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Nessuno obbliga Renzi

Nessuno obbliga Renzi alle dimissioni e a caricare il referendum di significati del tutto estranei alla Costituzione non sono stati gli altri partiti ma lui stesso ricattando fin dall’inizio il Parlamento e proseguendo con tale sconsideratezza fino a pochi giorni dal voto minacciando ancora ritorsioni per cercare di estorcere qualche Sì.

Un premier responsabile che non pensa solo alla sua carriera politica avrebbe evitato di creare un clima di contrapposizione così aspro e forte e soprattutto non si sarebbe servito della legge fondamentale della Repubblica per cercare di avere quella legittimazione popolare che non ha mai avuto.

Qualcuno ora scende dal carro e lamenta l’eccessiva personalizzazione di Renzi, come se avesse potuto fare diversamente dopo aver portato avanti quella pessima riforma con violazioni dei regolamenti e ingerenze di ogni tipo: dalle purghe in Commissione affari costituzionali ai blitz notturni fino a canguri e supercanguri.

Come mai questi rinsaviti non hanno parlato prima, quando il loro protetto gambizzava il Parlamento?

Un politico privo del più elementare senso delle Istituzioni ora vittima del suo stesso rampantismo.

Ma non si possono addossare tutte le colpe su Renzi. È stato Napolitano a trascinare il Paese fin qui, orchestrando una congiura per sostituire il premier in carica con un fantoccio alle sue dipendenze che seguisse alla lettera i suoi dettami, impartiti a loro volta, come scrisse il quirinalista Marzio Breda nell’aprile 2014, da una controversa banca d’affari, la J.P. Morgan.

Sorgente: Contro la disinformazione

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