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Altro che populismo, quella di Grillo è una rivoluzione autoritaria – Linkiesta.it

linkiesta.it – Altro che populismo, quella di Grillo è una rivoluzione autoritariaLa proposta economica ed energetica dei Cinquestelle è molto diversa dall’idea populista. Ecco perché dal lavoro, ai consumi, ai rapporti con le multinazionali quello grillino è un paradigma autoritario – di Francesco Cancellato

Dalla tassazione del lavoro a quella dei consumi. Dalla riduzione degli sprechi alla riduzione della produzione. Dal lavoro umano a quello automatizzato, in una nuova era di tempo libero sussidiato dal reddito di cittadinanza.

Questo, in estrema sintesi, quel che si vede nel video e si legge nell’articolo con cui Beppe Grillo ha dato il calcio d’inizio alla costruzione del Movimento Cinque Stelle.

Un processo, questo, che va seguito con molta attenzione, per tre buoni motivi: perché i grillini sono la prima forza politica italiana ed è possibile che ci finiscano loro, a Palazzo Chigi, dopo le prossime elezioni; perché – non da oggi – è un programma che ha elementi di forte discontinuità con gli attuali paradigmi economici e sociali; e perché è illusorio pensare che non lo realizzino, o non provino a farlo, una volta al potere.

Intendiamoci: il post di Beppe Grillo non è che l’inizio di una discussione, discorsivo e approssimativo e apparentemente si rivolge al solo tema dell’energia. Tuttavia, ha una coerenza interna che ne fa una specie di manifesto ideologico del Movimento. Non a caso, peraltro, il tema energetico è almeno da vent’anni uno dei grandi cavalli di battaglia del comico genovese.

Non mancano le sorprese. Di populista alla Donald Trump, ad esempio, c’è ben poco nelle parole di Grillo. Anzi, a ben vedere, l’articolo sembra prendere la posizione opposta. Energia gratis? Non se ne parla. Incentivi per le rinnovabili e il consumo responsabile? Nemmeno per scherzo.

Al contrario, tasse a chi spreca o non ne fa uso. Protezionismo economico? Al contrario, carezze a colossi esteri come Nissan e Tesla, e schiaffoni – senza nominarle – alle nostre compagnie energetiche. Posti di lavoro per tutti e luddismo contro le macchine? No, grazie. Anzi, sotto-occupazione strutturale per effetto della progressiva automazione delle fabbriche.

Non mancano le sorprese. Di populista alla Donald Trump, ad esempio, c’è ben poco nelle parole di Grillo. Anzi, a ben vedere, ne è quasi la nemesi. Energia gratis? Non se ne parla. Incentivi per le rinnovabili e il consumo responsabile? Nemmeno per scherzo. Al contrario, tasse a chi spreca o non ne fa uso. Protezionismo economico? Al contrario

Per quanto utopiche, a un occhio profano, sono idee interessanti e con entrambi i piedi nella contemporaneità. Quella di passare da sei a due kilowatt di consumo energetico pro-capite è una strategia che stanno portando avanti Paesi come Svizzera, Olanda e Germania, con importanti investimenti sull’efficienza energetica del patrimonio abitativo e sulla mobilità, ad esempio.

Quella di detassare progressivamente il lavoro per andare a colpire “le cose” – siano esse oggetti o la loro energia d’uso – è un vecchio pallino del ministro dell’economia dei governi Berlusconi Giulio Tremonti. Superata, allora, dal populista Berlusconi, che invece puntò a detassare le proprietà immobiliari, per lisciare il pelo ai suoi elettori.

Allo stesso modo, è centrale l’argomento della presunta fine del lavoro manuale umano, per effetto della progressiva automazione dei processi. Il reddito di cittadinanza, cavallo che i grillini hanno avuto l’intuizione di cavalcare per primi, rappresenta un’ipotesi affascinante sia come ammortizzatore sociale universale, sia come “sussidio all’innovazione”, per dirla con le parole dell’autore di Postcapitalismo Paul Mason: se non ho più l’obbligo morale di far lavorare le persone, posso spingere la tecnologia sino alla sua ultima frontiera, senza alcuna remora.

Più che nel territorio dei populisti, siamo nel campo dell’autoritarismo rivoluzionario. E non è un caso che Grillo parli esplicitamente di “cambio di civiltà”, di eradicazione coatta e forzata di alcuni stili di vita e di consumo consolidate per imporne di nuovi, di una nuova ideologia con cui plasmare l’Italiano Nuovo sotto l’egida del Movimento: provate a pensare a un modo di imporre alle persone di dimezzare i propri consumi che non sia, in qualche modo, autoritario.

E magari che quelle di Grillo non sono solo chiacchiere in libertà di un comico.

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Sorgente: Altro che populismo, quella di Grillo è una rivoluzione autoritaria – Linkiesta.it

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