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I millennial più poveri dei loro nonni  – corriere.it

corriere.it – l rapporto del Censis: I millennial più poveri dei loro nonni.

Un calo del 26,5% del reddito dei giovani italiani di oggi rispetto ai loro coetanei di 25 anni fa. Mentre il reddito di chi ha più di 65 anni è aumentato del 24,3%   –  di Alessandra Arachi

1. L’Italia che accumula ma non investe
Siamo un Paese che non riesce a guardare in avanti, ad avere fiducia nel futuro. E basta guardare nelle tasche dei più giovani per capire cosa ci vuole dire il Censis con il suo cinquantesimo rapporto sulla condizione dell’Italia e degli italiani: i ragazzi hanno un reddito del 26,5 per cento più basso rispetto ai loro coetanei di venticinque anni fa. Non solo: oggi le famiglie composte da giovani con meno di 35 anni hanno introiti del 15,1 per cento più bassi rispetto alla media e anche una ricchezza del 41,1 per cento inferiore.
Cifre che non reggono certo il confronto con i loro nonni. Per capire: il reddito degli over 65 è aumentato del 24,3 per cento. I nuovi pensionati hanno redditi pensionistici migliori: per chi ha percorsi retributivi superiori ai 40 anni l’incidenza si quadruplica, passando dal 7,6 al 28,8 per cento. Sarà anche per questo che il 61,4 per cento degli italiani è convinto che il proprio reddito non aumenterà nei prossimi anni e, di conseguenza, il 57 per cento ritiene che i figli e i nipoti non potranno vivere meglio di loro.
Eppure siamo un Paese di benestanti, «rentier» ci definisce il Censis segnalando che dall’inizio della crisi, il 2007, gli italiani hanno accumulato liquidità aggiuntiva per 114,3 miliardi di euro, un valore superiore al Pil dell’Ungheria. La liquidità totale di cui dispongono al secondo semestre del 2016 era di 818,4 miliardi. Ma gli italiani non investono.
Quasi il 36 per cento tiene regolarmente contante in casa e con un’incidenza di investimenti sul Pil pari al 16,6 per cento, il nostro Paese si colloca a grande distanza dalla media europea che è del 19,5 per cento e a svariate lunghezza dalla Francia (21,5), dalla Germania (19,9) e dalla Spagna (19,7).
(Illustrazione Guido Rosa)

2. Le nuove famiglie
L’amore ai tempi di Internet è fatto di coppie «temporanee, reversibili, asimmetriche ma autentiche», ci spiega il Censis segnalando il boom delle coppie di fatto, con un milione 200 mila libere unioni (+108 per cento). Il picco riguarda, tra queste, le coppie tra celibi e nubili (+155,3 per cento) e anche le famiglie cosiddette ricostruite non coniugate (+66,1 per cento) a fronte di una diminuzione delle coppie coniugate
(-3,2 per cento) e, ancora di più, di quelle coniugate con figli (-7,9 per cento).
Ma non è l’unico cambiamento della nostra società che registra una vera e propria rivoluzione nelle forme di convivenza: ci sono infatti 4,8 milioni di single non vedovi (+52,2 per cento nel periodo 2003-2015), 1,5 milioni di genitori soli (con un incremento del 107 per cento per i padri e del 59,7 delle madri).
3. Gli adolescenti
Nell’era digitale si chiama cyberbullismo, ma non è certo meno doloroso del tradizionale bullismo dei tempi andati. E secondo il Censis ha una diffusione subdola e allarmante: è infatti il 52, 7 per cento dei ragazzini tra gli 11 e i 17 anni che ne è rimasto vittima, ma se restringiamo la fascia agli 11-13 anni la percentuale sale al 53,3.
Sono le ragazzine le più colpite, il 55,6 per cento. Comportamenti offensivi, violenti che fanno soffrire molto i ragazzi.
Ma i genitori non li prendono sul serio. Almeno a giudicare da quanto riferiscono gli insegnanti: secondo l’80,7 per cento dei dirigenti scolastici, quando i loro figli sono coinvolti in episodi di bullismo-cyberbullismo i genitori tendono a minimizzare. Solo l’11, 8 per cento di loro aprono gli occhi e chiedono aiuto alla scuola e agli insegnanti.
(Illustrazione Guido Rosa)
4. La demografia
Il rapporto Censis lo dice a chiare lettere: oggi l’Italia è un Paese che non ha fiducia nel futuro. E cosa c’è di più importante di un figlio per poter guardare avanti? Ecco perché in Italia continuano a diminuire la nascite e per la prima volta — come ci ha segnalato l’Istat — diminuiscono anche i bambini nati da coppie di stranieri, con ben 5 mila mamme immigrate in meno in un solo anno.
L’allarme demografico è pesante, basterebbe dire che i minori in Italia sono il 16,5 per cento contro il 22 per cento della popolazione anziana. Ma aggiungiamo che nel 2015 la popolazione ha raggiunto il minimo storico dall’Unità d’Italia con 485 mila 780 bambini nati in meno. Anche l’indice di natalità ha raggiunto il minimo storico, arrivando a toccare la quota di 1,35 figli per donna.
(Illustrazione Guido Rosa)
5. Le vite digitali
Forse non ci sarebbe stato bisogno di dati statistici per sapere che i giovani nel nostro Paese vivono connessi a tablet e smartphone. Comunque: è il 95,9 per cento degli under 30 che lo fa. Ma non sono da soli, visto che la media nazionale degli italiani «sempre connessi» è arrivata quest’anno al 73,7 per cento. Anche in questo caso non ci sarebbe bisogno di dirlo: spopolano i social network. WhatsApp, inpole position: lo usa il 61,3 per cento della popolazione e l’89,4 per cento dei più giovani.
Facebook questa volta arriva secondo: 56,2 per cento della media nazionale, 89,3 per cento dei ragazzi. Fanalino di coda è Twitter: vi accede solo l’11,2 per cento degli italiani (il 24 per cento degli under 30). E Youtube? Lo guarda quasi un italiano su due (46,8 per cento), ma fra gli under 30 la percentuale sale al 73,9.
(Illustrazione Guido Rosa)

illustrazioni di Guido Rosa

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Sorgente: Corriere della Sera

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