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La convinzione del nuovo premier Gentiloni: “Dobbiamo finire il lavoro di Renzi” – La Stampa

Tra stasera e domani il giuramento. Lui: «Accompagnerò la legge elettorale» che non esaurisce il mandato. Rutelli: «Il Paese è lacerato, Paolo è in grado di riunificarlo»

Paolo Gentiloni, che dietro le quinte non ha brigato per ottenere l’incarico di formare il nuovo governo, all’ora di pranzo si presenta davanti alle telecamere e, anziché parlare a braccio, legge una breve dichiarazione: pare anodina e invece contiene la prima traccia personale, il primo segnale di identità del nuovo governo. Gentiloni omette qualsiasi riferimento ad un orizzonte temporale per l’esecutivo che sta preparando – e sin qui, siamo dentro una cultura istituzionale di «base» -, ma a sorpresa non indica la legge elettorale come la missione decisiva del governo che invece, annuncia Gentiloni, si limiterà ad «accompagnare, e se possibile facilitare» il varo della nuova normativa. Dietro quella espressione c’è ovviamente un’intesa col Capo dello Stato, col quale Gentiloni aveva parlato pochi minuti prima: i due avevano convenuto sul fatto che legare il destino del governo a quello della riforma elettorale potrebbe accorciarne eccessivamente la vita. Cosa che Mattarella non vuole e Gentiloni asseconda.

 

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Ben attento, il presidente incaricato, a non irritare un Matteo Renzi ferito e che resta dell’idea che prima si vota meglio è. Un Renzi a tal punto irritato che, fra tanti messaggi pubblici di auguri al presidente incaricato, fino a ieri sera non erano pervenuti quelli di Renzi. E quanto al presidente del Pd, Matteo Orfini, il suo primo commento è stato eloquente: «E’ inconcepibile» che il nuovo esecutivo sia «di legislatura». E questo mentre il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier commentava: «Mi congratulo di cuore con Gentiloni per la nomina. È stato un collega fantastico».

 

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Certo, a tu per tu Gentiloni ha già spiegato al suo amico Matteo che intende essere leale con lui e col Pd. E d’altra parte il (quasi) presidente del Consiglio sa bene che una spirale deve evitarla a tutti i costi: quella del «governo amico». Espressione micidiale con la quale i notabili democristiani definivano i governi guidati da uno di loro, ma rispetto ai quali le riserve prevalevano sulle simpatie. E infatti, sia pure con il suo stile misurato, Gentiloni ha reso onore a Renzi, dicendo davanti alle telecamere che il presidente uscente non ha accettato un reincarico «in coerenza con l’impegno che aveva manifestato» e che questa coerenza «merita rispetto da parte di tutti». Certo, siamo anni luce lontani delle iperboli renziane, ma il riconoscimento c’è ed è accompagnato da un’autodefinizione che è tutto un programma: «Ringrazio il presidente della Repubblica per l’incarico conferito, lo considero un alto onore e cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità». Onore, dignità, responsabilità: parole che fanno dire ad Ermete Realacci, uno dei migliori amici di Gentiloni, che la prima impronta personale del futuro premier sarà di «carattere antropologico, nel linguaggio del corpo e in quello delle parole».

 

Paolo Gentiloni: “Svolgerò il ruolo con dignità e responsabilità”

 

Ma i commenti irrisori, nel segno del puro insulto da parte dei Cinque Stelle e della Lega, inducono Gentiloni ad accelerare al massimo la formazione del nuovo governo. L’idea è quella di presentare oggi stesso – o al massimo martedì mattina – la lista dei ministri, giurare, ottenere la fiducia della Camera entro martedì sera, anche in notturna se dovesse servire, garantirsi mercoledì il via libera finale del Senato e riunire subito dopo il primo Consiglio dei ministri del nuovo governo e varare il decreto sul Monte dei Paschi di Siena. Per il governo Gentiloni-Padoan un percorso acceleratissimo, in modo da spegnere i rischi di implosione per la banca di Siena e anche per impedire che al Consiglio europeo del 15 l’Italia si presenti con un governo non ancora nei pieni poteri.

 

Il 15 dicembre, emotivamente parlando, sarà una giornata complicata per Renzi, che era diventato un protagonista dei vertici europei. Gentiloni da oggi in poi cercherà di mantenere un filo diretto col suo amico Matteo, valutando assieme le scelte dirimenti. Oggi è convocata una Direzione del Pd e alcune voci davano per assente proprio il segretario. Matteo Orfini ha smentito, confermando la presenza di Renzi, ma l’indiscrezione segnala un’inquietudine che potrebbe porre problemi al governo, che un ex ministro democristiano di lungo corso, sottovoce, sintetizza così: «Non possiamo entrare nella nuova fase con un Renzi “dentro e fuori”: rischierebbe di essere destabilizzante». Dice Francesco Rutelli, che 20 anni fa portò Gentiloni nella politica di serie A: «L’Italia è lacerata, lui è in grado di unirla».

 

Sorgente: La convinzione del nuovo premier Gentiloni: “Dobbiamo finire il lavoro di Renzi” – La Stampa

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