Assisi, 16 ottobre 2016 – «CRISTIANAMENTE ho scelto di aprire il cuore, come insegna il Vangelo che, altrimenti, è vaporoso. Non potevo invitare la gente ad accogliere se non ero io a dare l’esempio. Così ho fatto e ringrazio Dio per questa opportunità che mi sta dando molto e sta facendo crescere tutta la nostra comunità diocesana». Così Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, parla della decisione di accogliere in casa, al Vescovado, dall’inizio di quest’anno, tre sorelle nigeriane scampate alla morte, orfane, rimaste sole.
IN PRECEDENZA altre due donne, sempre nigeriane, avevano avuto ospitalità nella curia vescovile. Si chiamano Cristy, Hope e Favour, rispettivamente di trentacinque, quattordici e diciassette anni e fanno parte di un gruppo giunto in Assisi attraverso la Caritas diocesana. Da ottobre 2015 sono in Italia dopo aver affrontato un lungo viaggio dalla Nigeria sino alla Libia; dalla costa nordafricana la traversata risultata fatale per il fratello tragicamente annegato prima di giungere a Lampedusa. «Vivono in un appartamento al quale si accede dalla Sala della Spolizione, il luogo dove Francesco, giusto 810 anni fa, togliendosi le ricche vesti del ricco padre si è donato interamente al Padre, alla Chiesa – aggiunge monsignor Sorrentino –. Abbiamo rinunciato a qualche spazio, ma è bello poter vivere questa esperienza. Hanno raccontato storie terribile, di quelle che sentiamo tutti i giorni e che travolgono tanta umanità in tanti Paesi. Poter essere loro di conforto è per me qualcosa di veramente bello».
DI FATTO è una famiglia con il vescovo Sorrentino, le suore Carmelitane Messaggere dello Spirito Santo che vivono in vescovado e con le quali condividono i momenti dei pasti quotidiani. Con la Caritas, Hope, Favor e Cristy stanno seguendo un percorso per imparare l’italiano per migliorare il loro inserimento, ma anche delle attività manuali semplici che danno stimolo alla creatività e le aiutano a sentirsi utili.
SONO cattoliche da parte di padre, ma non avevano mai ricevuto il sacramento del Battesimo e a Pasqua, durante la Veglia, la più grande, Cristy, è stata battezzata dopo aver compiuto un percorso di preparazione con lo stesso vescovo. «Con la loro presenza si compie quello che sostengo da tempo: la riscoperta del cristianesimo delle origini, quello della comunità di stare e mettere insieme i beni, che consente di affrontare con lo spirito giusto le sfide della nostra epoca» conclude il vescovo di Assisi.