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Trump e gli affari con la banca iraniana accusata di legami col terrorismo

New York, 3 ott. (askanews) – La società di Donald Trump ha affittato degli uffici a New York, dal 1998 al 2003, a una banca iraniana che, secondo le autorità di Washington, era legata ai gruppi terroristici e al pericoloso programma nucleare di Teheran. A sostenerlo è il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij), a cui aderiscono testate come il New York Times e il Guardian. Dopo Cuba, l’Iran: gli storici nemici degli Stati Uniti stanno quindi mettendo in difficoltà il candidato repubblicano alle presidenziali, a poco più di un mese dal voto. Nei giorni scorsi, infatti, un’inchiesta giornalistica aveva portato alla luce i presunti affari di Trump con Cuba ai tempi di Fidel Castro, con cui avrebbe violato l’embargo. Ora, nuove rivelazioni relative a una banca, Bank Melli, inserita nella ‘lista nera’. Per Washington, la banca sarebbe stata usata dall’Iran per ottenere materiale sensibile per il programma nucleare e per far arrivare denaro, tra il 2002 e il 2006, a un’unità delle Guardie rivoluzionarie che finanziò attacchi terroristici. I cinque anni in cui Trump ha affittato gli uffici alla banca sono un esempio di quanto la Trump Organization abbia fatto affari anche con governi ostili agli Stati Uniti. Secondo i documenti ottenuti dall’Icij, la banca iraniana avrebbe pagato circa mezzo milione di dollari all’anno in affitto. All’epoca c’era un duro embargo, che proibiva agli americani di fare affari con l’Iran, anche si trattasse semplicemente di ricevere il pagamento di un affitto. Alcune organizzazioni iraniane ottennero però un’esenzione per specifiche transazioni: se i pagamenti venivano effettuati, probabilmente sarebbe stato legalmente difficile per la Trump Organization sfrattare la banca, che già aveva preso in affitto da un anno gli uffici nel General Motors Building a Manhattan, quando Trump acquistò il grattacielo. Il dipartimento del Tesoro non ha pubblicato la lista delle esenzioni garantite all’epoca e non ha voluto rispondere alle domande sulla vicenda, così come scelto di fare dallo staff di Trump e dalla Bank Melli. Gli uffici della Bank Melli nel General Motors Building erano stati inseriti dal dipartimento del Tesoro nella lista delle istituzioni finanziarie “possedute o controllate” dal governo iraniano e soggette alle sanzioni economiche statunitensi, secondo il Code of Federal Regulations tra il 1999 e il 2003; Trump fu il proprietario del General Motors Building dal luglio del 1998 al settembre del 2003. Sotto le sanzioni statunitensi, Bank Melli non poteva condurre transazioni bancarie negli Stati Uniti, ma la banca potrebbe aver deciso di mantenere i suoi uffici a New York in attesa di tempi migliori. La banca decise di lasciare il grattacielo in un momento imprecisato dopo il 2003. Trump, in campagna elettorale, ha definito l’Iran un “grande nemico” e ha accusato la rivale democratica, Hillary Clinton, per non aver adottato una linea più dura contro Teheran, con cui Washington e altre potenze mondiali hanno invece trovato un accordo sullo sviluppo del programma nucleare iraniano. A24-Pca-Int5

Sorgente: Trump e gli affari con la banca iraniana accusata di legami col terrorismo

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