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I grandi elettori confermano: Trump sarà il 45° presidente degli Stati Uniti – Repubblica.it

repubblica.it/ – Il voto, più formale che sostanziale, non riserva sorprese: il tycoon ottiene la maggioranza contro Hillary Clinton. E parla di “vittoria.

Il voto, più formale che sostanziale, non riserva sorprese: il tycoon ottiene la maggioranza contro Hillary Clinton. E parla di “vittoria storica”

WASHINGTON – Donald Trump ha superato la soglia magica dei 270 grandi elettori che hanno votato per lui, sigillando così la sua elezione alla Casa Bianca, che sarà proclamata ufficialmente dal Congresso il 6 gennaio, ultimo atto prima dell’insediamento del 20 gennaio. Non c’è stata la “rivolta” auspicata dal fronte anti-Trump. Nessun ammutinamento di quella parte del partito repubblicano che non gradisce l’atteggiamento e le posizioni del miliardario newyorkese. Nessuna “crisi di coscienza” dell’ultimo minuto.

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“Una storica vittoria elettorale schiacciante nella democrazia della nostra nazione”, ha commentato Trump su Twitter. Ma secondo il New York Times non si tratta di una affermazione così netta: con i 30 Stati, i 305 grandi elettori e il 56,9% dei consensi conquistati, l’imprenditore si piazza al 46mo posto della classifica dei candidati vittoriosi dal 1824, mentre per il voto popolare (perso per oltre due milioni e mezzo di voti) è al terzo peggior posto (il 47mo).

Numeri che non gli hanno impedito di usare toni trionfalistici: “Con questo storico passo possiamo guardare al futuro luminoso che ci aspetta. Lavorerò duro per unire il Paese ed essere il presidente di tutti gli americani. Insieme, renderemo l’America nuovamente grande”.

Restano però i dubbi su quanto le cyberintrusioni che secondo l’intelligence americana sono state orchestrate da Mosca abbiano voluto e alla fine potuto influenzare il processo elettorale. Non a caso un gruppo di senatori – sia democratici sia repubblicani – chiede la creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare e un’indagine approfondita del Congresso.

L’iniziativa è stata lanciata dal repubblicano ed ex candidato alla presidenza John McCain (molto critico nei confronti di Trump durante la campagna elettorale) e da Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato.

“Le recenti notizie di interferenze russe nelle nostre elezioni dovrebbero allarmare tutti gli americani”, si legge nella lettera che il gruppo ha inviato al leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell il quale ritiene tuttavia che la creazione di un’apposita commissione non sia necessaria.

Donald Trump, da parte sua, non ha dato peso all’annuncio dell’intelligence sull’ingerenza di Mosca e dalle parole del suo futuro capo di gabinetto, Rience Priebus, non sembra intenzionato a cambiare idea, se non quando “tutte le agenzie mostreranno di essere giunte alle stesse conclusioni”.

Per i delusi, sarebbe proprio questa l’ultima speranza cui aggrapparsi per scongiurare una presidenza Trump, ovvero provare – dati alla mano – che il tycoon ha vinto le elezioni grazie a quella spinta russa.

Non la pensano però così i grandi elettori, rimasti evidentemente impermeabili ai ripetuti appelli degli ultimi giorni e anche a qualche protesta di attivisti presso alcuni dei Parlamenti locali in cui si è tenuto il voto. Qualche “infedele” c’è stato, e per entrambe le parti: in Texas hanno rotto i ranghi in due sul fronte repubblicano.

Tra questi con tutta probabilità Christopher Suprun, che aveva già annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di non votare per Trump. Una scelta che però gli ha portato pressioni, insulti e anche minacce di morte, ha detto in un’intervista alla Cnn. C’è però chi si ribella anche sul fronte democratico: nello Stato di Washington quattro grandi elettori sono andati contro l’indicazione di votare per Hillary Clinton.

Qualcuno ci ha provato anche in altri Stati, dove però le regole vietano i “voltafaccia”. Tra questi probabilmente anche David Bright, grande elettore del Maine. “Non lo faccio per rabbia o come atto di disobbedienza – aveva spiegato – ma per rappresentare le migliaia di elettori democratici in Maine, molti giovani, che quest’anno hanno votato per la prima volta per via di Bernie Sanders”.

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