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Diritti Lgbt, cosa pensano del 2016 i rappresentanti delle associazioni italiane – Il Fatto Quotidiano

ilfattoquotidiano.it – Diritti Lgbt, cosa pensano del 2016 i rappresentanti delle associazioni italiane – di

Il 2016 passerà alla storia, nella percezione collettiva, come quello in cui si sono fatti importanti passi per i diritti delle persone Lgbt.

Passi in avanti, certo, ma ancora insufficienti: se da una parte si sono riconosciuti i diritti delle coppie omosessuali, dall’altra è stato disatteso il principio della piena dignità con un istituto separato che, per altro, non tutela le famiglie arcobaleno.

Da qui si parte, per affrontare le urgenze del nuovo anno. “La piena uguaglianza è ancora lontana” dichiara Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay “il matrimonio egualitario resta un nostro obiettivo, ma molte sono le questioni tuttora irrisolte: politiche di contrasto a discriminazioni e violenza, una legge seria contro l’omo-transfobia, la tutela dei bambini dei nuclei familiari omogenitoriali, il riconoscimento al cambio anagrafico di sesso per le persone transgender, ancora oggi costrette a un inumano percorso clinico-giudiziario e a iter burocratici che sovente rasentano l’umiliazione e sono indegni di un Paese civile”.

Parole chiare e nette, rispetto alle timidezze della politica su tali questioni. A cominciare dalle stepchild adoption.

“La priorità è quella di non fermarsi, continuare la lotta per il raggiungimento di diritti veri e pieni” è il pensiero di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno. “In questo anno la gente comune ha lottato al nostro fianco. È questa la vittoria più bella e importante.

I nostri figli sono diventati figli di tutti e dobbiamo continuare sulla strada della responsabilità genitoriale alla nascita e per quelli che ci sono già”. La battaglia di Marilena continua e il suo impegno è stato riconosciuto anche dal Corriere della Sera: il suo nome, infatti, figura tra quelli delle cento donne più influenti del 2016, nell’elenco stilato dal quotidiano.

Dentro il movimento la direzione risulta ben chiara, sia nel circuito Arcigay sia tra le altre realtà. “Bisogna iniziare a lavorare seriamente a una legge contro l’omo-transfobia da troppo tempo rimandata, ma che sentiamo come ormai necessaria e improrogabile.

Lotta che passa anche dalle scuole, le ‘palestre’ delle menti del domani” dichiara Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli di Roma, il quale auspica quanto prima un incontro con la ministra Fedeli “per iniziare a lavorare insieme su questi temi”.

Sulla necessità di una legge contro i crimini d’odio ritorna anche Vincenzo Branà, presidente del Cassero di Bologna: “Probabilmente senza riesumare il cadavere della legge Scalfarotto, affrontando la questione per come esplode quotidianamente nella vita reale e nel web.

Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione la legge Mancino prima ancora di emendarla, perché se non ha funzionato contro il razzismo non può essere l’antidoto che usiamo contro l’omo-transfobia”.

Prioritario, anche per Maria Luisa Favitta, presidente del Movimento Pansessuale di Siena, un piano d’azione nelle scuole contro il bullismo. Lotta allo stigma che non può essere solo un intervento a posteriori: “I percorsi di legge sono necessari, ma vanno affiancati da una progettualità politica relativa al potenziamento di una cultura che rispetta le differenze e le valorizza. La tutela esclusivamente penale è una soluzione repressiva che funziona a fatto compiuto, ma occorre lavorare affinché sia l’extrema ratio“.

Anche Gaia Barletta, rappresentante di LeA di Lecce, si ritrova d’accordo con questo piano d’azione, rilanciando anche una visione sociale di più ampio respiro: “È urgente porre maggiore attenzione alle tematiche di attualità più specifiche come la questione migranti, il lavoro, la lotta al sessismo e alla violenza di genere, le malattie sessualmente trasmissibili, la disabilità, la vita negli istituti penitenziari”. Barletta e Favitta, ancora, non guardano solo all’agenda politica, ma volgono uno sguardo più attendo dentro la stessa comunità, insistendo entrambe sulla “necessità di maggiori forme di collaborazione tra le associazioni nazionali e i circoli autonomi, insieme a tutte le realtà che operano a più livelli nell’ambito del sociale”.

Piena uguaglianza, piani d’azione specifici su scuola e politiche sulla salute, il movimento italiano è voce unica, pur nella sua caleidoscopica conformazione. E c’è anche chi trasferisce questa lotta alle corti di giustizia, come l’associazione Gaylex.

“Stiamo conducendo innanzitutto una battaglia politica e nei tribunali perché finalmente anche in Italia ci sia una buona legge penale di contrasto all’omo-transfobia, battaglia un po’ messa da parte e che il movimento dovrebbe recuperare, visto che ogni giorno le persone Lgbt vengono offese, umiliate, discriminate, picchiate se non addirittura uccise” dichiara Michele Giarratano, che si trova d’accordo con tutti i temi cari alla comunità, a partire da matrimonio e adozioni. “Tutti i diritti che ci spettano e che aspettiamo da troppi anni”. Non si può essere più d’accordo.

Sorgente: Diritti Lgbt, cosa pensano del 2016 i rappresentanti delle associazioni italiane – Il Fatto Quotidiano

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