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Stop Voucher! Contro lo sfruttamento, assemblea pubblica alla Sapienza

Oggi alle 17, nell’Aula Professori della facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza, si terrà l’assemblea contro le nuove frontiere di sfruttamento del lavoro (come i voucher) verso lo sciopero generale del 21 ottobre.

Negli ultimi anni le prestazioni di lavoro accessorio hanno subito una crescita imponente e quasi inarrestabile. C’è addirittura chi inizia a parlare di “generazione voucher”.

Ma cosa si intende per lavoro accessorio?

Secondo l’Enciclopedia Treccani:

«Accessoria è l’attività lavorativa, non subordinata e di natura occasionale, prestata da soggetti a rischio di esclusione sociale o, comunque, non ancora entrati nel mercato del lavoro o in procinto di uscirne (casalinghe, disoccupati, extracomunitari, etc…). I settori di applicazione sono piccoli lavori occasionali non rientranti nella categoria imprenditoriale e non possono dar luogo a un reddito superiore a 5000 euro [con il Jobs Act 7.000] annui con riferimento al medesimo committente. I lavoratori sono retribuiti attraverso la consegna di buoni lavoro il cui valore è fissato da un decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali».

In cosa consistono questi buoni lavoro?

I voucher nascono nel 2003 per il solo settore agrario, rimanendo inapplicati fino al 2008. Poi vengono estesi a tutti i settori produttivi, prima dalla Legge Fornero nel 2012 e, a seguire, dal Jobs Act nel 2015. I voucher hanno un valore nominale di 10 euro, di cui in tasca ai lavoratori ne vanno 7,50. Il resto è infatti composto da: 1,30 euro che vanno alla gestione separata INPS (pensione), 0,70 euro per l’INAIL (assicurazione) e 0,50 euro di spese di gestione.

Dove sta la fregatura? Entriamo nel dettaglio…

Nonostante il ministro del Lavoro Poletti abbia introdotto la possibilità di tracciare i buoni lavoro, è evidente che i voucher sono usati in sostituzione di un regolare rapporto di natura subordinata. Altrettanto: sono veri e propri “ombrelli” in mano ai datori, utili a coprire lo sfruttamento di lavoro nero. Con questo strumento, infatti, il datore di lavoro ha la possibilità di non contrattualizzare il dipendente. Inoltre, pur essendo riconosciuto ai fini pensionistici, il voucher «non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell’INPS (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari ecc.)», né ovviamente a qualsivoglia ipotesi di stabilità. Nasce così il “popolo dei voucheristi”, una nuova categoria di working poors, ancora più scoperta e priva di tutele di prima.

In Italia le aziende non hanno limiti nel numero di lavoratori da pagare con i voucher, grazie alle concessioni fatte dal governo Renzi. Possono usare più lavoratori pagati con più voucher contemporaneamente, oppure sostituire il vecchio con uno nuovo nel momento in cui supera i limiti di reddito. E l’Italia è il paese in cui anche gli stage vengono spesso usati per coprire necessità produttive “strutturali”, sfruttando un ampio bacino di forza-lavoro gratuita e intercambiabile, persino in settori che necessitano di personale qualificato.

È importante rilevare l’anomalia costituita dal fatto che il «lavoro accessorio» non è uno dei vari tipi di contratti di lavoro subordinato o parasubordinato oggi presenti nel nostro ordinamento. La norma non parla mai di «contratto di lavoro accessorio» ma di «prestazioni di lavoro accessorio», proprio perché tale istituto manca degli elementi essenziali del contratto. È infatti del tutto assente l’accordo tra le parti per costituire uno specifico rapporto giuridico, l’incontro tra volontà che da origine al contratto. L’accettazione dei buoni lavoro da parte del lavoratore a prestazione lavorativa già conclusa non può essere infatti considerata come manifestazione di accettazione di una proposta contrattuale. L’accettazione del voucher come mezzo di pagamento da parte del lavoratore non può essere considerata valida rinuncia ai propri diritti di lavoratore subordinato derivanti da disposizioni di legge e degli accordi collettivi e dunque non può che lasciare irrisolta la questione circa la natura del rapporto di lavoro.

A fronte di tutto ciò diciamo:

Abolizione immediata dei voucher!

Basta lavoro nero!

Reddito di base contro precarietà e sotto-occupazione!

Mercoledì 19 ottobre, ore 17 Assemblea pubblica – Facoltà di Scienze Politiche (Sapienza)

…verso lo Sciopero h24 del 21 ottobre

#stopvoucher #generazionevoucher

Sorgente: Stop Voucher! Contro lo sfruttamento, assemblea pubblica alla Sapienza – DinamoPress

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