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Una bella prova di partecipazione e democrazia – arci.it

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arci.it – Una bella prova di partecipazione e democrazia – di Franco Uda, coordinatore nazionale Arci Pace

La bella e grande manifestazione della Marcia Perugia-Assisi di domenica scorsa ci consente – a qualche giorno di distanza – di poter fare alcune considerazioni.

La prima è che non è caduto nel vuoto l’appello alla partecipazione: in un momento di innegabile difficoltà nella capacità di mobilitazione dei cittadini, ha avuto la meglio la crescente preoccupazione per un quadro internazionale in rapida evoluzione e caratterizzato da una escalation bellica i cui effetti più tangibili – come le migrazioni forzate di tante e tanti che vivono la guerra sulla propria pelle – ci toccano da vicino.

È stato anche un grande momento di democrazia, la volontà di riappropriarsi di uno dei pochi ambiti di spazio pubblico rimasti, che trasformano donne e uomini da teleutenti e agit-prop dei social network in cittadini consapevoli e protagonisti.

Ha anche dimostrato come una manifestazione nata nello scorso secolo – e in un quadro profondamente diverso da quello attuale – non sia una nostalgica reunion tra indomiti reduci, ma sappia parlare ancora oggi alle giovani generazioni, che sono state di gran lunga le vere protagoniste del 9 ottobre.

La seconda osservazione riguarda il rapporto tra valore simbolico e proposta politica, tema che andrebbe analizzato con più attenzione anche in ambito differenti. È inconfutabile l’attrazione che esercita una manifestazione come la Marcia Perugia-Assisi verso una fetta molto ampia di cittadini, dovuta a molteplici elementi: dal bisogno di palesare la propria appartenenza a un mondo irriducibile al pensiero dominante, alla necessità di sentirsi parte – direttamente o attraverso la propria militanza in organizzazioni della società civile – di un ampio fronte che esprime valori e idealità che, pur provenienti da culture e pratiche differenti, si ritrovano accomunate nel disegno di un orizzonte condiviso. Unitamente a questi elementi c’è indubbiamente l’adesione a una proposta che difficilmente, per la propria complessità, può essere sintetizzata nello slogan di uno striscione.

La via per costruire un mondo diverso, più giusto, senza guerre, si è infatti enormemente articolata attraverso molteplici analisi, approcci e pratiche che restituiscono l’inedita complessità nella quale siamo chiamati ad agire.

Nessuna marcia, per quanto partecipata, potrà mai essere la soluzione alle enormi contraddizioni che abitano il mondo; questa Marcia tuttavia rappresenta oggi uno dei rarissimi terreni di transizione ed evoluzione – anche generazionale – del movimento pacifista, sintesi tra l’elemento simbolico e di memoria che rappresenta e la ricerca del ‘prevalente’ tra le tante proposte politiche che contiene.

Questo sarà il vero tema sul quale esercitare l’intelligenza collettiva nei prossimi anni.

L’ultima considerazione riguarda l’Arci, che ha saputo mettersi al servizio per la migliore riuscita dell’iniziativa senza rinunciare a un sano protagonismo associativo che – anche e grazie a una consistente mobilitazione dei comitati e dei circoli territoriali – interpreta e rinnova la propria storia e vocazione pacifista.

QUI IL LINK al resoconto della conferenza internazionale “Europa e Mediterraneo. Luoghi di pace e di diritti: per tutti o per pochi?

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