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Da Palazzo Vecchio al patto del Nazareno, dal Jobs Act alle riforme (mancate) I 1.000 giorni al governo di Matteo Renzi – Corriere.it

corriere.it/politica – Da Palazzo Vecchio al patto del Nazareno,dal Jobs Act alle riforme (mancate)I 1.000 giorni al governo di Matteo Renzi.   I 1.000 giorni al governo del Paese

Con la sconfitta al referendum si chiude (per ora) la stagione romana dell’ex sindaco di Firenze. Riforme e Italicum nel patto con Berlusconi, poi la rottura su Mattarella.  La fiammata alle Europee, le fratture nel Pd   –  di Redazione Online

1. Il «rottamatore» esce di scena
Dopo mille (e 15) giorni di governo, a quattro anni dalla discesa sul campo della politica nazionale, Matteo Renzi perde il referendum costituzionale e annuncia che lascia la guida del governo. «Non sono come gli altri, non resto per la poltrona», rivendica nell’annunciare il passo indietro colui che aveva lanciato la scalata al Pd da “rottamatore”, partendo dalla poltrona di presidente della Provincia di Firenze, prima, e di sindaco della città subito dopo.
Ecco le tappe principali della parabola renziana, dalle spallate al Pd degli inizi fino all’uscita di scena, con il referendum del 4 dicembre.
Tutto ebbe inizio con una dichiarazione di «lotta alla casta e agli sprechi». Così, nel giugno del 2004 Matteo Renzi si candida alla presidenza della Provincia di Firenze per il centrosinistra: verrà eletto il 15 giugno.
Nel 2009, sempre a giugno, viene eletto sindaco di Firenze, rinunciando al secondo mandato da presidente della Provincia.
Un anno dopo lancia l’idea della «rottamazione» della vecchia classe dirigente, che sarà alla base della Leopolda.
2. Le primarie del Pd: Renzi segretario
Parte la scalata di Renzi alla politica nazionale. Il 13 settembre 2012 ufficializza la candidatura alle primarie del Partito democratico. Lo slogan è «Matteo Renzi Adesso». Il 3 dicembre esce sconfitto da Pier Luigi Bersani.
L’8 dicembre del 2013, con il 67,5% dei voti, viene eletto segretario del Partito democratico, sconfiggendo Gianni Cuperlo
3. Il patto del Nazareno

Il 18 gennaio 2014 Renzi accoglie Silvio Berlusconi nella sede del Pd in largo del Nazareno per discutere di riforme e legge elettorale: i leader di Pd e Forza Italia siglano il «patto del Nazareno».

(Ansa)

4. Renzi al governo
L’inzio del 2014 è al fulmicotone: prima lo «sgambetto» al presidente del Consiglio in carica, compagno di partito nel Pd, Enrico Letta, con il celebre tweet #Enricostaisereno. In una riunione della direzione, però, il Partito democratico, il 13 febbraio, «sfiducia» Letta.
Renzi riceve dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’incarico di formare un nuovo governo. Il 21 febbraio viene annunciata la lista dei ministri: «L’obiettivo è fare le cose da domani» e «fino al 2018». Il 22 febbraio 2014 giura il governo Renzi, dopo una crisi di soli 8 giorni. Nella foto, la poco cordiale cerimonia della campanella per il passaggio di consegne tra Letta e Renzi.
5. Gli 80 euro e il Jobs Act. E il voto alle Europee

Il 24 maggio del 2014 in una conferenza stampa il premier traccia il bilancio dei primi 80 giorni di governo. Gli 80 euro in busta paga, il decreto lavoro cosiddetto «Jobs act» (osteggiato dai sindacati) che abolisce l’articolo 18, la riforma delle Province, il tetto agli stipendi dei superdirigenti: «È solo l’inizio», promette.

(Ansa)

Tra il giovane premier e gli italiani sboccia una luna di miele travolgente: alle europee del 25 maggio il Pd stravince con una percentuale mai raggiunta dalla sinistra: 40,8 per cento.
Renzi risponde facendo approvare dalle Camere il divorzio breve, il decreto “Sblocca Italia” per velocizzare le opere pubbliche. Nasce la riforma costituzionale studiata dal ministro Maria Elena Boschi.
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