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Ed ora uscire con un programma popolare dalle secche del populismo. il voto referendario sulla Carta costituzionale ci ha indicato come.

 

Intervento del direttore di Controlacrisi Fabio Sebastiani – ControLaCrisi.org

E dopo aver spaccato il Paese ora Renzi si appresta a spaccare il Pd. L’arroganza non finisce certo con due mezze lacrimucce spese davanti alle telecamere rimpallando il bel teatrino famigliare con Agnese, sua moglie, de-firenzizzata per l’occasione. Il pupone della”Ruota della Fortuna” non finirà qui di fare i danni.

Ora c’è la direzione del Pd. Ai suoi amici di partito farà la semplice domanda se hanno qualcosa di meglio da offrire di tredici milioni e mezzo di voti che lui ha racimolato, e rivendicato, è proprio il caso di dire, come un risultato personale. Ovviamente no. E questo per il semplice motivo che dentro al Pd non ce n’è uno che sia stato in grado di tirare fuori il dibattito dal solito “giro interno” della misurazione degli attributi.

Nessuno potrà vantare di fronte a Renzi una chiara e netta linea politica in grado di interpretare al meglio i risultati di questo referendum che, al di là dello splendido numero sessanta, in realtà nasconde, fortunatamente, qualcosa di molto interessante riassumibile nel binomio populista/popolare. Credo che i cosiddetti dirigenti dell’opposizione interna nel Pd debbano partire da qui per ragionare del loro futuro. Ma ovviamente questa domanda, ca va sans dire, non sarà all’oridne del giorno al Nazareno.
Innanzitutto per le ragioni che abbiamo detto sopra. E poi perché la via che verrà scelta sarà quella dell’acccordicchio di basso profilo in attesa del congresso.

A rompere, se ci sarà bisogno sarà Renzi, a cui non sfugge la debolezza di Berlusconi in questo momento. E se avrà abbastanza fegato, la “Ruota della Fortuna” sarà generosa anche questa volta con lui.
Non facciamoci illusioni, quindi, la battaglia di Renzi non è ancora terminata. Il Pinocchietto di Firenze in questi “mille giorni” ha costruito una bella e fitta rete nei territori, e non utilizzando solo il Pd ovviamente.
Il ricatto/benevolenza verso comuni, regioni e province volto a dividere la lavagna in buoni e cattivi direttamente dalle stanze di palazzo Chigi ora vale tanto oro quanto pesa. E in questi mesi che ci separano dalle elezioni non starà certo con le mani in mano.
Certo, se qualcuno si sta domandando che legge elettorale potrà mai uscire da un Parlamento così condizionato e legato a doppio filo a Renzi la mira non sembra così distante dalla realtà.

E quindi i signorini dell’opposizione interna al Pd sono avvertiti. La moneta da spendere è di quell’Italia popolare che è tornata ad alzare la testa con il voto referendiario. E’ stata questa l’unica notizia buona dall’inizio della crisi ad oggi. Quell’Italia popolare che ha resistito per conto suo lontano e contro le angherie del Governo, ora prova a contarsi, ritornando – è questo il tesoro da non disperdere – alla carta costituzionale. Ma tu pensa! Siete stati per ani a convincerci che bisognava cambiare, che certi diritti erano dsueti e ora il popolo dice che vuole ricominciare esattamente da lì. Ma cosa vi aspettavate. Cosa avevate da offrire?

Se saprete scardinare la gabbia della politica politicante facendo scelte nette su austerità ed euro allora uscirà qualcosa di buono, altrimenti alimenterete la rabbia fine a se stessa e quindi il gioco di Salvini e company. Detto in altre parole, se non alimenterete con una scelta popolare il futuro della sinistra allora porterete acqua al populismo.
Alle scelte vere non può sfuggire nessuno. E dato che noi il trumpismo l’abbiamo già subito in qualche modo, ora sta a voi non scivolare sulla classica buccia di banane e tradurre il cambiamento importante che si è prodotto ieri nel paese in uno spostamento di qualche consenso in casa vostra. La grande partecipazione al voto non vi dice niente? Evitate di farne la classica medaglietta sul bavero della giacca. A quella richiesta/presenza partecipativa va data una risposta rotonda. Senza contare, che è una partecipazione che viene dai giovani, proprio quelli che voi avete incatenato nel precariato.

Se è vero che il trumpmismo l’abbiamo superato con l’esperienza di Berlusconi questo non vuol dire che non si si possa ricadere in una varianete tutta casareccia, e quindi molto pericolosa. La crisi che Voi, signori del Pd, avete fatto finta di affrontare pone delle urgenze non più differibili, pena cadere, appunto, nell’appiattimento disperante modello leghista. Che in realtà non ha nessuna vera idea su come uscire dal pantano e agita l’eurexit come una bandiera utile a prendere voti.
Non pensate di cavarvela con un “renzismo meno arrogante”. Renzi ha fallito perché incapace, ma anche perché ha assestato due o tre colpi non indifferenti ai ceti popolari, a cominciare dal jobs act, negando qualsiasi possibilità di uscita da questa crisi.
A voi, e soprattutto alla sinistra, il compito di uscire con una programma popolare dalle secche del populismo.

Sorgente: Ed ora uscire con un programma popolare dalle secche del populismo. il voto referendario sulla Carta costituzionale ci ha indicato come. Intervento del direttore di Controlacrisi Fabio Sebastiani – ControLaCrisi.org

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