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Pd – Domani l’assemblea Pd: i due scenari sul congresso e sulle elezioni | l’Unità TV

unita.tv – Domani l’assemblea Pd: i due scenari sul congresso e sulle elezioni.

I Dem domani saranno chiamati a decidere tempi e modi. Non esclusa la strada delle primarie di coalizione se voto in primavera @federicafan

Assemblea al buio. Domani le assise che dovranno definire l’assetto del Pd nei prossimi mesi e forse oltre, ma solo Matteo Renzi sa in che direzione vuole andare. A metà pomeriggio ai mille delegati non era ancora arrivato l’invito per l’hotel Ergife a Roma. E il primo interrogativo è basilare: il congresso si farà oppure no? L’ex premier lo ha invocato nella direzione dopo la «botta» referendaria per anticiparlo rispetto alla data prevista di novembre 2017.

La minoranza, invece, prende tempo: per organizzare il proprio campo, dove manca ancora un leader condiviso, e allontanare la prospettiva del voto in primavera. Due visioni difficili da avvicinare: Renzi teme il logoramento, i bersaniani la conta.

Nessuna anticipazione su quale sarà la proposta del segretario. Su Facebook ha annunciato che sarà un confronto «forte e chiaro» per «riconnettersi con l’Italia» in parallelo con una discussione social sui mille giorni del suo governo. Ad alcuni dei primi 12mila commenti, ha risposto: «Si perde una battaglia ma non la voglia di cambiare l’Italia», anche se «di riforme costituzionali non si riparlerà per decenni».

Ha promesso di mettere al centro lavoro e Sud. Ha individuato il suo più grande errore: «Buttarsi nella mischia con una maggioranza raccogliticcia, ma quando abbiamo proposto premio alla lista e ballottaggio molti hanno parlato di deriva autoritaria». Segnali che Renzi ha la testa sul suo futuro politico. I fedelissimi premono per il congresso subito. Sperano che Renzi, ai delegati, presenti le dimissioni «tecniche» dalla carica.

Gli esperti come Stefano Ceccanti e Sebastiano Vassallo, secondo comma dell’articolo 3 dello statuto alla mano, vedono due scenari: congresso anticipato con un segretario (Renzi) dimissionario oppure elezione da parte dell’assemblea di un nuovo segretario che completi il mandato.

In questo secondo caso, la scommessa è che nessuno tranne eventualmente Renzi abbia i numeri per farcela. In sostanza, sarebbe sempre il numero uno attualmente in carica a guidare il partito. «12 giorni dopo il referendum – arg omenta Andrea Marcucci – l’Italia ha fatto un balzo indietro di 20anni.

Inchieste,inciuci, paludi e scalate… Spero che Renzi rilanci la sfida per governare il Paese». Eppure, questa potenziale dimostrazione di forza (numerica) non convince tutti nella maggioranza Pd.

La tattica dell’«uno contro tutti» lascia tiepidi quanti vorrebbero aprire un canale di dialogo con la minoranza, dare all’esterno l’impressione di «averle tentate tutte per trovare un metodo condiviso».

Nel corpaccione Dem, i distinguo avanzano e si trasformano in dubbi. Nei Giovani Turchi si è insinuata una crepa tra quanti (Orfini) puntano sul bis di Renzi e quanti (Orlando) potrebbero scendere in campo per una via più «inclusiva». Tra i franceschiniani le urne non provocano smodato entusiasmo, e anche la squadra di governo ha lasciato perplessità. In più il ministro Martina invita a «superare il modello maggioritario» per un nuovo centrosinistra.

Al punto che si è raggiunto, però, non sarà facile convincere la minoranza a sedersi al tavolo delle regole.

Né tantomeno trovare un’intesa sui tempi. Ecco perché circola l’idea di un ramoscello d’ulivo: congresso rimandato alla data naturale e intanto – senza toccare il partito – primarie di partito e di coalizione.

A cui potrebbero partecipare tutti i potenziali alleati (da SI ad AP) che sottoscrivano una lista di impegni su programma, candidature e legge elettorale. È ovvio che, in attesa della decisione della Consulta sull’Italicum, tratterebbesi di linee guida basate su due punti cardine.

Il primo: il prossimo sistema elettorale sarà un proporzionale con correttivi maggioritari, e su questo bisognerà trovare la quadra. Il secondo punto: che la coalizione si formi prima o dopo il voto, l’azionista di maggioranza resterà il Pd.

In soldoni, Alfano può decidere di correre e pesarsi, ma non avendo chance di vittoria la faccenda servirà soprattutto a limitare il perimetro della prossima legislatura. Ammesso che la sinistra Dem accetti e che, ovviamente, si vinca.

Sorgente: Pd – Domani l’assemblea Pd: i due scenari sul congresso e sulle elezioni | l’Unità TV

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