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Il “terzo turno” delle presidenziali in Austria – Il Post

Si vota oggi dopo l’annullamento del primo ballottaggio: secondo i sondaggi il candidato dei Verdi ha un piccolo vantaggio su quello di estrema destra

Domenica 4 dicembre i cittadini austriaci voteranno di nuovo per eleggere il presidente della Repubblica: alcuni giornali parlano di “terzo turno” elettorale, perché si era già votato per i due turni previsti normalmente il 24 aprile e il 22 maggio scorsi: aveva vinto il candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen, battendo per pochissimi voti il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer, ma poi la Corte Costituzionale di Vienna aveva annullato il risultato a causa di alcune irregolarità nelle procedure di scrutinio.

Le puntate precedenti
Dal 2008 al governo dell’Austria c’è una grande coalizione formata dai socialdemocratici della SPÖ e dai popolari democristiani dell’ÖVP. Questi due grandi partiti austriaci riuscivano dal 1957 a eleggere un loro candidato alla presidenza, che ha poteri perlopiù simbolici e cerimoniali, ma al primo turno dello scorso aprile il socialdemocratico Rudolf Hundstorfer (SPÖ) e il conservatore Andreas Khol (ÖVP) si erano fermati entrambi all’11,2 per cento dei voti. Il risultato aveva avuto come prima conseguenza le dimissioni del cancelliere Werner Faymann (a capo del governo dal 2008), anche da leader del Partito Socialdemocratico.

Al secondo turno delle elezioni presidenziali erano arrivati Alexander Van der Bellen (indipendente sostenuto dai Verdi) e Norbert Hofer (del partito di estrema destra FPÖ, Partito per le Libertà dell’Austria) che aveva vinto il primo turno con il 36,4 per cento: Van der Bellen si era fermato al 20,4. Lo scrutinio dei voti ai seggi per il ballottaggio di maggio aveva lasciato una situazione di parità tra i due candidati. Ma erano stati decisivi i voti inviati per posta, circa il 14 per cento del totale. Alla fine del conteggio Van der Bellen aveva ottenuto il 50,3 per cento dei voti (2.254.484), poche migliaia in più di Norbert Hofer che era arrivato al 49,7 (2.223.458).

Poco dopo i risultati il FPÖ aveva fatto ricorso alla Corte Costituzionale sostenendo che nelle procedure di scrutinio ci fossero state irregolarità in vari seggi: per esempio, in alcuni seggi i voti arrivati via posta erano stati aperti già la domenica sera, mentre per legge sarebbero dovuti essere scrutinati solo la mattina del lunedì. La Corte aveva sostanzialmente dato ragione a Hofer ed è stato dunque deciso di ripetere il ballottaggio.

Il “terzo turno”
I sondaggi attribuiscono la vittoria a Van der Bellen, ma di strettissima misura. In tutte le ricerche condotte dai vari istituti dall’inizio di settembre il candidato sostenuto dai Verdi è in vantaggio con un margine massimo di 4 punti percentuali: la maggior parte dei sondaggi dice che lo scarto è di due soli punti, quindi ben al di sotto del margine di errore.

La ricerca più recente (fatta il 16 novembre su un campione di 1500 persone) dice che la tendenza degli elettori non sembra essere cambiata in modo significativo rispetto al ballottaggio del 22 maggio. Il 55 per cento delle donne intervistate ha detto che voterà per Van der Bellen, il 45 invece per Norbert Hofer che piace di più agli uomini (52 per cento contro il 48 per cento). Hofer è sostenuto maggiormente dalle persone che hanno più di 30 anni e meno di 50, Van der Bellen dai giovani e dagli ultracinquantenni. Lo stesso sondaggio ha anche indagato la reazione degli intervistati all’elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti: il 34 per cento degli austriaci giudica la vittoria di Trump in modo positivo (tra gli elettori di Hofer la percentuale sale al 60 per cento, tra quelli di Van der Bellen scende al 22).

L’ultimo dibattito televisivo tra i due candidati si è svolto domenica 27 novembre, ed è stato molto aspro. I temi principali della discussione sono stati gli stessi delle ultime settimane di campagna elettorale: l’Unione Europea e la gestione dei migranti. Nel 2015 l’Austria ha ricevuto oltre 90 mila domande di asilo, un numero pari all’1 per cento dei suoi abitanti. Nello stesso periodo l’Italia – che ha una popolazione sette volte superiore – ne ha ricevute circa 83 mila. Per far fronte alla “crisi”, il governo ha intrapreso una serie di azioni piuttosto controverse: mettere un limite annuale al numero di domande d’asilo (35 mila), stringere accordi con alcuni paesi balcanici per bloccare le frontiere e costruire una barriera alla dogana del Brennero. Nonostante queste azioni, il Partito delle Libertà, che ha un programma ancora più severo nei confronti dell’immigrazione, è riuscito ad aumentare i suoi consensi.

Van der Bellen ha accusato Hofer e il suo partito FPÖ di causare insicurezza nel paese minacciando di far uscire l’Austria dall’Unione Europea. Hofer ha detto che se venisse eletto potrebbe indire un referendum sull’uscita dall’UE, nel caso in cui la Turchia dovesse entrare nell’UE o se l’Unione Europea diventasse troppo ingombrante per i vari stati su alcune questioni. «L’FPÖ gioca la carta dell’uscita dall’UE da più di vent’anni e molte personalità politiche in Europa hanno paura che questa semplice speculazione possa causare una valanga di populismi di estrema destra» ha risposto Van der Bellen durante il dibattito. «La cosa più importante, invece, è la solidarietà tra gli stati membri, altrimenti non saremo mai capaci di tenere testa alla Russia o agli Stati Uniti». Hofer ha replicato denunciando la campagna allarmista del suo avversario precisando di volere «uno sviluppo positivo dell’Europa» e di non aver mai parlato di “Öxit” (Brexit all’austriaca).

Van der Bellen ha poi parlato dell’importanza delle relazioni tra l’Austria e il suo principale partner economico, la Germania, mentre Hofer ha criticato la cancelliera Angela Merkel e ha spiegato che se sarà eletto favorirà l’avvicinamento del paese con i vicini dell’Europa centrale e orientale, in primo luogo con la Russia. Ha detto che Merkel «ha seriamente danneggiato l’Europa» con la sua politica sull’immigrazione consentendo anche ai terroristi di passare attraverso l’Austria. Hofer ha poi attaccato Van der Bellen sulle sue posizioni su Trump: «Non è intelligente definire un presidente demagogo». Van der Bellen ha replicato che come lui anche molti funzionari europei sono «preoccupati» dall’elezione di Trump, un uomo accusato di sessismo e di voler mettere in discussione i diritti delle minoranze.

Chi sono, in breve
Alexander Van der Bellen è un 72enne ex professore universitario ed ex preside della facoltà di Scienze economiche di Vienna: si è candidato come indipendente, ma è stato sostenuto, anche finanziariamente, dal partito di cui è stato presidente alla fine degli anni Novanta, i Verdi.

Hofer fa parte del Partito per le Libertà dell’Austria (FPÖ), di estrema destra e “euroscettico”. Ha 45 anni, è ingegnere e dall’ottobre del 2013 è terzo vicepresidente del Parlamento. Ha cominciato a fare politica con il Partito per le Libertà dell’Austria nel 1994, ricoprendo vari incarichi nel Burgenland, il land austriaco più orientale che confina a est con l’Ungheria. Dopo le elezioni politiche dell’ottobre 2006 è stato eletto deputato del Consiglio nazionale. Hofer viene spesso contrapposto al leader del suo partito, Heinz-Christian Strache, considerato molto più aggressivo. Hofer non rappresenta la destra più radicale, ma quella ambientalista: da tempo chiede per esempio il ritiro dell’Austria dalla Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Hofer è considerato l’erede politico di Joerg Haider, storico leader del partito; è disabile (dal 2003, dopo un incidente con il parapendio, ha subito delle lesioni spinali che lo costringono da allora a camminare con un bastone), e propone una riforma sanitaria che includa per i disabili l’assistenza a lungo termine, è contrario al matrimonio omosessuale e all’adozione per le coppie omosessuali ed è a favore dell’uso e del possesso di armi: ha condotto la campagna elettorale portando con sé una pistola. Inoltre vuole vietare alle donne di portare il velo; in un’occasione ha detto: «Il burka è un simbolo dell’oppressione delle donne».

Se Hofer dovesse vincere questo ballottaggio diventerebbe il primo capo di stato di estrema destra eletto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il ruolo del Presidente, in Austria, è per lo più cerimoniale ma diversi giornali internazionali hanno descritto il voto come simbolico e indicativo di una tendenza politica in atto in Europa. L’Austria è un paese storicamente molto stabile dal punto di vista sociale e politico eppure negli ultimi anni il Partito per le Libertà, fondato fra gli altri da ex membri delle SS naziste, ha guadagnato sempre più consensi sfruttando l’insofferenza verso le politiche di apertura nei confronti dei migranti.

Sorgente: Il “terzo turno” delle presidenziali in Austria – Il Post

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