Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Strage al funerale nello Yemen, il bilancio sale a 140 morti – La Stampa

Washington irritata: ridurremo il nostro sostegno alla Coalizione saudita

giordano stabile

Lo scheletro del grande tendone è tutto quello che rimane della sala da cerimonie di Sana’a, capitale dello Yemen, dopo il raid di ieri che ha ucciso oltre 140 persone e ne ha ferite altre 500. Ieri pomeriggio sotto il tendone, nel caldo ottobre, si erano radunate oltre duemila persone, e moltissimi esponenti di spicco degli Houthi, il movimento degli sciiti yemeniti che nel febbraio 2015 ha cacciato con le armi il presidente Abd Rabbuh Mansour Hadi. Si celebrava il funerale Ali bin Al-Ruwaishan, padre del ministro dell’Interno del governo ribelle, che ancora controlla la capitale, un terzo del Paese, e nell’ultimo mese ha lanciato un’offensiva in territorio saudita, fino alla porte del capoluogo provinciale di Najran.

 

Frustrazione saudita

Dal marzo 2015 l’Arabia Saudita e suoi alleati sunniti, Paesi del Golfo e Sudan in testa, combattono gli Houti all’interno di una Coalizione che ha segnato anche la prima iniziativa militare autonoma nella Penisola. L’operazione lampo che doveva rimettere in sella il presidente Hadi è diventata una guerra di posizione estenuante. Gli Houthi hanno trovato l’appoggio dei militari rimasti fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, scalzato dalla Primavera araba nel 2012. Non hanno aviazione ma hanno messo le mani su un micidiale arsenale di missili balistici. Venerdì hanno colpito una base saudita, con gravi danni. La reazione di Riad si basa oramai quasi esclusivamente sui raid. E ieri è arrivato il bombardamento che, per caso o apposta, ha quasi decapitato la leadership Houthi.

 

LEGGI ANCHE Yemen, i civili fra due fuochi L’Unicef: è strage di bambini

 

Decimata la leadership Houthi

Alla cerimonia erano presenti 2 mila persone, per partecipare ai funerali di Ali bin Al-Ruwaishan, padre del ministro dell’Interno Jalal al-Ruwaishan. Tra gli esponenti di spicco dei ribelli rimasti uccisi c’è anche il sindaco di Sanaa, Abdel Qader Hilal. Ma non è la prima volta che i raid, come quelli russi ad Aleppo, colpiscono obiettivi civili. Gli ospedali di Medici senza frontiere sono stati danneggiati almeno tre volte, con decine di vittime innocenti. Il 13 agosto è stata distrutta una scuola religiosa a Sa’ada, con sette bambini uccisi e 21 feriti. L’Unicef ha stimato in “almeno 10 mila” i minori morti in un anno e mezzo di a causa della guerra, uccisi negli scontri o vittime di malattie collegate al conflitto.

 

 

Riad nega la responsabilità

Come per il convoglio umanitario distrutto ad Aleppo nessuno vuole prendersi la responsabilità della strage al funerale. In un comunicato la Coalizione a guida saudita nega di aver compiuto raid e ha detto che «avvierà immediatamente un’inchiesta su questo caso insieme con esperti americani che hanno partecipato ad altre indagini». Ma è chiaro che solo i cacciabombardieri sauditi o alleati possono aver distrutto la sala delle cerimonie di Sana’a, nella peggiore strage da quando è scoppiato il conflitto. Un segno della frustrazione per lo stallo delle operazioni sul terreno. L’Arabia ha perso centinaia di soldati e decine di tank, decimati da missili anticarro Kornet, forniti ai ribelli Houthi dall’Iran attraverso i porti che ancora controllano sul Mar Rosso. Una nave militare emiratina, inviata a bloccare i traffici, è stata centrata e semidistrutta da un missile dei ribelli tre giorni fa. Gli Emirati hanno del resto ritirato le loro truppe dal fronte lo scorso giugno, per le troppe perdite.

 

L’irritazione di Washington

Gli Stati Uniti hanno appoggiato sempre con riserve l’operazione militare saudita, che ha segnato il debutto della politica “attiva” del nuovo re Salman. Le stragi di civili non aiutano Washington nella sua partita politica all’Onu per fermare i raid russi su Aleppo. «Siamo molto turbati da una serie di attacchi ai civili – ha detto Ned Price, portavoce della Sicurezza nazionale -. Abbiamo cominciato a rivedere il nostro già abbastanza ridotto sostegno alla Coalizione e lo renderemo compatibile con i principi, i valori e gli interessi degli Stati Uniti, tra cui vi è la fine immediata di questo conflitto. La cooperazione con l’Arabia saudita non è un assegno in bianco».

Sorgente: Strage al funerale nello Yemen, il bilancio sale a 140 morti – La Stampa

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

.