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USA: Kaine vs Pence, scontri per procura – L’Indro

lindro.it – USA: Kaine vs Pence, scontri per procuraIl dibattito tra il democratico Tim Kaine e il repubblicato Mike Pence: candidatura Clinton appare più solida.

USA 2016, questa notte sono scesi in campo i candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Tim Kaine,

Senatore democratico della Virginia, e Mike Pence, Governatore repubblicano dell’Indiana, si sono misurati nel loro primo e unico scontro diretto nella campagna elettorale verso le presidenziali dell’8 novembre, moderato da Elaine Quijano della ‘Cbs‘, alla Longwood University di Farmville in Virginia, uno degli Stati decisivi per il voto di novembre.

Un dibattito che si può sintetizzare efficacemente con il titolo di ‘CNN’: ‘Interruptions and clashes at VP debate’, interruzioni e scontri, tutti incentrati su Hillary Clinton e Donald Trump.

Nel primo dibattito presidenziale tra Trump e la rivale democratica Clinton, il 26 settembre, vincitrice ai punti era risultata l’ex Segretario di Stato, soprattutto per la capacità di mettere in discussione e in dubbio le dichiarazioni del magnate.

Da questo dibattito nessuno dei Vice sembra uscire davvero vincitore, piuttosto i due hanno fatto bene il loro dovere di difendere i candidati che rappresentano e il candidato Clinton ne sembra uscita più solida rispetto a Trump.

Di solito, i dibattiti dei candidati alla vicepresidenza  -colui, il vicepresidente, che sta un gradino sotto ‘Potus’ (l’acronimo che gli americani utilizzano per chiamare l’inquilino della Casa Bianca) e che ha fondamentalmente un ruolo di sola rappresentanza- non suscitano grande interesse nel pubblico, sono noiosi, e servono soprattutto perchè gli elettori possano conoscerli.

Quello tra Kaine e Pence non è stato un dibattito noioso. I due avevano il compito di dimostrare di essere in grado di sostituire l’eventuale Presidente, nel caso in cui fosse assente per qualche motivo, ma soprattutto avevano il compito di difendere la candidatura del proprio Presidente.

La scelta del ticket con cui i candidati corrono alle elezioni può essere decisiva in termini d’immagine trasmessa agli elettori; Clinton e Trump hanno designato i loro ‘numeri due’ quest’estate.
Entrambi cristiani, politici di lungo corso, poco meno che sessantenni, dimostrandosi molto rispettosi l’uno dell’altro, Kaine e Pence si sono interrotti a vicenda e scontrati nel tentativo di raggiungere il loro unico obiettivo: difendere i loro Presidenti.

Per Pence era fondamentale difendere Trump dalle polemiche in cui è protagonista e giustificare alcuni suoi commenti ‘fuori tono’, e  lui che si presenta come un candidato ragionevole, conservatore e rappresentante dei valori classici repubblicani, come lui stesso si è definito accettando la nomination questa estate. «Sono un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine», aveva dichiarato.

Di origini irlandesi, Governatore dell’Indiana, il 57enne candidato, come scrive il ‘New York Times‘, è un ex «cattolico democratico» diventato «repubblicano evangelico», l’unico in famiglia ad aver rotto con la chiesa cattolica. Ha votato per Jimmy Carter nel 1980 ma si è presto avvicinato a Ronald Reagan e al partito repubblicano. «E’ un uomo molto religioso che arriva dal cuore dell’America», ha detto di lui lo speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, lanciandolo alla ribalta nazionale.

Tra i primi parlamentari ad appoggiare il movimento ultra-conservatore dei Tea Party, in materia economica si definisce un liberista mentre in politica è considerato un conservatore sociale, se non un vero e proprio reazionario: nel 2007 si è battuto per negare i finanziamenti ai centri di pianificazione familiare introducendo una legislazione volta a prevenire che qualsiasi organizzazione che fornisse servizi e assistenza all’aborto ricevesse fondi.

Famosa anche la sua battaglia per legalizzare la possibilità di rifiutare servizi alle coppie gay. Lo scorso marzo aveva firmato un provvedimento, poi bloccato da un giudice federale, per impedire ad una donna di abortire.

Il ‘New York Times‘ scrive che quando era parlamentare non partecipava agli eventi senza la moglie se veniva servito alcol. I nemici non gli perdonano l’appoggio alla riforma sanitaria voluta da Obama: Pence, infatti, hanno riconosciuto gli stessi Democratici, ha avuto il merito di estendere il programma Medicaid, la copertura sanitaria per le persone a basso reddito, all’interno del cosiddetto Obamacare.

Secondo molti osservatori, una figurapresentabile come quella di Pence potrebbe rassicurare quella parte di elettorato spaventata dalle uscite politicamente scorrettissime del tycoon, altri ritengono, invece, che un personaggio così legato all’establishment repubblicano possa, invece, costituire un problema per gli elettori che chiedono a The Donald una rottura  molto netta con la vecchia politica.

Figlio di un fabbro, cresciuto a Kansas City, Tim Kaine  è un esponente della working class bianca che rischia di essere sedotta da Donald Trump. Laureato in giurisprudenza, padre di tre figli, senatore della Virginia, ha iniziato la sua carriera politica tra le fila dei Democratici, prima Consigliere comunale della capitale Richmond,  poi Sindaco di Richmond, una delle più importanti città della Virginia, Stato di cui divenne Governatore nel 2005.

Parla bene lo spagnolo e ha prestato servizio per i missioniari in Honduras.

Dal 2009 al 2011 è stato Presidente del Comitato nazionale democratico. Cattolico anche lui, è conosciuto per le sue battaglie da avvocato attivista in difesa dei condannati a morte e per le sue campagne a favore dell’edilizia popolare.

Contrario alla pena di morte, con una visione liberale dell’economia, sostenitore dei trattati di libero scambio, ha sempre il difeso il diritto delle donne all’aborto, pur ammettendo di esserne contrario per motivi religiosi.

Secondo il ‘New York Times‘, Kaine «è ampiamente descritto dalle persone della sua orbita politica come un simpatico dalla potere carismatico»,  «guidato da convinzioni morali che scaturiscono dalla sua profonda fede cristiana». Rassicurante figura dell’establishment, clintoniano ‘tendenza Bill’, Keine «non ha mai perso un’elezione», ha fatto notare di recente la stessa Hillary.

Kaine ha sfoderato tutti gli argomenti che ci si poteva attendere usasse per attaccare Trump attraverso Pence ed è parso riuscirci molto bene. Dalle vicende di Trump con una ex reginetta di bellezza, alla Russia e al rapporto con il Presidente russo, Vladimir Putin, fino all’incapacità del magnate al ruolo di capo delle Forze Armate.

Ma obiettivo primario di Kaine è stato quello di ribadire che Trump ha rifiutato di rilasciare la sua dichiarazione dei redditi, a differenza di tutti gli altri candidati presidenziali della storia moderna. «Il Governatore Pence ha dovuto dare Donald Trump la sua dichiarazione dei redditi per far vedere che è qualificato per essere vice Presidente. Donald Trump deve dare le sue dichiarazioni dei redditi per dimostrare che è qualificato per essere Presidente», ha detto Kaine.

Pence ha sottolineato come Trump sia un grande imprenditore immobiliare di New York e che come tale ha creato migliaia di posti di lavoro e ha usato le leggi fiscali statunitensi come sono state progettate per essere utilizzate.

Kaine ha accusato Trump di confondere «la leadership con la dittatura» lodando Putin come un leader forte. «Donald Trump mette sempre se stesso prima», ha detto Kaine, sottolineando che quando Trump ha iniziato la sua campagna presidenziale dello scorso anno ha definito i «messicani stupratori e criminali» e sostenuto la «bugia oltraggiosa» che Obama non è nato negli Stati Uniti.

Controllo delle armi e della giustizia penale sono stati altri temi di dibattito. Kaine ha sostenuto che sarebbe impossibile avere una società in cui le persone e le leggi sono rispettate con un Presidente come Trump.

E poi l’altro grande argomento: le donne. Naturalmente Kaine ha ricordato come Trump abbia definito le donne «maiali e zoticoni» e gli afro-americani che «vivevano all’inferno». «Non posso credere che il Governatore Pence difenderà la campagna dell’insulto che Donald Trump sta mettendo in atto», ha detto Kaine.

E dopo le donne, l’aborto, che ha tenuto banco negli ultimi minuti di dibattito, con un Kaine a difendere il diritto delle donne all’aborto da una posizione di chi difende il diritto alla vita, e un Pence che si è impegnato a cercare di deviare puntando tutto su di un bucolico diritto alla vita, in evidente imbarazzo a non poter rispondere sul diritto alla scelta da parte della donna.

Pence ha fatto un attacco efficace in tema di politica estera dell’Amministrazione Obama, che ha detto essere stata impostata da Clinton, attacco che esprime uno dei temi di fondo della campagna, ovvero il contrasto tra continuità e cambiamento. Pence ha ribadito un concetto forte di Clinton: l’America meno sicura rispetto a quando Obama si è insediato nel 2009 causa Clinton, «E’ assolutamente indiscutibile», ha detto Pence, definendo la questione come una «mancanza di leadership».

Kaine ha ribattuto che Trump sarebbe un pessimo comandante in capo. «Vuole strappare alleanze. … Ama i dittatori. Ultima e più pericolosamente, Donald Trump crede che il mondo sarà più sicuro se più Nazioni hanno armi nucleari».
Pence ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero essere aperti a un’azione militare contro obiettivi siriani del regime del Presidente Bashar al-Assad se quelle che ha definito ‘provocazioni russe’ -vale a dire gli attacchi contro i civili- continuano: «Le provocazioni da parte della Russia devono essere soddisfatte con forza americana, e se la Russia sceglie di essere coinvolta e continuare, gli Stati Uniti d’America devono essere pronti a usare la forza militare».

I candidati alla vicepresidenza, entrambi, si sono dimostrati molto preparati al dibattito e hanno chiuso in sostanziale parità in termini di capacità di confronto e competenza, i candidati Presidenti che rappresentavano non hanno concluso la serata alla pari, invece, per la seconda volta Hillary ne è uscita meglio.

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