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I tre quesiti referendari proposti dalla Cgil 

Le ipotesi avanzate dal sindacato a colpi di milioni di firme, e che tanto fanno paura, chiedono l’abolizione dei voucher, il ritorno all’articolo 18 e il ripristino delle garanzie per i contributi dei lavoratori delle ditte che subappaltano lavori

L’11 gennaio la Corte Costituzionale deciderà sull’ammissibilità dei tre quesiti referendari proposti dalla Cgil. Tre proposte per cancellare la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi, e una scadenza che si avvicina e che l’ormai ex premier ha già definito “una rogna” da risolvere al più presto. Con il via libera della Consulta, l’esecutivo Gentiloni dovrebbe fissare la data del voto fra il 15 aprile e il 15 giugno. Anche se il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha ipotizzato un possibile slittamento.

Già scottata dal voto del 4 dicembre, e di fronte all’incertezza sulla reale durata del governo, però, nella maggioranza si fa anche strada l’idea di modificare in fretta il Jobs act, per rivedere almeno le norme sui voucher. Eppure le ipotesi avanzate dal sindacato di Corso d’Italia a colpi di milioni di firme, e che tanto fanno paura, si spingono oltre. I quesiti chiedono sì l’abolizione di alcuni “pezzi” della riforma del lavoro, la cancellazione dei voucher e il ritorno all’articolo 18, ma anche il ripristino delle garanzie per i contributi dei lavoratori delle ditte che subappaltano lavori.

Ecco il contenuto dei tre quesiti.

1. Voucher
Il 2015 ha visto un boom dell’utilizzo dei voucher, i famosi “ticket da mini-impieghi”, inventati per cercare di regolarizzare le piccoli mansioni pagate da sempre in nero. Sempre più spesso, però, attraverso l’utilizzo dei voucher il lavoratore accetta impieghi barattati al ribasso e vede azzerati i propri diritti con una risibile contribuzione ai fini previdenziali.La Cgil vuole quindi cancellare i voucher “perché non combattono il lavoro nero, anzi, il loro abuso determina una sommersione anziché un’emersione del lavoro nero e irregolare”. Per questo, il sindacato chiede il referendum per l’abrogazione dei voucher usati in maniera “flessibile” ed illegittima.

2. Licenziamenti
Secondo la normativa vigente, un licenziamento ingiustificato prevede il pagamento di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità. Il sindacato chiede il referendum per il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo, estendendolo anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, fino a 5 dipendenti. Nel caso in cui ciò avvenga in un’azienda con meno di 5 addetti, il reintegro non sarà automatico ma a discrezione del giudice. In caso di reintegro, sarà il lavoratore a scegliere il risarcimento congruo o il rientro. “Il referendum – dice la Cgil – vuole ripristinare un principio fondamentale di giustizia nel lavoro”.

3. Appalti
L’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando la tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo. L’obiettivo, in questo caso, è rendere il regime di responsabilità “solidale omogeneo”, applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro. “Ripristiniamo la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore – chiede la Cgil -, garantiamo la stessa dignità a tutti i soggetti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla crescita aziendale”.

Sorgente: I tre quesiti referendari proposti dalla Cgil – Rassegna

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