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Il salvataggio di Montepaschi costerà tra sei e otto miliardi – La Stampa

Allo Stato circa il 60% dell’istituto. Ai risparmiatori titolari dei bond subordinati andranno obbligazioni più sicure. Morelli: resto per portare la banca alla stabilità

Mancano ancora una serie di tasselli fondamentali alla definizione del nuovo Montepaschi controllato dallo Stato. Il principale è l’esborso per lo Stato dell’operazione di messa in sicurezza della banca, che ieri fonti finanziarie stimavano tra i sei e gli otto miliardi. Una cifra dunque ben superiore ai cinque miliardi dell’operazione «privata» fallita giovedì.

 

Il testo del decreto, firmato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiarisce però i termini della «tutela» dei piccoli risparmiatori. Saranno azzerati gli azionisti, compresi i 155 mila piccoli azionisti che hanno i titoli della banca.

 

L’operazione di ristoro riguarda una singola emissione, il bond da 2,1 miliardi emesso nel 2008 e scadenza 2018, venduto allo sportello e in mano a circa 42 mila piccoli risparmiatori. Per le emissioni subordinate Tier 2, maggiormente garantite rispetto ai subordinati Tier 1 il cambio è alla pari, ovvero i detentori riceveranno nuove azioni Mps per un valore uguale al valore nominale dei bond detenuti. I detentori del bond 2008-2018 potranno poi, con una operazione gestita dalla banca stessa, scambiare le azioni con obbligazioni senior (le più sicure) di nuova emissione, scadenza 2018 come e rendimenti «in linea» con quelli degli altri titoli senior dell’istituto. I piccoli risparmiatori verranno individuati sulla base della definizione di «investitori non professionali» fornita dalla direttiva Mifid. Ai titolari degli altri titoli subordinati, in prevalenza investitori professionali ma non solo, verranno invece offerte azioni per un controvalore pari al 75% del nominale.

Alla fine del processo, secondo gli analisti di Equita il nuovo assetto azionario vedrà il Tesoro azionista di larga maggioranza, con il 62% del capitale. Ai titolari dei bond subordinati scambiati in azioni andrà invece il 38%.

 

Il giorno dopo l’ufficializzaizone dell’ingresso dello Stato lo sforzo della banca è stato quello di rassicurare i clienti. Un passaggio importante in questo senso arriva ancora dal decreto del governo, che assicura una garanzia pubblica alla banca per avere accesso alla liquidità della Bce e dovrebbe così scongiurare crisi di fiducia e frenare la corsa ai prelievi che l’istituto ha registrato nelle ultime settimane. Garanzia pubblica «onerosa» in arrivo anche per i bond di nuova emissione, se richiesta dalla banca, attivabile fino a giugno 2017.

 

L’ad Marco Morelli, in un messaggio ai dipendenti, assicura che «l’intervento statale ci darà la possibilità di procedere con lo smaltimento accelerato dei crediti deteriorati e di avere una posizione diversa e più forte. Per quello che mi riguarda – ha poi assicurato – il mio impegno continua, per portare la banca in posizione solida e stabile». Resta al suo posto, almeno per ora, anche il presidente Alessandro Falciai. Nelle conversazioni private, i due manager non hanno mancato di ringraziare l’incredibile sforzo compiuto dai dipendenti per cercare di scongiurare, fino all’ultimo, l’intervento pubblico.

 

Chi saluta definitivamente il Monte dei Paschi è la Fondazione Mps. Snodo fondamentale del «groviglio armonioso» che ha governato la banca per quasi venti anni, mentre il mondo s’interrogava sull’andamento dell’aumento di capitale e l’esito del piano di salvataggio «privato» vendeva quasi tutte le sue azioni. Restando con una quota di appena lo 0,1% dallo 0,7% delle ultime comunicazioni. Appena tre anni fa l’ente aveva ancora la maggioranza assoluta, con il 50,1% dei diritti di voto. Altri tempi: quella banca adesso non c’è più.

 

Sorgente: Il salvataggio di Montepaschi costerà tra sei e otto miliardi – La Stampa

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