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Media e i migranti. Qualcuno guarda alle persone, qualcuno alla politica – avvenire.it

I migranti fanno notizia. Manifestazione a Milano in difesa dei rifugiati (Fotogramma)

avvenire.it – Informazione. Media e i migranti. Qualcuno guarda alle persone, qualcuno alla politica. Gli stranieri hanno “invaso” i media, le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, ma anche i social network, come Facebook e Twitter. Rapporto dell’associazione Carta di Roma   – Vincenzo R. Spagnolo

«Negli ultimi anni, gli immigrati e l’immigrazione, più del Paese, hanno invaso i media, le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, ma anche la comunicazione sui social media, Facebook e Twitter…». Così il professor Ilvo Diamanti, docente di Analisi dell’opinione pubblica all’università di Urbino, commenta i risultati del rapporto “Notizie oltre i muri”, realizzato dall’associazione Carta di Roma, che per 10 mesi del 2016 ha monitorato con minuziosa attenzione sei quotidiani nazionali – il Corriere della Sera, il Giornale, Avvenire, l’Unità, la Repubblica e la Stampa – verificando come abbiano affrontato e raccontato le mille sfaccettature del fenomeno migratorio. Il dossier, presentato ieri alla Camera dei deputati, rivela come da gennaio a ottobre del 2016 le notizie dedicate al tema siano aumentate del 10% rispetto al medesimo periodo del 2015, toccando quota 1.622. Di converso, i toni allarmistici utilizzati in passato per descrivere il fenomeno sono andati scemando: gli analisti li hanno riscontrati nel 27% degli articoli vagliati, a fronte del 46% del 2015.

L’accoglienza, primo argomento

Esaminando il contenuto dei servizi, il tema più ricorrente risulta essere l’accoglienza di profughi e migranti, nel 34% dei casi. Dopo vengono i racconti dei viaggi della speranza (24%), le questioni sociali e culturali (21%), ma anche il terrorismo (9%) e la criminalità (8%). Solo in 12 giornate, nel corso dei primi 10 mesi del 2016, non erano presenti titoli sul tema nei sei quotidiani presi in esame. Avvenire, si legge a pagina 18 della ricerca, «è il quotidiano che dedica più attenzione al tema, con in media più di un titolo al giorno in prima pagina, seguito da La Stampa, con una media di un titolo al giorno».

Ancora, in metà dei titoli è presente un riferimento esplicito a leader e rappresentanti politici italiani oppure europei. Nel dettaglio, nei dieci mesi di analisi, Avvenire ha collocato in prima pagina 349 titoli sul tema delle migrazioni. Seguono La Stampa e il Giornale (con 306 e 268 titoli), La Repubblica (con 245), infine l’Unità (234) e il Corriere della Sera (con 220 titoli). In generale, cinque quotidiani su sei raccontano storia di accoglienza «da intendere come visione complessiva della società».

E il comune denominatore di titoli e articoli è «l’inclusione sociale», come modello e come ideale da raggiungere. Mentre Il Giornale «sceglie di declinare questa dimensione caricandola di significati allarmistici e, in particolare, di stabilire una connessione tra l’immigrazione e il rischio per le società occidentali di essere colonizzate e messe all’angolo.

Inoltre, la ricerca osserva come Avvenire riservi una «evidente attenzione, superiore rispetto alle altre testate, alla questione umanitaria, alle tragedie in mare, ai principi di solidarietà e di accoglienza». I vocaboli più usati, annota il dossier, «rimandano alla dimensione tragica e all’imperativo morale ad agire (corridoio, minore, vittima, famiglia, annegare, Papa, sfruttare, mare, asilo, pace umanitario, profugo, accoglienza, solidarietà). Altri quotidiani (la Stampa, l’Unità, il Corriere della Sera e, in misura leggermente minore, Repubblica), dedicano maggior spazio al confronto politico, alla gestione del fenomeno migratorio e alla sua europeizzazione.

I corridoi umanitari, grandi assenti sui media

Sui grandi quotidiani, fra i temi assenti, oltre al racconto del post-accoglienza e dell’integrazione, c’è quello, pur importante, dei corridoi umanitari. Sono solo 12 i “titoli/articoli” che mettono a fuoco esplicitamente la questione: quasi tutti (9 su 12) è stata riscontrata su Avvenire. Gli esperti di Carta di Roma lamentano come l’alternativa legale e sicura agli attraversamenti via mare abbia una visibilità quantitativamente poco significativa, nonostante l’esistenza del programma di “resettlement” e il progetto pilota avviato nel 2016 da Comunità di Sant’Egidio, Tavola valdese e Federazione italiana delle chiese evangeliche, in collaborazione con il ministero degli Esteri.

Fra gli articoli, si trovano racconti e testimonianze degli arrivi di famiglie siriane in fuga dalla guerra. Come nel caso di Falak: bimba siriana di 7 anni giunta in Italia insieme alla sua famiglia dal Libano, dove si era spostata dopo la fuga dalla Siria, per curare una malattia all’occhio; la storia della famiglia, la prima a giungere in Italia attraverso i corridoi umanitari – fa notare il dossier – riesce a ritagliarsi uno spazio, seppur marginale, sulla stampa.

Economia e lavoro, quei braccianti dimenticati

Uno degli aspetti con minor evidenza (col 4% di visibilità) è la dimensione del racconto che riguarda gli aspetti lavorativi. In essa rientrano da un lato le buone notizie (cioè i casi di successo imprenditoriale degli immigrati), ma anche quelle che sfidano gli stereotipi. Ancora, si legge a pagina 26 della ricerca, «sono soprattutto Avvenire, Repubblica e Stampa a dedicare spazio a questa dimensione», con titoli come “Le pensioni salvate dai migranti” o “Gli immigrati valgono l’8% del Pil. E non rubano lavoro”. Qui trovano spazio pure quelle vicende di marginalità che raccontano gli “schiavi dell’agricoltura”, il racket dei braccianti o il caporalato nella raccolta di pomodori in Puglia.

Il linguaggio d’odio sui social network e le post-verità

Nel rapporto vengono analizzate anche vicende di cronaca che hanno fatto scalpore, come il caso di Emmanuel Chidi Nnamdi, il migrante nigeriano picchiato a morte da un italiano a Fermo. Secondo il presidente dell’associazione Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu, «una corretta informazione può servire come antidoto all’odio». E se in genere i media tradizionali mantengono l’informazione dentro ai confini di tolleranza, è sui social network che compaiono insulti e attacchi verbali e che «si assiste a una sguaiata deumanizzazione del linguaggio. Oggi, afferma l’ex ministro dell’Integrazione e attuale parlamentare europeo del Pd Cecile Kyenge, «l’odio garantisce guadagni virali sul web. Esistono siti di “bufale”, notizie false, che lucrano sull’odio, che sono costruiti per questo.

La scorsa settimana – prosegue Kyenge – abbiamo approvato in parlamento Ue una risoluzione in cui si esprime preoccupazione per gli episodi di incitamento all’odio on line, per il cosiddetto “hate speech“». Uno dei temi ricorrenti nelle analisi massmediologiche, spiega la parlamentare europea, è la “post verità”, per indicare situazioni in cui i commenti non originano da fatti accertati, ma da vicende messe in giro sul web e non verificate.

Paradossalmente, afferma Kyenge, «i fatti spesso non interessano più nemmeno ad alcuni giornalisti. I media sono in genere più interessati ad arrivare per primi, ma questo può distogliere dalla ricerca della verità dei fatti. E anche gonfiare i titoli può distorcere la notizia». Si raccontano, conclude l’ex ministro, «troppo le barricate e gli scontri e poco l’integrazione. La narrazione è spesso tesa a criminalizzare la vittima. Invece i cittadini chiedono informazioni verificate e approfondite, chiedono inchieste giornalistiche…».

L’immigrazione nei tg

Infine, il Rapporto analizza i telegiornali del prime time delle 7 reti generaliste. Dati alla mano, nei primi 10 mesi del 2016 sono state trasmesse 2.954 notizie sul tema immigrazione, in calo (-26%) rispetto al 2015. La questione resta comunque «centrale» ed è presente nel 5% dei servizi. La visibilità è «continua durante tutto l’anno e soprattutto associata alla dimensione politica e istituzionale». Anche in questo caso il primo tema dell’agenda dell’immigrazione è l’accoglienza (36%), seguito dalla cronaca dei flussi migratori (27%) e dalla criminalità e sicurezza (24%).

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Sorgente: Media e i migranti. Qualcuno guarda alle persone, qualcuno alla politica

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