Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Quarant’anni dopo gli autonomi occupano il cuore di Bologna – La Stampa

Polemiche per la due giorni di dibattiti, festa e musica organizzata (senza chiedere le necessarie autorizzazioni) dal Cua. I residenti: «Volume assordante e fiumi di alcol, impossibile dormire»Roberto Brancolini06/10/2016franco giubileiC’è uno spicchio di Bologna, nel cuore del centro storico, dove le regole sembrano sospese: fra piazza Verdi, via Zamboni e via Petroni, nella zona universitaria in cui quarant’anni fa stava per esplodere il movimento del 77 e dove i muri sono coperti di graffiti inneggianti a quella stagione di rivolte, feste dei collettivi studenteschi e movida selvaggia agitano i sonni e l’esistenza dei residenti. Gente che la notte dei weekend non riesce a dormire e al mattino si sveglia trovando il selciato tappezzato di bottiglie in frantumi, come racconta Loris Polegatti, dell’associazione Via Petroni e Dintorni, che ha presentato in Procura un esposto contro sindaco, questore e prefetto, «perché il magistrato valuti se ci sia un reato omissivo delle autorità locali che permettono da anni il ripetersi di situazioni del tutto irregolari». Ultima occasione di polemica è la due giorni “Alma riot” organizzata in piazza Verdi dal Cua senza autorizzazione da parte del Comune, com’è prassi consolidata, per esplicita ammissione dei diretti interessati: presentazioni di libri, live painting, stand alimentari, concerti e stasera, dalle 22 nella vicinissima via Zamboni, dj set fino alle due del mattino. I ragazzi del collettivo autonomo, una trentina di militanti, rivendicano il valore sociale e politico delle loro iniziative, così come la loro appartenenza al quartiere: «Noi agiamo nel pieno rispetto della gente di tutte le età, è il Pd semmai che odia i giovani – dice Luca, riecheggiando lo slogan appeso dietro al palco -. Noi invece rispondiamo alla totale assenza di risposte di amministrazione e partito democratico autorganizzandoci. È una follia continuare a dividere residenti e studenti, anche noi viviamo nello stesso quartiere». Eppure qualche problema col vicinato c’è, se ogni volta che il Cua (lo stesso che contestò Panebianco durante una lezione, ndr) monta palchi e console, attirando centinaia di studenti e no, i comitati dei residenti poi protestano per il caos generalizzato fino a tarda notte. Un paio di settimane fa è stato un rave party improvvisato in piazza Aldrovandi, a duecento metri da qui – in quel caso c’era di mezzo un collettivo di studenti medi, il Cas -, a fare imbestialire gli abitanti. Il sabato successivo il presidente del comitato di via Petroni, Giuseppe Sisti, sceso di casa alle tre del mattino per filmare gli strascichi della movida, si è sentito rispondere uno «sbrigatevela da soli» da un agente della volante con cui si stava lamentando. Lunedì scorso, un prefestivo visto che martedì era San Petronio, patrono della città, nuova notte campale fra via Petroni e piazza Verdi, fra cori di ragazzi alticci e le solite bottiglie rotte. E ora riecco il Cua a chiamare a raccolta i giovani per gli ultimi scampoli di bella stagione, nella piazza simbolo delle turbolenze studentesche di quattro decenni fa, in un singolare mix di «risposta culturale al disagio dal basso» e voglia di festa tout court. Il comitato residenti obietta che «il Cua è un collettivo che si ritiene proprietario di una parte di Bologna, organizza feste che richiamano centinaia di persone che rimangono in zona fino a tardissima notte bevendo alcolici e andando su di giri, e tutto questo senza chiedere autorizzazioni a nessuno. Sono rave abusivi che non dovrebbero essere concessi, e l’amministrazione non fa nulla, assiste e basta». Il questore di recente ha osservato che non si tratta semplicemente di una questione di ordine pubblico, ma gli abitanti si sentono abbandonati e fanno notare che «le regole devono valere per tutti, altrimenti la democrazia è sospesa e vale la legge del più forte. Quando abbiamo organizzato concerti e iniziative in piazza Verdi, noi abbiamo dovuto chiedere permessi e pagare l’occupazione del suolo pubblico». Sulla questione delle autorizzazioni, il collettivo ribatte che «quando le abbiamo chieste ci siamo impigliati in dinamiche burocratiche, e poi noi siamo in grado di gestire certe situazioni, contrariamente a quanto accadeva alla festa dell’Unità, dove c’era una rissa ogni sera».

Sorgente: Quarant’anni dopo gli autonomi occupano il cuore di Bologna – La Stampa

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

.