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Secondo Oliver Stone siamo tutti spiati

Roma, 14 ott. (askanews) – Non fa sconti a nessuno Oliver Stone: il regista che ha fatto della rappresentazione del potere e della critica alla società americana il filo conduttore del suo cinema, è arrivato al festival di Roma per presentare “Snowden” (nei cinema il primo dicembre), il film sull’informatico ex dipendente della Cia che nel 2013 rivelò il programma di sorveglianza di massa della Nsa. Per realizzare il film Stone ha incontrato Edward Snowden, che oggi vive in Russia, nove volte: “Snowden era favorevole che si sorvegliassero i terroristi, come me. Ma perché gli Usa hanno installato sistemi di sorveglianza di massa? – ha affermato – Lo scopo non era scoprire i terroristi, ma osservare tutto e tutti in certi Paesi e utilizzare le informazioni per perseguire la propria causa: un cambiamento di regime, in Iraq, in Siria, in Brasile, in Venezuela, in Libia. Snowden dice questo: attenzione al potere dato a una nazione nella sorveglianza”.Nella pellicola Stone prende di mira l’Intelligence americana e il suo governo, che ha ingaggiato una cyberguerra a suo parere molto pericolosa, ma non ha protetto i suoi cittadini. “La NSA sapeva cosa volevano fare i terroristi dell’11 settembre, conosceva il loro addestramento, il collegamento con Bin Laden, ma non ha dato informazioni all’FBI, che, da parte sua, ha ricevuto delle segnalazioni su altri terroristi. Ma le notizie dopo essere arrivate a Washington si sono perse, e lo stesso ha fatto la CIA. Tre agenzie di Intelligence hanno raccolto informazioni sufficienti per legare i puntini, avrebbero dovuto scoprire tutto prima, ma non l’hanno fatto”. Edward Snowden ha visto il film e lo ha approvato, ma il cruccio di Stone è che i suoi connazionali non abbiano capito la portata delle sue rivelazioni. “Non ne hanno compreso il significato, non si tratta solo di sorveglianza, con il film volevo rendere più chiaro il messaggio. Nel 2013 Snowden non era molto simpatico agli americani, lo hanno considerato un cattivo, ma non sanno chi sia, lo confondono con Assange”. Il regista americano vuole porre in guardia non solo i suoi connazionali, ma chiunque possegga un telefonino: “Bisogna fare attenzione, sappiamo cosa sta accadendo: siamo tutti potenzialmente sospettati, qualunque forma di protesta potrebbe essere considerata oggetto di pressioni dal governo. Se non oggi domani. Siamo tutti schedati”.Alla domanda se senta delle analogie tra la propria storia e quella di Snowden, Stone ha risposto: “Anche io sono cresciuto conservatore come lui, ma sono rimasto sconcertato da quello che è successo in Vietnam, e negli anni Ottanta ne ho colto il vero significato quando sono andato in Centroamerica: ho visto le possibili invasioni in Nicaragua, Honduras, Salvador. Poi ho cominciato ad approfondire la storia americana, ho fatto un documentario che la ricostruisce dal 1890 al 2013, ed è una storia terribile. Ma lui ha avuto più coraggio di me, era più giovane, e il film voleva raccontare perché l’ha fatto”. Fla/Int2

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