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Conflitto israelo-palestinese – Kerry e il discorso sul Medio Oriente: «Due stati: unica soluzione per la pace» | mondo | Il Secolo XIX

lsecoloxix.it – Kerry e il discorso sul Medio Oriente: «Due stati: unica soluzione per la pace»   – di Francesco Semprini

New York – John Kerry ufficializza la road map dei «due popoli e due stati» dell’amministrazione Obama in merito del conflitto israelo-palestinese e tra gli Stati Uniti e lo stato ebraico cala il gelo.

«Il presidente Barack Obama è profondamente impegnato per Israele e la sua sicurezza. Una soluzione a due stati è l’unica strada per una pace duratura», afferma il segretario di Stato nell’atteso discorso che segue i concitati giorni di confronto a distanza dopo il voto sulla risoluzione Onu che considera illegali nuovi insediamenti nei territori occupati.

«Se Israele intraprende la strada di un soluzione a uno solo stato, non ci sarà pace nel mondo arabo, afferma Kerry, sottolineando che i leader arabi sono pronti a sostenere la pace e la sicurezza. Per il capo di Foggy Bottom è forse il discorso più importante e delicato dei suoi quattro anni alla guida della diplomazia americane tanto più che arriva a circa tre settimane dalla fine del secondo mandato Obama.

«L’amicizia non significa che gli Usa devono accettare ogni politica. Gli amici si dicono la dura verità e si rispettano», dice Kerry spiegando che gli Usa «hanno votato in linea con i loro valori», astenendosi in Cds durante il voto della risoluzione 2330 del 23 dicembre. Il segretario di Stato è convinto che gli insediamenti rappresentano una minaccia per la pace», e in questo modo «la soluzione di due Stati è in pericolo».

In questo modo il rischio è di alimentare derive estremiste sulla sponda palestinese e «ciò non va bene perché non c’è giustificazione al terrorismo». Il messaggio è chiaro «più ci saranno insediamenti israeliani in Cisgiordania e più la pace sarà difficile e che se la soluzione è quella a uno Stato, Israele può essere o ebreo o democratico, non può essere tutti e due».

 L’amministrazione Obama rompe così gli indugi (forse con un certo ritardo visto il decorso del mandato) ponendosi in una posizione del tutto contrapposta a quelle sostenuta dalla coalizione guidata dal premier israeliano Benyamin Netanyahu. «La più a destra della storia israeliana, con un’agenda definita dagli elementi più estremisti», chiosa Kerry e per questo non certo foriera di una soluzione indirizzata la pace, secondo il segretario di Stato.

Il discorso si inserisce in un quadro assai complesso che ha visto nelle ultime ore una inconsueta presa di posizione da parte della Russia. Mosca è infatti tutt’altro che favorevole all’adozione di un principio in tale senso da parte del Quartetto per il Medio Oriente, ovvero Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite e Russia stessa.

A dirlo è il ministro degli Esteri Sergey Lavrov il quale afferma che il Cremlino rigetterà qualsiasi richiesta in tale senso promossa dagli Usa. Una presa di posizione anomala, almeno rispetto alle linee politiche seguite sino ad oggi dalla diplomazia sul dossier israelo-palestinese e che vedevano le cancellerie occidentali più garantiste nei confronti dello Stato ebraico.

Del resto era stato lo stesso Putin a dare indicazioni, alla vigilia del voto della risoluzione Onu che definisce illegale ogni nuovo insediamento israeliano nei territori occupati, al proprio ambasciatore al Palazzo di Vetro, Vitaly Churkin, di chiedere un rinvio del voto, trovando però l’ostruzionismo dei membri occidentali e dei Paesi sponsor della risoluzione.

E ciò dopo la richiesta di intervento del premier israeliano Benjamin Netanyahu il quale si era reso conto che era stata la Gran Bretagna a lavorare in segreto con i palestinesi sulla bozza di risoluzione e aveva fatto pressioni sulla Nuova Zelanda (membro non permanente del Cds) a spingere per un voto celere.

Un gioco a parti invertite rispetto alle tradizionali dinamiche che hanno caratterizzato sino ad oggi il dossier israelo-palestinese al Palazzo di Vetro. E che vedono ora una convergenza parallela di Russia e Israele in virtù – spiegano fonti ben informate – degli accordi strategici che legano i due Paesi in Siria.

Il premier israeliano Netanyahu non ha gradito le parole di Kerry: «Io cerco la pace, la cerco ardentemente. Ho visto il terrore e la guerra ma le autorità palestinesi istruiscono i giovani a odio e guerra e dicono ai giovani che non dovranno mai accettare l’esistenza dello Stato ebraico. Come si fa a fare la pace con chi non accetta l’esistenza dello Stato di Israele?».

Diametralmente opposta la reazione di Abu Mazen.

Il presidente palestinese ha detto di essere pronto a riprendere i negoziati di pace se Israele congelerà la costruzione di nuovi insediamenti. La ripresa dei negoziati «finali – ha aggiunto – avverrà all’interno di un determinato periodo di tempo e sulla base del diritto internazionale e delle decisioni di legittimità internazionale, tra cui l’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2334».

È questo l’ultimo capitolo del caso politico più infuocato di questo fine 2016, iniziato appunto con la votazione risoluzione 2334 del 23 dicembre con la quale in Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha decretato l’illegalità di qualsiasi nuovo insediamento nei territori occupati, grazie all’astensione degli Usa.

A nulla sono valsi gli appelli a porre il veto da parte dell’ex alleato israeliano: Barack Obama è andato diritto per la sua strada assestando fra l’altro un colpo al suo successore Donald Trump, lui stesso contattato da Netanyahu per arginare le «derive» del presidente uscente.

Il timore di Israele è che Obama voglia ora ottenere un si di principio da parte del Quartetto e quindi un impegno dei membri del Cds Onu col quale presentarsi alla conferenza sul Medio Oriente promossa dalla Francia per il 15 gennaio a Parigi, e ottenere il via libera al progetto dei «due Stati» prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca previsto cinque giorni dopo.

Ma sulla sua strada rischia di mettersi di traverso ancora una volta Vladimir Putin, alleato ritrovato di Israele che ha già minacciato di disertare il Quartetto. E soprattutto amico del presidente in pectore, il quale ha già annunciato che col suo insediamento, il 20 gennaio, all’Onu sarà tutta un’altra musica.

Nella stessa giornata Trump è intervenuto sul tema. «Non possiamo continuare a far sì che Israele sia trattata con totale disprezzo e mancanza di rispetto», ha detto Trump su Twitter. Israele «aveva negli Usa un grande amico, ora non più. L’inizio della fine è stato l’orribile accordo con l’Iran, e ora con l’Onu» aggiunge, invitando Israele a «restare forte, il 20 gennaio si sta avvicinando rapidamente».

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Sorgente: Conflitto israelo-palestinese – Kerry e il discorso sul Medio Oriente: «Due stati: unica soluzione per la pace» | mondo | Il Secolo XIX
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