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Privacy, i dubbi delle authority su Yahoo e WhatsApp

Ieri il gruppo che rappresenta le autorità europee di protezione dei dati personali ha chiesto ai due colossi chiarimenti sulle rispettive politiche sulla privacy. Nel frattempo arriva il ricorso alla Corte di Giustizia Ue contro l’accordo sullo scambio di dati con gli Usa, il Privacy Shield

In una lettera inviata ieri il gruppo di lavoro ex Articolo 29, l’organismo consultivo composto dai rappresentanti delle autorità di protezione dei dati personali degli Stati membri, ha chiesto ai vertici aziendali di Yahoo spiegazioni in merito alla violazione della privacy messa in atto nel 2014 quando oltre 500 milioni di account di posta elettronica  sono stati violati. Ma il focus è anche sulle recenti accuse relative al monitoraggio delle email degli utenti su richiesta del governo degli Stati Uniti. In una comunicazione separata l’organismo ha invitato WhatsApp a chiarire quali dati la società condivide con Facebook a seguito delle modifiche alla politica sulla privacy apportate quest’estate.

La mossa dimostra il disappunto delle authority dopo le nuove rivelazioni che hanno messo nel mirino grandi aziende tecnologiche statunitensi solo pochi mesi dopo che la Commissione europea ha siglato un controverso accordo di trasferimento dei dati negoziato a lungo con gli Stati Uniti, il Privacy Shield.

Le autorità di regolamentazione sulla privacy possono chiedere alle aziende di bloccare il trasferimento di dati fuori dal blocco europeo qualora rilevino violazioni delle disposizioni europee sulla protezione dei dati personali. “Sarà importante capire la base giuridica e la giustificazione per tali attività di sorveglianza, spiegando come queste siano compatibili con i diritto Ue e la tutela dei cittadini”, si legge nella comunicazione delle autorità europee a Yahoo.

Il gruppo, che riunisce i garanti della privacy dei 28 Stati membri, ha assunto rilevanza l’autunno dello scorso anno dopo che il Safe Harbour, l’intesa Ue-Usa per la condivisione dei dati, fu decretata illegale dalla Corte di Giustizia Ue per poi essere sostituita dal Privacy Shield.

I negoziatori europei del Privacy Shield hanno assicurato che il governo degli Stati Uniti ha migliorato la salvaguardia della privacy nel quadro della riforma dell’amministrazione Obama del 2014 che ha escluso la raccolta di dati in massa, ad eccezione di minacce alla sicurezza nazionale, compreso lo spionaggio e la sicurezza informatica. Ma non tutti sono d’accordo visto che, secondo l’agenzia di stampa Reuters, un’organizzazione irlandese per il diritto alla privacy ha presentato di recente il primo esposto contro il Privacy Shield presso la Corte di giustizia europea.

Nello specifico le autorità hanno chiesto a Yahoo di indicare quanti account di posta elettronica di residenti dell’Unione europea sono stati colpiti dalla massiccia violazione del 2014 e se le persone sono state informate. Il mese scorso, infatti, Yahoo ha ammesso le indiscrezioni specificando, però, che le password e i dati di pagamento non sono stati presi di mira.

Rispetto al caso WhatsApp, un portavoce della società ha affermato: “stiamo lavorando con le autorità di protezione dei dati per rispondere ai loro rilievi. Abbiamo avuto delle conversazioni costruttive, anche prima del nostro aggiornamento e rimaniamo impegnati al rispetto delle normative”.

Nel frattempo, però, il garante per la protezione dei dati personali della città-regione di Amburgo ha vietato lo scorso mese a Facebook di raccogliere le informazioni degli utenti tedeschi di Whatsapp mentre la società ha presentato ricorso contro la decisione.

Sorgente: Privacy, i dubbi delle authority su Yahoo e WhatsApp

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