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Fmi, colpevole Christine Lagarde «Fu negligente nel caso Tapie» Ma sarà dispensata dalla pena

Respinta la richiesta del procuratore di assolvere il numero uno del Fondo monetario internazionale: quando era ministro dell’Economia favorì l’uomo d’affari marsigliese nell’arbitrato con Adidas. Lo Stato francese ci rimise 400 milioni di euro

Il direttore del Fmi, Christine Lagarde, è stata formalmente condannata nella gestione dell’arbitraggio nell’affare Tapie/Adidas, giudicata colpevole di “negligenza” ma dispensata dalla pena. La sentenza è stata emessa dalla Cour de justice della République, il tribunale dei ministri di Parigi. Ai tempi l’attuale numero uno del Fondo monetario era ministra dell’Economia di Nicolas Sarkozy. Il procuratore aveva chiesto l’assoluzione ma i giudici hanno respinto la richiesta.

L’arbitrato

È arrivata quindi la sentenza di condanna in merito al cosiddetto «arbitrato Tapie», una complicata vicenda che vede l’ex ministro francese dell’Economia dal 2007 al 2011 ed attuale direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi) accusata di «negligenza» per aver favorito il controverso uomo d’affari marsigliese Bernard Tapie nell’arbitrato che nel 2008 pose fine alla contesa sulla proprietà del gruppo Adidas e che costò alle casse dello Stato la somma di 400 milioni di euro. Nel corso delle udienze del processo, lungo tutta la scorsa settimana, la Lagarde ha ammesso di aver mal esercitato il suo potere di vigilanza, ma ha rivendicato di aver agito in buona fede.

La posizione del Fondo

La difesa del numero uno Fmi annuncia l’intenzione di fare ricorso contro la sentenza. Da Washington, intanto, un portavoce del Fondo dichiara che è probabile il board si riunisca a breve per valutare il verdetto della corte francese. La Lagarde aveva l’incarico di ministro delle Finanze nel governo guidato da Francois Fillon nel 2007, quando si chiuse il lungo contenzioso tra lo Stato e il finanziare Bernard Tapie, che metteva in dubbio la correttezza dell’ex banca pubblica Crédit Lyonnais nella cessione di Adidas.

Sorgente: Corriere della Sera

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