, la proposta della stagione dell’Ulivo di Romano Prodi. Che porta il nome del presidente Sergio Mattarella. Io dico: andiamo a vedere: il Pd c’è. Bisogna che gli altri ci dicano cosa hanno in testa. E’ una proposta fatta di un articolo, non c’è bisogno di inventarsi altro. Lo chiedo formalmente, a Forza Italia, ai nostri alleati centristi, alla Lega Nord, alla sinistra che si sta anche riorganizzando – vedo con molto interesse ciò che Giuliano Pisapia sta cercando di costruire – e lo chiedo al M5s. Se ci sarà melina, si andrà a votare con il Consultellum, e io vorrò candidarmi al Senato. E in prospettiva al Cnel”.

Sorgente: Pd in assemblea, l’autocritica di Renzi: “Perso al Sud e con i giovani”. Sì a Congresso, e rilancia il Mattarellum – Repubblica.it

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