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TLAXCALA: UK, la vera storia del questionario “razzista” verso i meridionali

Questo mercoledì politici e giornalisti italiani si sono indignati dopo essere venuti a conoscenza di “un questionario per schedare gli studenti napoletani – e siciliani – in Inghilterra”, come riporta il Corriere del Mezzogiorno.

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Il primo quotidiano ad accorgersene è stato il Messaggero che già da sabato si mostrava critico con “la burocrazia di Sua Maestà”:

«Lei è italiano, siciliano o napoletano?». Questa richiesta della burocrazia di Sua Maestà ha fatto storcere il naso a molti connazionali che vivono oltre Manica. E in tanti, dopo l’estemporanea iniziativa degli uffici pubblici inglesi del dopo Brexit, ancora si chiedono se si tratta di una forma di sondaggio voluto proprio per evitare che vi siano discriminazioni o una paurosa gaffe etnica.

Sul Corriere della Sera ci si chiede se “siamo di fronte a una manifestazione di stupidità o di ignoranza”, o addirittura “molto peggio”. La notizia riportata dal corrispondente a Londra del Corriere è sicuramente preoccupante: “in alcune scuole del Regno Unito, all’atto dell’iscrizione, occorre passare dalle forche caudine della classificazione etnica”. E se a metà dell’articolo il giornalista conserva ancora qualche riserva: “dabbenaggine o ignoranza?”, nella conclusione del suo pezzo i dubbi sembrano essersi dissipati: “più semplicemente, forse, è solo scarsa o nulla conoscenza della storia da parte di chi rivendica il suo glorioso passato imperiale. Insomma, discriminazione per ignoranza”.

La notizia è confermata pure da Repubblica*, che si domanda a fine articolo se dietro a questa “iniziativa per stabilire la provenienza etnica” dei bambini non ci sia “qualche funzionario britannico animato dallo spirito di Brexit”. Secondo il Sole 24 Ore, si tratterebbe di “moduli che in uno sbalzo di creatività s’inventano italiani-napoletani e italiani-siciliani“.

Anche La Stampa si affida al sarcasmo: “In realtà mancavano soltanto il ritratto del Padrino e un piatto di spaghetti accanto alle scritte per rendere ancora più chiaro il tentativo «a fin di bene» di non discriminare”.

Come è comprensibile, da quando hanno saputo che “Londra isola i bambini italiani”, i giornalisti del Giornale sono sotto “choc”.

La domanda sorge spontanea, la risposta no

Ma come mai questo trattamento è riservato solo agli italiani e più precisamente ai napoletani e ai siciliani? Una persona intervistata dal Messaggero si domanda se lo stesso valga per gli spagnoli: baschi e catalani hanno una categoria apposita? C’è davvero un intento discriminatorio in quella domanda?

Questi dubbi sono assolutamente legittimi. Sarebbe bastato approfondire la questione, informarsi e contestualizzare, invece di diffondere per tutto il giorno una versione decisamente distorta. Purtroppo nessun articolo spiegava di quale modulo si stesse parlando, a cosa servisse e perché esistono quei tipi di questionari e come funzionano.

Una marea di articoli e commenti senza sapere in fondo di cosa si stesse parlando. Addirittura, qualcuno ieri si mostrava preoccupato – purtroppo anche diversi giornalisti sui social, evidentemente senza informarsi prima di cosa si trattasse – per gli studenti napoletani e siciliani “schedati” nelle scuole inglesi (al grido del classico “vergogna”).

Quasi tutti si sono limitati a commentare una notizia pubblicata dal Messaggero e alcuni screenshot di un menù a tendina nel quale si vedevano queste opzioni: “Italian“, “Italian (Any Other)“, “Italian (Napolitan)” – in realtà l’ortografia corretta è “Neapoletan” – e “Italian (Sicilian)“.

È stata in gran parte cavalcata la polemica alimentata dall’ambasciatore italiano a Londra che ha formalmente protestato con il Foreign Office (che si è poi scusato, come riportano i giornali), anche se lui stesso ammette che non c’è nessun intento di discriminare, ma il Regno Unito dovrebbe prendere atto – si legge nella sua nota – “che siamo un paese unificato dal 1861”.

Se avessimo approfondito, senza vedere razzismo dove non c’è (tra l’altro, il razzismo verso i meridionali è un razzismo tutto nostro, interno, Made in Italy) avremmo scoperto che l’elenco di cui si parla – fornito qui e qui (in pdf) – non riguarda la nazionalità ma la “Prima Lingua Parlata”. Siamo quindi di fronte a una classificazione linguistica e non etnica, a fini statistici, anonima, e non obbligatoria. L’iniziativa per stabilire l’area linguistica di provenienza è stata invece interpretata dalla gran parte dei media italiani come una schedatura in base all’origine regionale.

Ti si chiede quale è la tua prima lingua parlata, non se sei italiano, italiano-napoletano o italiano-siciliano. Nessun giornale ha tradotto correttamente quelle voci, che in realtà dicevano: “Lingua italiana”, “Lingua italiana (napoletana)”, “Lingua italiana (siciliana)” e “Lingua italiana (qualsiasi altra)”. Tradurre correttamente significava però rinunciare alla polemica, come fa notare Paolo Attivissimo sul suo blog.

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Questo tipo di questionari in UK sono una prassi nei servizi pubblici (pensiamo anche alle biblioteche), sono censimenti anonimi che servono a conoscere al meglio la comunità di riferimento, per rispondere al meglio alle sue esigenze.

Nello specifico – quello usato nelle scuole – prevede la possibilità di scegliere alla domanda qual è la tua lingua primaria tra un incredibile varietà di lingue e raggruppamenti linguistici. Si tratta oltretutto di una categorizzazione adottata sin dal 2004, proprio per rispetto di tutte le unicità linguistiche e culture. Altro che intento discriminatorio. In quell’elenco se si ha la bontà di leggerlo, si potrà notare che ci sono anche (oltre all’inglese) le seguenti voci: Cornish, Gaelic (Scotland), Scots, Welsh. Cornish si riferisce alla Cornovaglia. Eppure la Gran Bretagna è un paese unificato ben prima del 1861, verrebbe da dire all’ambasciatore. Ah e il cinese ha ben cinque variazioni.

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Ricapitolando

Non si tratta di un questionario per schedare gli studenti napoletani e siciliani, come intitola il Corriere del Mezzogiorno. Non chiede se il bambino sia napoletano o siciliano, come informa il Messaggero, ma quale sia la sua prima lingua, quella che parla maggiormente. L’obiettivo non è quindi stabilire l’origine etnica degli studenti, come hanno scritto all’unisono tutti i giornali citati prima e come purtroppo è stato ampiamente diffuso nei notiziari. Inoltre, è falso che si tratti di un’iniziativa degli uffici pubblici successivi alla Brexit, come pubblicano Repubblica e il Messaggero, perché come abbiamo visto è una classificazione che esiste da oltre 10 anni.

Sorpresa, indignazione, polemica, sarcasmo e insulti contro gli inglesi si sono susseguiti per tutti il giorno tra social, commentatori, giornalisti e non. Il nostro ambasciatore a Londra ha chiesto la rimozione immediata di quelle “categorie”, pretendendo e ottenendo le scuse da parte del Regno Unito.

Scuse che per molti mettono la parola fine alla polemica e, implicitamente, confermerebbero che la notizia pubblicata da tutti i giornali italiani era corretta. Infatti il Corriere, nel riportare le scuse del Foreign Office, continua a riferirsi erroneamente al “caso degli studenti italiani classificati con 4 diverse etnie per l’ammissione negli istituti inglesi”.

“Un cortocircuito ideologico e mediatico”, come lo definisce Stefano Basilico sul Foglio. Una polemica sul nulla che ci saremmo decisamente risparmiati, una notizia completamente distorta, che ha visto poi la cavalcata finale di alcuni politici che hanno strumentalizzato e speculato su un caso che semplicemente non c’era, parlando di stereotipi, pregiudizi e ghettizzazione (sic).

Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione, ha rilasciato questa dichiarazione ad Adkronos: “Da uomo del Sud, ma soprattutto da italiano e da europeo sono indignato. Trovo inaccettabili gli episodi che si sono verificati negli ultimi giorni in Gran Bretagna, frutto evidente di ignoranza rispetto a tutto ciò che è diverso, proveniente da altro Paese, appartenente a un’altra cultura. E non ci sono giustificazioni o scuse che tengano, né buona fede, né effetto Brexit, né puntiglio e precisione anglosassone. Troppo spesso gli italiani si sono trovati costretti ad affrontare stereotipi e pregiudizi che combattiamo perfino dentro i confini nazionali. L’intollerabile distinzione fra gruppi linguistici non rende giustizia a un Paese dalla storia e dalla cultura così grandi come il Regno Unito che pare, in questo caso, operare una sorta di ghettizzazione dei meridionali, considerati alla stregua di un popolo separato”.

Sorgente: TLAXCALA: UK, la vera storia del questionario “razzista” verso i meridionali

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