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La palese ambiguità del termine «popolo» –  di Dacia Maraini – corriere.it/opinioni

corriere.it/opinioni – il sale sulla coda – La palese ambiguità del termine «popolo» Questa parola può significare sia una forza comunitaria positivamente rivoluzionaria e quindi sacra, sia il contrario: un agglomerato di ignoranti che sfogano la loro scontentezza distruggendo gli altri e se stessi  – di Dacia Maraini

Popolo. Una parola che si usa moltissimo in questi giorni, con echi e significati disparati, intenzioni opposte. Già per i greci la parola demos era intesa in modo diverso: per la legge indicava la nazione e chi la governava (escluse le donne), per Aristotele erano i poveri e gli esclusi.

Anche fra i romani troviamo uguale doppiezza: all’inizio populus era plebe, mentre in età repubblicana si identifica con la totalità dei cives. La parola come si vede porta in sé una palese ambiguità. Per Boccaccio si tratta di un «insieme dei cittadini che costituiscono le classi economicamente e socialmente meno elevate». Mentre per A.M Salvini (1729) è «l’insieme di uomini aventi caratteristiche comuni».

Per Marx e i marxisti il popolo si identifica con il proletariato. La parola acquista un significato mitico, è indice di purezza, generosità, autenticità, forza eversiva. Non a caso si pensava che il futuro del mondo nuovo dovesse cominciare con la dittatura del proletariato.

Da una posizione opposta Mussolini ripeteva che bisognava : «Andare verso il popolo». E aggiungeva (discorso dell’8 maggio 28): «È semplicemente idiota pensare che un governo cosciente dei suoi fini come è il governo fascista non vada con cuore aperto verso le masse del popolo italiano».

Parole che curiosamente si avvicinano a quelle scritte da Mao Ze Dong sul libro delle Guardie rosse: «Il nostro punto di partenza è servire il popolo con tutto il cuore e mai, neppure per un momento, staccarci dalle masse».

Thomas Mann scrive nel Doctor Faustus «per chi è di idee progressiste la parola e il concetto di popolo conservano sempre un che di arcaicamente apprensivo, egli sa che basta apostrofare la folla chiamandola popolo per indurla a malvagità reazionarie».

Quindi popolo può significare sia una forza comunitaria positivamente rivoluzionaria e quindi sacra, sia il contrario: un agglomerato di ignoranti che sfogano la loro scontentezza distruggendo gli altri e se stessi. In una situazione come quella di oggi, in cui le classi sono scomparse (mentre la distanza fra ricchi e poveri è cresciuta), cosa può significare la sfuggente parola «popolo»: una folla di gente onesta e pulita le cui scelte sono sempre giuste? oppure la maggioranza di un Paese corrotto che non paga le tasse e non crede nella meritocrazia?

Difficile dirlo. Ho paura che l’ambiguità sia rimasta intatta e ciascuno la usi per tirare l’acqua al suo mulino.

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Sorgente: Corriere della Sera

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